COMUNICATO STAMPA del Comitato – Val Rosandra: I FATTI

E’ doveroso, viste le chiacchere, le smentite, le opinioni contrarie e le discussioni che troppo spesso possono portare fuori argomento,  stilare un breve riassunto a perenne memoria di quanto accaduto il 25.03.2012 in Val Rosandra.

 

I FATTI  sono questi:

  1.  Distruzione totale dell’habitat prioritario¹Cod_Natura 2000: 91E0, rarissimo nel Carso Triestino, nel tratto tra la passerella di legno e la prima ansa del fiume a monte di questa.

  2. Intervento effettuato in piena stagione riproduttiva dell’avifauna, con contestuale distruzione di nidi.

  3. Passaggio delle ruspe sul letto del torrente Rosandra durante il periodo riproduttivo degli anfibi.

  4. Il tutto nell’ambito di una Riserva Naturale Regionale inclusa in un sito S.I.C. e zona Z.P.S. (Direttiva Habitat)².

——
Note:
1) Sono detti ‘habitat prioritari’ gli habitat naturali che rischiano di scomparire nel territorio europeo e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare a causa dell’importanza della parte della loro area di distribuzione naturale compresa nel territorio europeo. Tali tipi di habitat naturali prioritari sono contrassegnati da un asterisco (*) nell’allegato I della direttiva Habitat e sono protetti in maniera più rigorosa rispetto agli altri.

2) DIRETTIVA HABITAT – Il 21 maggio 1992 la Commissione Europea approva la Direttiva n. 92/43/CEE, conosciuta come Direttiva Habitat, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. L’Italia ha recepito la Direttiva nel 1997 con il D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357, modificato ed integrato dal D.P.R. 120 del 12 marzo 2003.
Lo scopo principale della direttiva è promuovere il mantenimento della biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri contraenti, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali. Nell’articolo 1 vengono date due importanti definizioni ai fini dell’applicazione della Direttiva:
S.I.C. Sito di Importanza Comunitaria
Z.S.C. Zona Speciale di Conservazione
Il S.I.C. è un sito che contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale (allegato I) o una specie (allegato II) in uno stato di conservazione soddisfacente. La Z.S.C. è un un sito di importanza comunitaria designato dagli Stati membri mediante un atto amministrativo in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per cui il sito è designato.
Ciascuno stato membro ha identificato i siti presenti sul proprio territorio fondamentali per la conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario ed ha proposto alla Commissione Europea una propria lista di Siti di Importanza Comunitaria:pSIC (come fissato nell’articolo 4 della Direttiva). A questi siti si aggiungono le Z.P.S. Zone a Protezione Speciale istituite ai sensi della Direttiva Uccelli (79/409/CEE) al fine di tutelare in modo rigoroso i siti in cui vivono le specie ornitiche contenute nell’allegato 1 della medesima Direttiva.
L’insieme di questi siti formano la rete ecologica europea denominata Natura 2000 definita nell’articolo 3 della Direttiva Habitat.
Natura 2000 è quindi un complesso di siti caratterizzati dalla presenza di habitat e specie sia animali e vegetali, di interesse comunitario (indicati negli allegati I e II della Direttiva) la cui funzione è quella di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità, in tutte le sue componenti, presente sul continente europeo riconoscendo l’interdipendenza di elementi biotici, abiotici e antropici.
L’allegato I elenca un’ampia gamma di habitat naturali e seminaturali che rappresentano componenti caratteristiche dello spazio naturale e del paesaggio europeo. In esso rientrano i tipi di habitat di interesse comunitario in base alle loro caratteristiche ecologiche, alla loro rarità e alla loro rappresentatività. Complessivamente, l’elenco sono compresi 198 tipi di habitat, 64 dei quali di interesse prioritario, indicati nell’allegato con un asterisco. L’allegato II riporta le specie animali (221 specie) e vegetali (500 specie) per le quali si devono adottare particolari misure di conservazione o i cui habitat vanno sottoposti a tutela (Servizio Conservazione della Natura – Ministero dell’Ambiente). La direttiva Habitat definisce una metodologia comune per tutti gli Stati membri per individuare, proporre, designare i Siti di Importanza Comunitaria (SIC).
L’articolo 4 della direttiva permette agli Stati membri di definire sulla base di criteri chiari (riportati nell’allegato III della direttiva stessa), la propria lista di Siti di Importanza Comunitaria proposti: pSIC. I siti vengono individuati sulla base della presenza degli habitat e delle specie animali e vegetali elencate negli allegati I e II. I due tipi di aree, SIC e ZPS, possono essere distinte o sovrapposte a seconda dei casi. La figura sottostante schematizza le possibili relazioni spaziali tra SIC e ZPS.
Una volta definito l’elenco dei SIC in seguito all’accordo tra la Commissione ed ognuno degli Stati membri, “lo Stato membro interessato designa tale sito come Zona Speciale di Conservazione il più rapidamente possibile e entro un termine massimo di sei anni, stabilendo le priorità in funzione dell’importanza dei siti per il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, di uno o più tipi di habitat naturali di cui all’allegato I o di una o più specie di cui all’allegato II e per la coerenza di Natura 2000, nonché alla luce dei rischi di degrado e di distruzione che incombono su detti siti.” (articolo 4, comma 4 della Direttiva Habitat).
In Italia è Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, che designa, con decreto adottato d’intesa con ciascuna regione interessata, i SIC elencati nella lista ufficiale come ZSC.
Quindi, Gli Stati Membri inviano l’elenco dei siti alla Commissione Europea – Direzione Generale dell’Ambiente. Per ogni sito individuato e necessario compilare una scheda (formulario Natura 2000) elaborata dalla Commissione ed adottata dai rappresentanti di tutti gli Stati Membri del Comitato Habitat istituito dall’articolo 20 della direttiva. Il materiale viene trasmesso sia su supporto cartaceo (unico ad avere valore legale) che in versione informatica.
L’analisi dei dati e affidata all’European Topic Centre on Nature Conservation and Biodiversity (ETC/NCB) con sede a Parigi che lavora per conto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente a cui la Commissione ha affidato la gestione tecnica di Natura 2000. La valutazione della coerenza e della completezza delle informazioni trasmesse dagli Stati membri avviene in riferimento alla divisione del territorio comunitario nelle aree biogeografiche. L’ETC/NCB verifica che l’elenco dei siti proposto da ogni Stato Membro per ogni regione biogeografica rispetti i criteri di selezione.
L’articolo 6 della Direttiva disciplina la gestione dei siti Natura 2000 (incluse le ZPS). L’obbligo derivante dalla Direttiva è quello di adottare le opportune misure per evitare: il degrado degli habitat dell’Allegato I; il degrado degli habitat delle specie per le quali le zone sono state designate; il disturbo delle specie per i quali le zone sono state designate ove questa possa avere effetti negativi sulla loro conservazione.
Nel 2008 la Commissione Europea ha pubblicato 24 linee guida di gestione per altrettanti habitat prioritari e di interesse comunitario. Ogni documento è costituito da circa 25 pagine dove vengono indicate:
- le caratteristiche dell’habitat in relazione alla distribuzione europea (con maggiore dettaglio rispetto al Manuale di Interpretazione europeo degli habitat);
- le azioni ricorrenti da svolgere per mantenerlo;
- le specie che dipendono dall’habitat;
- indicazioni su come stimare i costi di gestione e dei fondi comunitari utilizzabili;
- la bibliografia e le esperienze di gestione più significative.
In Italia è stato pubblicato il DM 184/2007 che individua i “criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a zone speciali di conservazione (ZSC) e a zone di protezione speciale (ZPS)”, a cui diverse regioni hanno fatto seguito con normative regionali.
Un aspetto chiave nella conservazione dei siti, previsto dalla Direttiva, è la Valutazione di Incidenza alla quale dovrà essere sottoposto ogni piano o progetto che possa avere un’incidenza significativa sul sito.

 

Prof. Pier Luigi Nimis

 

6 Risposte a COMUNICATO STAMPA del Comitato – Val Rosandra: I FATTI

  1. loana vesnaver 20 aprile 2012 a 11:12 #

    Ciriani pùo appellarsi a tutte le leggi che vuole, i primi ad infrangerle sono stati proprio loro, devono pagare

  2. Avatar of Ser Lilian
    Ser Lilian 21 aprile 2012 a 12:15 #

    Durante il Consiglio comunale straordinario, l’assessore Sormani l’ha definita una “potatura”!
    No limits!

  3. Avatar of Giorgio Ellero
    Giorgio Ellero 22 aprile 2012 a 22:49 #

    Bombardier nelle commesse TAV di Trenitalia!

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-20/ferrovie-tedesche-treni-tav-100722.shtml

    Si tratta della stessa Bombardier dei ‘lavori’ in Val Rosandra???

    Jure

    — Da ‘ll Sole 24 Ore’ del 20 aprile

    20 aprile 2012
    Addio alta velocità, i treni tedeschi andranno più piano: «Inutile viaggiare a 300 all’ora, costa troppo»

    Berlino frena i treni ad alta velocità. In un’intervista al periodico «Wirtschaftswoche» il presidente delle ferrovie tedesche, Rudiger Grube, ha annunciato che la prossima generazione degli Ice – equivalenti ai TGV francesi e agli Etr 500 italiani – non viaggerà più a 300 chilometri all’ora, ma “solo” a 250. «Per la Germania la velocità di 250 chilometri all’ora è più che sufficiente – ha spiegato Grube -, tanto più che le tratte dove gli Ice possono raggiungere i 300 all’ora sono solo due: Colonia-Francoforte e Norimberga-Ingolstadt».
    Costruirne di nuove costerebbe troppo. Il rallentamento da 300 a 250 della velocità massima comporta una serie di vantaggi: minor costo di produzione e di manutenzione dei treni, e minor costo di manutenzione delle linee. Grube ha inoltre ricordato che la minore velocità riduce i ritardi dovuti alle perturbazioni del traffico, e rende più facile il rispetto delle coincidenze.
    Meno velocità in cambio di maggiore affidabilità, insomma. La strategia annunciata da Grube rappresenta un dietrofront rispetto a quella del suo predecessore, Hartmut Medhorn; secondo Grube, inoltre, è stata oggetto di accese discussioni all’interno della società, soprattutto con i vertici della divisione che gestisce il traffico a lunga percorrenza.
    La Deutsche Bahn ha assegnato l’anno scorso alla Siemens una commessa da 6 miliardi di euro per 220 nuovi treni Ice, che dovrebbero entrare in servizio entro il 2020 in sostituzione di quelli di prima e seconda generazione e anche degli attuali convogli Intercity; la loro velocità – è già stato annunciato – sarà di 230 o 250 chilometri l’ora a seconda del tipo. Secondo «Wirtschaftswoche» anche la francese Sncf avrebbe per ora deciso di rinunciare al previsto aumento della velocità massima dei Tgv dagli attuali 300-320 kmh a 350.
    Nel nostro Paese Trenitalia ha appena assegnato a Bombardier e Ansaldo Breda la commessa per i nuovi treni ad alta velocità. In quell’occasione l’amministratore delegato Mauro Moretti ha annunciato che i supertreni italiani sfrecceranno a 360 all’ora.
    Ma quanto si perde davvero ad andare un po’ più piano? Nel caso del nostro Paese, per esempio, le due tratte più lunghe che i treni possono percorrere a 300 all’ora sono quelle da Tavazzano (tra Milano e Lodi) a Modena (circa 150 chilometri) e tra Roma e Napoli (poco meno di 200). Su 150 chilometri di percorso la perdita di tempo rallentando da 300 a 250 all’ora è di sei minuti, che può essere compensata in parte da una maggiore accelerazione. Tenuto conto che da Bologna a Firenze la differenza è irrisoria e che da Firenze a Roma la linea è comunque limitata a 250 all’ora, la perdita di tempo da Milano a Roma sarebbe dunque compresa tra i 5 e i 10 minuti.

    ———- FINE

    • ila 24 aprile 2012 a 14:15 #

      in tanti hanno suggerito la possibile correlazione tra la valle e il monte…cioé TAV.
      sarebbe bello capire se è la stessa ditta.
      screditare il valore ecologico della valle gli permette di costruire a monte??
      forse è un po’ azzardato.
      secondo me semplicemente mandorle a tutti…
      e le rane non le mangiano!!

      • Avatar of Giorgio Ellero
        Giorgio Ellero 24 aprile 2012 a 21:18 #

        A mio avviso, dopo verifica con esito che dimostri che si tratta della stessa ditta, va messa sotto esame la triangolazione Bombardier – Trenitalia – Protezione civile. Se verificata la corrispondenza, qua non si tratta di mandorle a tutti, ma solo a destinatari fissi ricorrenti in ambito di lavori pubblici – richiesti e appaltati dalla P. A. – sulle cui dinamiche va fatta chiarezza.
        Potremmo cominciare dal verificare chi c’è dietro, e dentro, la Bombardier, ad esempio, e scopire qualche corrispondenza di interessi. Se la Bombardier lavora con Trenitalia per la TAV, i soldini pubblici europei cui accede sono una montagna che in confronto il valore del legname asportato in valle diviene bruscolini. Vuoi vedere che qualcuno ha voluto strafare e da una cacatina fatta a Dolina fuori dal vaso vien fuori un caso di malversazione internazionale?

        Jure

  4. Avatar of Giovanna
    Giovanna 24 aprile 2012 a 14:33 #

    Ciao Giorgio, Ciao Ila, verifichiamo sicuramente. Grazie della notizia….

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