Area Stampa

Rassegna stampa

I commenti in rosso sono note e precisazioni alle notizie riportate.
Le sottolineature sono nostre 

IL PICCOLO – MERCOLEDI’, 16 maggio 2012

Val Rosandra, maggioranza divisa Il Pd si astiene sull’odg di Sel

Discussione in Consiglio sull’idea di coinvolgere il Comune di Trieste nell’intervento di ripristino Coloni: «Non possiamo agire nel territorio di S.Dorligo».

Russo: «Ragioni di rispetto istituzionale»
Quella inferta alla Val Rosandra è una ferita che non smette di bruciare. Il caso, almeno politicamente, scotta ancora parecchio, come dimostrato l’altra sera dall’accesa discussione scoppiata in Consiglio comunale. Una discussione che ha visto la maggioranza di centrosinistra spaccarsi platealmente, con Sel e Pd schierati su fronti opposti, Federazione della sinistra combattuta sul sostegno da dare a questo o quell’alleato, pezzi di opposizione accorsi a sorpresa in aiuto ai “ vendoliani”. Ad accendere la miccia è stato un ordine del giorno presentato da Marino Sossi per tentare di delineare un piano d’azione per affrontare il post scempio perpetrato dalla Protezione civile. «Politicamente tutti abbiamo condannato l’episodio – spiega il capogruppo di Sel – e tutti attendiamo che gli organi competenti accertino le responsabilità. Nel frattempo, però, bisogna darsi da fare per gettare le basi di un intervento di ripristino. Questo era lo spirito del nostro ordine del giorno: una proposta che mi sembrava ragionevole, ma che il Pd non ha voluto sostenere». Al centro della soluzione indicata da Sel, l’invito al sindaco Cosolini a promuovere, d’intesa con Comune di San Dorligo, Provincia e Regione, «un’azione coordinata per una pronta valutazione dei danni e dei primi interventi da mettere in campo» e un piano finanziario per superare l’emergenza ambientale. Piano a cui eventualmente contribuire con un’apposita posta di bilancio. Due mosse inopportune secondo il Pd – che al momento del voto si è astenuto, così come Roberto Cosolini -, soprattutto perchè irrispettose dell’autonomia della giunta Premolin. «Un conto è esprimere disponibilità politica a collaborare – commenta il capogruppo Giovanni Maria Coloni -, un altro è assumersi l’onere, tra l’altro anche finanziario, di agire come ente capofila per affrontare un problema che interessa un’area fuori dal nostro territorio di un altro Comune». Una posizione dietro la quale qualcuno ha intravisto una sorta di imbarazzo istituzionale dei democrats triestini, poco propensi ad offrire all’esecutivo “amico” di San Dorligo un aiuto che potrebbe essere letto come una sgradita invasione di campo. «Nessun imbarazzo – taglia corto il segretario Pd Francesco Russo -. Si tratta solo di rispetto istituzionale. L’atteggiamento sarebbe stato identico anche se San Dorligo fosse guidato dal centrodestra. Il punto è che del dopo scempio deve farsi carico il vero responsabile, cioè la Regione». Critico nei confronti della proposta di Sel anche Iztok Furlanic che ha votato contro l’odg, “disobbendo” così al capogruppo Fds Marino Andolina che si è espresso invece a favore. E critici anche i “grillini” e consiglieri del Pdl che, per esprimere la loro contrarietà, hanno scelto di non partecipare al voto. «Quella di Sel è una proposta fuori tempo e fuori luogo, oltre che di pessimo gusto – affema il capogruppo Pdl Everest Bertoli -. Non è nostro compito andare a commissariare altri Comuni. E men che meno intervenire nei loro territori con soldi del nostro bilancio». Visti i tanti distinguo, verrebbe da pensare che l’ordine del giorno sia stato bocciato. Invece no. In “soccorso” ai 3 consiglieri di Sel sono arrivati i due esponenti di “Un’Altra Trieste” («su ambiente, sanità e lavoro non ragioniamo in maniera ideologica – chiosa Franco Bandelli -e, se c’è da sostenere anche Sel, noi lo facciamo»), Maurizio Ferrara e Roberto De Gioia (Lega), Paolo Bassi e Cesare Cetin (Idv) e il “futurista” Michele Lobianco («ho votato a favore dell’odg della Val Rosandra, che ha però evidenziato la fragile tenuta della maggioranza»). Contrari, come detto, Furlanic e il consigliere della lista Dipiazza Carlo Grilli. Assenti al momento del voto Paolo Rovis (Pdl), Roberto Dipiazza, Roberto Antonione (Gruppo misto), Igor Svab e Stefano Ukmar (Pd), Roberto Decarli (Trieste Cambia) e Patrick Karlsen (Cittadini).
Maddalena Rebecca

IL PICCOLO – LUNEDI’, 14 maggio 2012

Comitato per la Val Rosandra: inviate 10mila firme alla Ue
[Segnaliamo la  scorrettezza di questo titolo: le firme raccolte non sono ancora state inviate alla UE -la raccolta terminerà a fine maggio come già da noi comunicato. Le 10.000 firme sono quelle raccolte sull’altro modulo per la protesta, allegate alla lettera aperta, per la petizione abbiamo ancora bisogno di tante altre firme!!!]


A due mesi dallo scempio compiuto dalla Protezione Civile, non si spengono le proteste e continua il pellegrinaggio. A giugno il caso va a Bruxelles
Il silenzio è rotto solo dal rumore dell’acqua che scorre lungo il torrente. Per il resto l’atmosfera è permeata da un senso di irreale. La valle, con le sue rocce bianche, assume le sembianze di un gigante spoglio e addormentato. Sono passati quasi due mesi dall’operazione della Protezione Civile denominata “alvei puliti”, ma nessuno, tra escursionisti, aficionados o semplici visitatori della Val Rosandra, ha ancora digerito quello che è accaduto. La sensazione, sostando sul ponte che attraversa il torrente, è quella di una mesta processione. Come se ognuno volesse, in qualche modo, portare il proprio saluto ad una persona cara che non sta bene. E’ il caso di Giorgio che, per la prima volta, ha voluto rendersi conto personalmente di quello che era successo. «Devo dire che arrivare fino a qui e guardare la valle così com’è adesso è un qualcosa che ti prende il cuore. E’ stato compiuto un vero e proprio atto di vandalismo». Insomma rabbia ed indignazione sono sentimenti ancora ben impressi nelle menti e nei cuori di chi ama questo territorio. A passeggiare ci sono ragazzi, coppie con gli amici a quattro zampe ed intere famiglie. Molti portano con sé una macchina fotografica, per poter raccontare a chi non ha la possibilità di vederlo con i propri occhi, come si presenta adesso la Val Rosandra. Roby è appena rientrato con un gruppo di amici del Cai XXX Ottobre da una scuola di roccia e le parole che usa sono più che eloquenti. «Ancora oggi quando mi trovo a passare in quel punto, accelero il passo e scappo via di corsa, perché non riesco a capacitarmi di come sia potuta accadere una cosa del genere». C’è anche chi usa l’arma tagliente dell’ironia. «Davvero un bel lavoro, eccellente, fatto con i soldi pubblici. Complimenti a chi ha avuto questa idea». Giovanni invece la prende con maggior filosofia. «Purtroppo il danno è stato fatto e adesso non si torna più indietro. Semmai è il caso di guardare avanti e di cercare qualche rimedio». Daniel è un ragazzo di origini spagnole, che da dodici anni vive a Trieste, insieme alla moglie Annalisa e alla piccola Raquel. «E’ la prima volta che vedo quello che è stato fatto. Certamente si nota la grande incompetenza di chi deve prendere decisioni così delicate. Dispiace moltissimo per un ambiente stupendo come questo». Fabio è un esperto rocciatore, parcheggia lo scooter e si prepara all’arrampicata. «La sensazione che si prova è di profonda depressione. E’ stato brutalizzato un angolo di paradiso, rovinandolo con ruspe e bulldozer». Non c’è solo la voce della gente comune, ma anche quella del Comitato per la Difesa della Val Rosandra, che continua a portare avanti la propria battaglia. Sono più di 10 mila le firme raccolte, che faranno parte dell’incartamento che a giugno sosterrà la denuncia di infrazione alla Commissione Europea a Bruxelles. «Siamo riusciti a scongiurare un altro intervento di pulizia nella valle che per il momento è stato sospeso – spiega Alessandro Severi, vice presidente del Comitato -. Adesso siamo fiduciosi che l’Unione Europea riconoscerà che quell’intervento non andava fatto e che di conseguenza imporrà all’Italia il ripristino di quell’area, che a quel punto non potrà mai più essere violata».
Pierpaolo Pitich

 

Il pm Miggiani sta per chiudere l’inchiesta
Entro pochi giorni sarà conclusa la prima fase dell’inchiesta del pm Antonio Miggiani sulla legittimità dell’azione della Protezione civile in val Rosandra. Il magistrato ha dato incarico agli agenti del Corpo forestale dello Stato di acquisire tutti i documenti che, secondo i il Wwf nazionale e gli ambientalisti, firmatari dei due esposti, dimostrerebbero la violazione di svariate norme di legge o regolamenti. Il pm Miggiani sta cercando insomma di definire gli aspetti giuridici delle ipotesi di reato individuate nelle denunce presentate. In particolare si tratta della violazione dell’articolo 743 del Codice penale riguardante la distruzione e il depauperamento delle bellezze naturali. Ma anche la mancanza del nulla osta alla realizzazione di opere in zone non protette.

IL PICCOLO – SABATO, 5 maggio 2012

SEGNALAZIONI – VAL ROSANDRA Un esempio dei rischi con la Tav

Il barbarico intervento sulle rive del Rosandra ha messo in evidenza, ancora una volta, l’amore dei triestini per il loro territorio e l’attenzione costante da loro esercitata affinchè non ne venga deturpata la bellezza e l’integrità. Attenzione che si è caparbiamente e vittoriosamente opposta alla devastazione dei pastini nella zona di Roiano, ad esempio, e che si oppone tuttora al progetto del rigassificatore. Amore che si è manifestato, in questa occasione, con le innumervoli lettere alle Segnalazioni del Piccolo, con il mesto “pellegrinaggio” sul ruolo dello scempio ambientale, con la sentita e partecipata manifestazione in piazza Unità. Ed è proprio a questa manifestazione che sono apparse anche le bandiere con la dicitura “No Tav”. In modo molto appropriato, secondo me, perché in un futuro, più o meno prossimo, sarà questo l’impegno più importante per tutti coloro che amano il Carso, la cui devastazione, nonostante alcune importanti correzioni fatte ai progetti inziali, sarà di gran lunga superiore allo scempio della Val Rosandra. Se l’indignazione popolare mobilitatasi a proposito della nostra Valle sarà in grado di rinnovarsi anche per la Tav, il nostro Carso potrà salvarsi. Per questo mi sento di dare un consiglio agli amici che si battono contro questo progetto : sulle vostre bandiere non scrivete un perentorio No Tav, ma un più preciso No Tav sul Carso. Avrete così dalla vostra parte non un intera città, ma un intera provincia. Il che presuppone di avanzare anche proposte alternative, come hanno fatto intelligentemente i sindaci di Muggia e di San Dorligo quando, a proposito del rigassificatore, hanno avanzato l’ipotesi di navi rigassificatrici in mezzo al mare per rifornire di gas Italia, Slovenia e Croazia. E le proposte alternative non mancano. Dal progetto di utilizzare la Valle di Aidussina, con molti meno problemi ambientali e geologici, a quello di optare per una soluzione” alta” che faccia perno sulla Pontebbana, oltrepassando la Slovenia non pienamente convinta dell’utilità del progetto per il proprio paese. E se non fattibili questi progetti, battersi da ultimo, per un semplice raddoppio della linea attuale sul Carso con le necessarie rettifiche, come sembra prospettarsi per la tratta Mestre – Portogruaro. In questo caso la mobilitazione popolare sarebbe certamente forte e convinta. Ed anche pacifica perchè, come dicono le parole imortali di Ghandi, la violenza è l’arma dei deboli, la non violenza quella dei forti.

Fabio Denitto

IL PICCOLO – VENERDì, 4 maggio 2012

WWF «Le ditte austriache fanno strage di alberi»

Non solo in Carnia, ma anche nelle Prealpi Giulie ditte boschive austriache stanno tagliando massicciamente i boschi di Abete rosso: a lanciare l’allarme è il Wwf regionale, che sottolinea al riguardo come boschi misti di conifere sono stati già “spazzolati” nei Comuni di Nimis, Taipana e Prepotto.

COMUNICATO STAMPA del WWF – GIOVEDI’, 3 maggio 2012

L’allarme – IL WWF: “BOSCHI DI ABETE ROSSO RASI AL SUOLO DA DITTE AUSTRIACHE. LA REGIONE INTERVENGA”

Boschi misti di conifere sono stati “spazzolati” in comune di Nimis, di Taipana e di Prepotto. In alcuni casi gli interventi hanno lasciato completamente nude ampie superfici fortemente pendenti, mettendo a rischio la stabilità dei versanti.
Non solo in Carnia, ma anche nelle Prealpi Giulie ditte boschive austriache stanno tagliando massicciamente i boschi di Abete rosso: a lanciare l’allarme è il WWF regionale, che sottolinea come già diverse decine di ettari di imboschimenti effettuati circa 50 anni fa hanno destato l’interesse, oltre che delle ditte locali, di una grossa ditta d’oltralpe, che in virtù dell’elevato grado di meccanizzazione, è in grado di realizzare tagli a raso in pochi giorni. Boschi misti di conifere sono stati “spazzolati” nei Comuni di Nimis, Taipana e Prepotto.
“In alcuni casi – denuncia l’associazione – gli interventi hanno lasciato completamente nude vaste superfici fortemente pendenti, mettendo a rischio la stabilità dei versanti. Va sempre tenuto presente che la tipologia del nostro territorio non è paragonabile alle ampie valli austriache, che hanno consentito lo sviluppo di grandi foreste e una vera e propria “coltivazione” dei boschi, su versanti meno ripidi e più facilmente accessibili dei nostri. In Austria, inoltre, a tagli di una certa consistenza viene sempre fatto seguire il rimboschimento artificiale delle superfici lasciate scoperte ed esposte alle precipitazioni; non risulta che questo sia stato fatto dalle nostre parti”.
E non è tutto: sembra che alcuni di questi tagli siano stati realizzati senza attendere la necessaria autorizzazione della forestale, e per questo motivo sono stati effettuati in modo non corretto. “D’altronde le ditte boschive, senza distinzione di nazionalità – continua il WWF -, hanno gioco facile ad insinuarsi in una situazione di scarsa efficienza della macchina amministrativa, approfittando dello scollamento venutosi a creare tra gli Ispettorati forestali regionali e le Stazioni forestali. Un tempo il ruolo tecnico-amministrativo era tutt’uno con quello di controllo e vigilanza, mentre ora, a seguito della riforma voluta dall’assessore Violino, questi due ruoli sono rigidamente distinti. E’ questo il motivo per cui i “forestali” si trovano in gravi difficoltà nel gestire il territorio, e ad approfittarsene sono le ditte boschive che non intendono rispettare a fondo la normativa vigente”.
“La tutela del territorio – conclude l’associazione – esige maggiore presenza di personale, e quindi è auspicabile un miglior coordinamento tra le varie strutture di appartenenza, l’assunzione di guardie forestali prima dello scadere della graduatoria concorsuale, la riapertura delle Stazioni forestali recentemente soppresse, come tra l’altro già sancito da una mozione del Consiglio Regionale”.
WWF Friuli Venezia Giulia


COMUNICATO STAMPA della Legambiente FVG – LUNEDI’, 23 aprile 2012

ALVEI PULITI, ANZI SPENNATI – Quando la mano destra non sa cosa fa la sinistra.

In merito alla fulminea e radicale operazione di “messa in sicurezza” degli alvei, Legambiente FVG e una parte dell’opinione pubblica è ancora in attesa di qualche segno da parte della Regione e della Direzione della Protezione Civile, perché la suddetta operazione, per diversi aspetti, “ha fatto notizia” e lasciato indubbiamente il segno.
Tra l’altro, a parziale lenimento della diligente spelatura, sarebbe interessante avere una rassicurazione che il fogliame, le ramaglie e il legname abbattuti saranno destinati a pacciamature o compostaggio o come biomassa energetica a disposizione dei Comuni interessati.
Sulla gestione oculata della vegetazione ripariale, Legambiente ricorda alla Regione e alla Direzione della Protezione Civile regionale l’esistenza di un interessante Studio sulle potenzialità di crescita di biomassa lungo gli alvei, realizzato nel 2007 e 2008 dall’ISPETTORATO RIPARTIMENTALE FORESTE di TOLMEZZO e reso pubblico nel 2009, in cui vengono valutati e censiti circa 400 ettari di aree di alveo e golenali del Demanio Idrico Regionale e una parte del Demanio dello Stato.
Queste “formazioni boscate ripariali” sono state attentamente esaminate e suddivise in tre principali tipologie attitudinali:
aree soggette a concessione di legname ai richiedenti;
aree potenzialmente soggette a recupero di biomasse a fini energetici;
aree da lasciare all’evoluzione naturale.
Secondo razionali e prudenziali criteri di valutazione delle caratteristiche geomorfologiche e di tutela dell’ambiente e della funzione di contenimento delle esondazioni. Senza dire del valore economico che tale legname potrebbe rappresentare e del contributo che potrebbe dare a fini energetici e di funzionamento degli impianti a biomasse esistenti.
Lo studio ha riguardato complessivamente circa 600 ha, ma potrebbe essere preso a modello per la gestione degli alvei anche nel resto della Regione. Lo stesso lavoro di censimento e suddivisione potrebbe veder coinvolta la Protezione Civile in affiancamento al Corpo Forestale Regionale in modo che si diffonda una preziosa cultura del territorio non legata solo a prevenire più o meno inevitabili fenomeni calamitosi.
Legambiente FVG ricorda infine a chi ha responsabilità politiche di indirizzo in Regione, come proprio a partire dal caso specifico dell’Operazione “Alvei Puliti”, sia necessario procedere a una “ricalibratura”, questa volta sì, radicale del ruolo della Direzione della Protezione Civile che in questi anni, similmente a quanto accaduto su scala statale, ha espanso le proprie attività di norma oltre le situazioni di emergenza e pericolo per occupare territori di competenza altrui (idraulica, sistemazioni idrogeologiche, competenze comunali, viabilità, ecc.), approfittando delle mirate normative semplificatorie ad essa afferenti, per bypassare le presunte lungaggini delle ordinarie norme ambientali e dei lavori pubblici ed erodendo gli spazi istituzionali di altri uffici ed enti.
E tutto ciò con il beneplacito della politica di qualsiasi colore cui ha sempre fatto comodo, in questa Regione poco avveduta e competente nelle materie ambientali, uno strumento forte e potente come la Direzione della Protezione Civile per disperdere nel territorio interventi frammentari e di favore, senza nessuna programmazione e pianificazione.
Legambiente FVG

SABATO 21 APRILE

http://www.triesteallnews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1322%3Ascempio-della-val-rosandra-la-protesta-diventa-europea&catid=2&Itemid=104

Scempio della Val Rosandra, la protesta diventa europea

  • CRONACA Gli ambientalisti chiedono l’apertura del procedimento d’infrazione contro l’Italia, Pizzutti: «Bisogna fare pulizia della classe politica che ha permesso tutto questo»

21.4.2012 | 20.22 - Tutti in fila per firmare la petizione europea per l’apertura del procedimento d’infrazione contro l’Italia. Si è conclusa così, con la coda al banchetto delle adesioni, la conferenza “Lo Scempio in Val Rosandra – dalla distruzione lo stimolo per creare una vera coscienza ambientale”, organizzata da Italia Nostra, Legambiente, Wwf e dal Comitato Val Rosandra, nell’aula magna della Scuola Interpreti di via Filzi.
Ambientalisti e cittadini chiedono che il Parlamento Europeo si attivi presso la Commissione Europea a causa della mancata procedura di valutazione di incidenza ambientale e l’inosservanza degli obblighi di tutela in occasione dell’intervento della Protezione civile del 24 marzo scorso lungo il torrente Rosandra. La petizione si può scaricare anche direttamente dal sito comitatovalrosandra.org, o firmare in vari luoghi in città.

Una sala gremita all’inverosimile, che si è svuotata solo perché la sede universitaria doveva chiudere, ha ascoltato, per quasi tre ore, le relazioni di esperti e ambientalisti sul disastro compiuto nella Valle, dimostrando che l’eco della protesta non è stato solo un fuoco di paglia momentaneo, sull’onda dell’emotività.

«È importante fare cartello, che le associazioni ambientaliste si uniscano per mettere in atto una difesa organizzata del territorio – ha detto Roberto Pizzutti, presidente del Wwf Friuli Venezia Giulia – è fondamentale che la nostra unità non finisca qui. Purtroppo abbiamo avuto bisogno di “prenderle” per unirci».

A dimostrazione che la rabbia per lo scempio compiuto non si è sopita, applausi scroscianti e facce commosse hanno accolto la proiezione del filmato di Max Morelli “C’era una volta la Val Rosandra” sulla situazione prima e dopo l’intervento.

Lo sconforto invece ha attraversato la sala, quando Nicola Bressi del Servizio Musei Scientifici Trieste, ha spiegato che l’idea che la vegetazione possa ricrescere nel giro di una ventina d’anni è inverosimile: «questo sarebbe potuto accadere in passato forse, non oggi. Attualmente ci sono troppi animali selvatici, caprioli e cinghiali soprattutto, che andranno a mangiare e a raspare lì dove la vegetazione comincerà a ricrescere. L’ambiente attuale e quello che si verrà a creare appena qualcosa ricrescerà, sono l’ideale per le scorribande di queste specie, che possono agire indisturbate a causa della mancanza quasi totale di predatori, volpi e linci soprattutto».

«Anche il numero molto alto di visitatori e curiosi - ha spiegato – potrà compromettere la ricrescita della flora. Sarà quindi necessario recintare la zona, affinché la natura sia libera di seguire il suo corso e per questo ci stiamo già muovendo con il Comune».

Molti gli interventi “tecnici” degli esperti che si sono succeduti al microfono, ma unanime è l’opinione che nella classe politica regionale ci sia una mancanza totale di cultura ambientale e che le strutture che si occupano di tutela di ambiente e territorio siano inadeguate: «i naturalisti, gli ingegneri ambientali e altre figure che si dovrebbero occupare di territori “sono a spasso” – ha detto il presidente regionale del Wwf – mentre nei posti di comando siedono persone dalle competenze a dir poco dubbie».

In conclusione sono state illustrate le richieste delle associazioni ambientaliste, che ritengono che alcune azioni vadano fatte per evitare che ci siano in futuro “altre Val Rosandra”. Tra le numerose proposte spiccano quelle di un nuovo piano regionale che preveda che se interventi devono essere fatti sulla vegetazione ripariale, questi siano concordati e valutati insieme a ingegneri ambientali, naturalisti, forestali o figure specializzate.

Altro punto è l’assunzione di nuove guardie forestali, insieme alla riapertura delle stazioni forestali soppresse. In conclusione, Pizzutti, ha detto: «Bisogna fare pulizia di questo tipo di classe politica e per questo facciamo appello ai consiglieri regionali affinché presentino una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore Ciriani, chiedendo che lo stesso atto venga fatto dai consiglieri del Comune di San Dorligo – Dolina, per la sfiducia al sindaco Premolin e al vicesindaco Ghersinich».

Ilaria Bagaccin

 

Da “Il Piccolo”:

«Subito un piano per le aree protette della Val Rosandra»

Raccolte finora 10mila firme. Il docente di botanica Poldini: «C’è una scarsa conoscenza dei problemi ambientali»
Spiegare perché un intervento come quello eseguito in Val Rosandra non andava fatto e, soprattutto, unire le forze affinché situazioni del genere non si ripetano più. Si è mosso su questi due registri il dibattito pubblico organizzato dalle associazioni ambientaliste intitolato “Dalla distruzione lo stimolo per creare una vera coscienza ambientale”, andato in scena in una affollata Aula magna della Scuola per Interpreti e Traduttori. Dopo le manifestazioni organizzate in queste settimane per sensibilizzare l’opinione pubblica, accompagnate da una raccolta firme che ha raggiunto quota 10 mila adesioni, Italia Nostra, Legambiente e Wwf hanno voluto guardare al futuro, ripartendo proprio da quanto accaduto in Val Rosandra. Ad introdurre l’incontro, moderato da Franco Zubin di Italia Nostra, è stata Lucia Sirocco di Legambiente, che ha sottolineato come pur partendo da un evento drammatico, ci sia l’opportunità del recupero della cultura dell’ambiente. «La Val Rosandra, in qualità di area protetta, è sottoposta ad una doppia tutela da parte della Comunità europea. Noi non critichiamo l’intervento della Protezione Civile in quanto tale, ma il modo di gestire la situazione da parte di chi di dovere, risultato scorretto e non onesto, visto che si è parlato di situazioni urgenti e di pericolo, quando invece l’operazione era stata pianificata nei dettagli già quattro mesi prima». Particolarmente atteso nella scaletta della serata l’intervento di Livio Poldini, docente emerito di Economia vegetale, nonché presidente del Comitato Val Rosandra, che si è soffermato su due aspetti: la scarsa conoscenza dei problemi ambientali e la mancanza di una cultura di fondo su queste tematiche, che porta poi a delle decisioni che Poldini definisce “insensate”. «Nell’intervento in Val Rosandra si è parlato di “vegetazione infestante”, cioè non legata al territorio, ma non è così. Si tratta invece – ha spiegato Poldini – di un ambiente straordinario con delle funzioni insostituibili. In questo modo si è dissipato un patrimonio costruito nei secoli. Questo significa non conoscere l’importanza degli ecosistemi. Non si è quindi innescato il salto culturale da parte degli amministratori della cosa pubblica». Dopo la proiezione di un video realizzato da Massimiliano Morelli, con immagini suggestive su com’era e com’è adesso la Val Rosandra, che ha emozionato il pubblico presente in sala, a prendere la parola è stato il biologo Dario Gasparo che ha elencato tutte le normative a disposizione dell’amministrazione regionale e del Comune di San Dorligo, dalle quali non si poteva non capire come un intervento del genere andasse evitato. «Era impossibile non accorgersi che la situazione in Val Rosandra era delicata e ci voleva un’opera di mitigazione per ridurre al minimo l’impatto ambientale. E invece, a causa della negligenza degli amministratori, si è verificato un disastro, per porre rimedio al quale ci vorranno almeno trent’anni. È necessario adesso adottare un piano per le aree protette». A chiudere l’incontro, l’intervento di Roberto Pizzutti del Wwf, secondo il quale «è accaduto un fatto grave. Sono state alterate le condizioni complessive dell’ambiente, con evidenti ricadute su molte specie vegetali e animali. La Val Rosandra deve servire da monito per salvare altre zone boschive a rischio».
Pierpaolo Pitich

La giunta Premolin non difende più la sua Valle

La giunta Premolin non ne vuol più sapere di uscire dal suo fortino, dove si è arroccata dopo lo scempio compiuto in Val Rosandra dalla Protezione Civile sotto l’egida della Regione. Ne ha fatto un caso politico, quando la questione è invece puramente ambientale. Ma la giunta Premolin fa di peggio: non tutela il suo territorio, non difende più la sua valle ma se stessa malgrado la mobilitazione di ambientalisti, del comitato di esperti e intellettuali e dell’opinione pubblica cittadina. Bastava ammettere che la Protezione civile aveva esagerato e che la situazione era sfuggita al controllo per scarsa vigilanza o perchè si era fidata della Regione. Il caso Val Rosandra ha così determinato una sorta di cortocircuito politico dove una giunta di centrosinistra è costretta a giocare di sponda con un assessore regionale del Pdl (Ciriani, il mandante dello scempio), mentre il Pd e i suoi alleati triestini (Sel scalpita) avevano stigmatizzato da subito l’intervento. Imbarazzante. Intanto la Valle giace lì nuda e piangente e la giunta di San Dorligo se ne sta nel suo fortino. Ci pensi sindaco Premolin, ci pensi.

(cat.)

«La politica accerti le responsabilità» – COORDINAMENTO PROVINCIALE DI SEL – Proposto anche un finanziamento collettivo per riparare i danni

Individuare le responsabilità politiche e tecniche del “disastro ambientale”. Istituire un tavolo di discussione fra enti locali coinvolti “per approdare a un finanziamento collettivo, che permetta di riportare la zona dell’alveo del Rosandra al suo stato precedente”. Promuovere, da parte del consiglio regionale che risulterà eletto alla prossima tornata, un “riordino delle competenze della Protezione civile, che qualcuno ha trasformato da soggetto d’intervento d’emergenza, in caso di calamità, in ente organizzatore di eventi di vario tipo”. Queste le proposte di Sel, illustrate ieri dal coordinatore regionale, Giulio Lauri e da alcuni consiglieri ed esponenti del movimento. «Come geologo – ha detto Lauri – sottolineo che l’intervento in Val Rosandra, pensato per evitare future esondazioni, ha originato invece conseguenze frutto di un atteggiamento sconsiderato. Abbattere gli alberi è stato un autentico errore idraulico perchè si è ripulita dalla vegetazione una zona dell’alveo nel quale le piante rallentavano il flusso dell’acqua, che adesso scenderà con maggiore forza e velocità. È stata dimostrata una gigantesca incompetenza. In tutti gli enti locali – ha concluso Lauri – i nostri consiglieri chiederanno che si chiariscano le responsabilità e si rimetta in pristino la Val Rosandra». Sul “perverso utilizzo” della Protezione civile, il coordinatore del Sel ha parlato poi di «responsabilità dell’assessore regionale Ciriani, ma anche del centrosinistra, all’epoca di Illy». Stefano Bertuzzi, responsabile del Forum ambiente del Sel ha ricordato che «l’area nella quale si sciaguratamente operato è una riserva regionale, considerata un habitat prioritario, molto rara in questa regione e definita tale perché rischiava di scomparire. Due sono le direttive violate – ha proseguito – in primis le linee guida dell’Arpa che indicavano quel bosco come un elemento fondamentale per la tutela dei corsi d’acqua. Inoltre, il momento non era quello adatto: è questa la stagione della riproduzione degli uccelli e degli anfibi. Così sono stati danneggiati flora e fauna. A tutti questi argomenti da noi più volte sollevati – ha continuato Bertuzzi – non è stata data risposta. La vegetazione poi non era infestante – ha concluso – e non si trattava di un bosco, definirlo tale e’ stata una grande inesattezza». Marino Sossi, capogruppo del Sel in consiglio comunale, ha annunciato che «sarà presentato in aula un ordine del giorno, per impegnare il sindaco a istituite un tavolo di confronto con i Comuni di Trieste e di San Dorligo della Valle ed eventualmente con quello Muggia, la Provincia e la Regione, affinché si individui un piano finanziario per il ripristino della situazione ex ante. Chiederemo che il Comune di Trieste metta una posta specifica a bilancio – ha concluso – in modo che gli altri enti locali siano in qualche modo obbligati a seguirlo».

Ugo Salvini 

 

 

VENERDI’ 20 APRILE

Oggi il dibattito sullo scempio in Val Rosandra

Si intitola “Val Rosandra. Dalla distruzione lo stimolo per creare una vera coscienza ambientale” il dibattito che si terrà oggi alle 17 a Trieste, nell’aula magna della Scuola Interpreti di via Filzi 14. L’iniziativa è promossa da Italia Nostra, Legambiente, WWF e dal Comitato Val Rosandra, per approfondire le circostanze e le conseguenze del pesante intervento con cui la Protezione Civile, il 24 e 25 marzo scorsi – nell’ambito dell’operazione “Alvei puliti” - ha raso al suolo la vegetazione lungo un tratto del Torrente Rosandra. Sarà proiettato il filmato di Max Morelli: “C’era una volta la Val Rosandra”. Dopo l’introduzione di Lucia Sirocco, presidente del circolo Legambiente di Trieste, interverrà Livio Poldini, docente emerito di ecologia vegetale all’Università di Trieste e presidente del Comitato Val Rosandra).

 

GIOVEDì 19 aprile 2012

L’arringa di Brandi sulla Val Rosandra: “colpa” di San Dorligo 

Ha sostituito l’assessore all’ambiente Ciriani, assente per malattia. «Compiuta la pulizia per evitare le piene»

Mandano avanti, come un’annunciatrice, l’assessore al lavoro per dire che la Regione sulla Val Rosandra non ha alcuna colpa, alcuna responsabilità e che si doveva intervenire per scongiurare il pericolo di inondazioni. Angela Brandi, che è triestina e sa benissimo cosa rappresenta e significa la Val Rosandra per i suoi concittadini, legge quattro paginette “girate” dal vero assesspre all’ambiente Luca Ciriani. Lui, il principale “imputato”, non ci mette la faccia, è assente dall’aula del Consiglio regionale. E qualcuno nel brusio generale ironizza sulla malattia: è “malrosandra”. Un compito tutt’altro che facile per Angela Brandi spiegare le ragioni e i motivi di quello che viene definito come un disastro ambientale su cui il pm Antonio Miggiani ha aperto un’inchiesta. L’assessore al lavoro parla a voce bassa e spiega di chi è la colpa. Indica chi ha chiesto di intervenire. «Il documento relativo all’attività di pulizia dalla vegetazione infestante all’interno dell’alveo del torrente Rosandra – dice Brandi – è stato sottoscritto dal sindaco di San Dorligo e dal direttore operativo responsabile del Servizio del medesimo Comune e comprende anche mappe cartografiche con l’indicazione dell’area complessiva dell’intervento in alveo, così come individuate congiuntamente tra il Comune e la Protezione civile della Regione». La Regione, quindi, scarica le responsabilità sul Comune di San Dorligo. «Nell’ultimo decennio il torrente Rosandra – spiega ancora Brandi – è stato interessato da fenomeni di piena negli anni 2002, 2003, 2008 e 2010, e in particolare durante l’evento verificatosi nel mese di settembre 2010 è esondato provocando l’allagamento della zona industriale di San Dorligo della Valle e ha prodotto, nella parte alta del proprio corso, una grave erosione della sponda, in corrispondenza del ponte in località Bagnoli Superiore». Tra i mugugni e le proteste dell’aula, l’assessore accenna ad alcune pubblicazioni scientifiche, tra cui quella di Dario Gasparo e di Paolo Paronuzzi. E riferendosi agli episodi più importanti aggiunge: «In genere vengono facilmente dimenticati, per non dire “rimossi”, ma sono invece evidenze preziose per ricordarci che quel modesto torrente dall’aspetto così innocuo e pittoresco può rapidamente trasformarsi in un minaccioso fiume in piena capace di distruggere e inondare ampi spazi di pianura circostante». Riguardo la Protezione civile finita sotto tiro e paragonata ad Attila, Brandi precisa: «L’intervento in oggetto non è assoggettato ad alcuna autorizzazione in materia di tutela paesaggistica. È stato eseguito a tutela della pubblica incolumità». E poi incalza: «Ribadisco che la Protezione civile della Regione ha operato intervenendo unicamente nell’alveo del torrente come definito dalle norme giuridiche, mantenendosi anzi in un ambito ancora più ridotto. Dalle modellazioni idrauliche e dei rilievi plano-altimetrici del tratto del torrente Rosandra, effettuate dalla Protezione civile della Regione, risulta che la superficie dello specchio d’acqua corrispondente alla portata trentennale contiene completamente il perimetro dell’area della pulizia svolta nei giorni 24 e 25 marzo». Un’arringa difensiva che non ha forse pienamente convinto neanche i suoi alleati, almeno quelli triestini.
Corrado Barbacini

«Richieste per completare l’intervento» – Il sindaco Premolin difende l’opera della Protezione civile e tenta di capovolgere la questione 

Evocare le terribili alluvioni di Genova o Sarno accostandole alle piene del torrente Rosandra? Proporre di mettere un ticket d’entrata nella Riserva naturale? Accusare il Gruppo di lavoro tecnico-scientifico della Valle di “cospirare” contro il Carso? Sì, a San Dorligo della Valle-Dolina accade anche questo. Chi si aspettava colpi di scena non è certo rimasto deluso ieri pomeriggio durante il Consiglio comunale di San Dorligo (assenti illustri l’assessore regionale Luca Ciriani e gli esperti scientifici) riunitosi in sessione straordinaria per discutere della devastazione della parte iniziale a valle della Val Rosandra. In primis il sindaco Fulvia Premolin ha preso la parola tramutandosi come il Rosandra nei momenti più ostici: un fiume in piena. Per quasi 30 minuti filati il sindaco in quota Pd e Unione Slovena-Ssk ha sciorinato leggi e numeri atti a confermare la bontà dell’intervento svolto. Due gli elementi principali: tutta la vegetazione presente nell’alveo doveva ritenersi infestante e andava pertanto rimossa non essendo considerata bosco, l’intervento svolto dalla Protezione civile non ha alterato in modo permanente lo stato dell’alveo. Il sindaco Premolin ha evidenziato inoltre come in municipio «stiano arrivando richieste da parte di cittadini per terminare il lavoro iniziato». Diverse le osservazioni dei consiglieri. «Quando e chi ha deciso di ampliare di oltre 600 metri l’intervento iniziale andando ben oltre il ponticello di legno e perché questo intervento è avvenuto in una zona risaputamente protetta?», ha chiesto il consigliere del Pdl-Udc Roberta Clon. Anche Rossano Bibalo (Idv-Verdi) ha chiesto se all’interno della Valle valgono le leggi per le quali gli alberi all’interno di un alveo possono essere tagliati indiscriminatamente. Il consigliere Roberto Massi (Pdl-Udc) ha evidenziato come gli interventi si sarebbero dovuti apportare a valle e non a monte, denotando poi l’anomalia dell’urgenza per la manutenzione del torrente dopo oltre 40 anni di stasi. Il capogruppo Roberto Drozina (Pdl-Udc) ha rimarcato come i lavori di pulizia dell’alveo dovevano essere sì fatti, ma a valle. A prendere la parola poi è stato anche Marko Savron, della Us-Ssk che ha spostato il tiro contro il Comitato tecnico-scientifico della Val Rosandra reo, secondo Novak, di aver procurato danni sistematici al Carso. L’assessore all’Ambiente Elisabetta Sormani ha rimarcato come il Gruppo di lavoro si sia spaccato al suo interno sull’intervento della Val Rosandra tra “pro e contro”. Polemiche le parole dell’assessore alla Cultura Tatiana Turco (Rc- Pdci) che ha lanciato la proposta di mettere a pagamento l’entrata della Val Rosandra. L’unico a prendere le distanze sull’accaduto è stato Igor Ota (Rc-Pdci) che ha rilevato le criticità sull’intervento della Protezione civile auspicando al contempo trasparenza da parte della Giunta. Infine c’è stata la stoccata finale da parte del consigliere Rossana Pettirosso (Pd) che ha chiesto all’assessore Ghersinich (Pd) di spiegare che quando l’assessore parla usando il pronome “noi” lo fa a titolo personale e non certo a nome dei consiglieri del Partito Democratico.

Riccardo Tosques 

Brussa: una brutta pagina e una risposta insoddisfacente – LE REAZIONI

«Capisco che l’assessore Ciriani sia malato ma, considerato anche il grave errore compiuto con l’operazione in Val Rosandra, se si dimettesse probabilmente né noi né gli uffici sentiremmo la sua mancanza», ha detto il consigliere regionale Alessandro Corazza replicando alla risposta dell’assessore Brandi. «A fronte di un vero e proprio disastro ambientale, vengono addotte motivazioni che non stanno in piedi: come si fa a considerare “manutenzione” – ha osservato Corazza – il taglio di alberi che hanno più di quarant’anni? O in quell’area non è stata fatta la manutenzione da diversi decenni oppure l’intervento va evidentemente inquadrato come qualcosa di profondamente diverso, mai accaduto prima». Nella risposta di Brandi è stato evidenziato anche il riferimento ad una norma che prevede che non ci sia bisogno di autorizzazione in materia di tutela paesaggistica se l’intervento “non altera in modo permanente lo stato dei luoghi interessati, vista la naturale e spontanea ricrescita delle piante”. «Chiunque abbia visto le foto che mostrano l’impatto dell’intervento effettuato – ha commentato ancora Corazza – si può facilmente rendere conto che non solo è stato enormemente modificato l’aspetto del territorio e dei luoghi interessati, ma che la situazione è ormai compromessa». «È una brutta pagina per la Regione e per la Protezione civile», ha commentato Franco Brussa del Partito democratico. Ha aggiunto: «La risposta dell’assessore ha glissato sulla domanda posta e si è incentrata esclusivamente sul fatto che l’intervento sia stato sollecitato dal Comune di San Dorligo e abbia riguardato, legittimamente, la pulizia della vegetazione infestate all’interno dell’alveo del torrente Rosandra». Poi Brussa ha contestato i contenuti della risposta, sottolineando come non ci fosse alcuna urgenza per l’intervento, considerando che la richiesta del Comune è del 31 gennaio e lo stesso è stato effettuato dalla Protezione civile e del 24 e 25 marzo».

http://www.legambientetrieste.it/RassegnaStampa.htm

MERCOLEDì 18 aprile 2012

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Comunicati Agenzia Consiglio Notizie

18 Aprile 2012, ore 11:54

(ACON) Trieste, 18 apr – AB – Il Question Time ha aperto i lavori del Consiglio regionale.

L’assessore Angela Brandi, in sostituzione dell’assessore Luca Ciriani, ha dato risposta a quattro interrogazioni – di Franco Brussa (PD), Alessandro Corazza (Idv), Stefano Alunni Barbarossa (Citt) e Igor Kocijancic (SA-PRC) – sull’operazione “Alvei puliti 2012″, in particolare su quanto è stato fatto in Val Rosandra (in provincia di Trieste)[...]

 

Idv: Corazza, scempio in Val Rosandra, le motivazioni non reggono

18 Aprile 2012, ore 15:25

(ACON) Trieste, 18 apr – COM/AB – L’assessore all’ambiente e alla protezione civile Luca Ciriani non si è presentato in Aula, ma ha lasciato leggere una risposta scritta all’assessore Brandi sulla questione relativa al disastro ambientale in Val Rosandra dovuto all’iniziativa “Alvei Puliti 2012″, di cui si è tanto parlato in queste settimane.

“Motivi di salute” viene riferito, ma il Capogruppo Idv in Consiglio regionale Alessandro Corazza stigmatizza: “Capisco che l’assessore Ciriani sia malato ma, per un motivo o per l’altro, sono ormai diverse sedute d’Aula che non riesco a confrontarmi con lui perché è assente ai Question Time che lo riguardano, pertanto – ha concluso laconicamente Corazza – considerato anche il grave errore compiuto con l’operazione in Val Rosandra, se l’Assessore Ciriani si dimettesse, probabilmente né noi né gli uffici sentiremmo la sua mancanza”.

La risposta demandata alla lettura dell’assessore Brandi non ha lasciato per nulla soddisfatto l’esponente dell’Idv. “A fronte di un vero e proprio disastro ambientale, vengono addotte motivazioni che non stanno in piedi: come si fa a considerare manutenzione il taglio di alberi che hanno più di quarant’anni? O in quell’area non è stata fatta la manutenzione da diversi decenni oppure l’intervento va evidentemente inquadrato come qualcosa di profondamente diverso, mai accaduto prima”.

Nella risposta è stato evidenziato anche il riferimento a una norma che prevede che non ci sia bisogno di autorizzazione in materia di tutela paesaggistica se l’intervento non altera in modo permanente lo stato dei luoghi interessati, vista la naturale e spontanea ricrescita delle piante. “Chiunque abbia visto le foto che mostrano l’impatto dell’intervento effettuato – ha commentato Corazza – si può facilmente rendere conto che non solo è stato enormemente modificato l’aspetto del territorio e dei luoghi interessati, ma che la situazione è ormai compromessa”.

In conclusione, Corazza ha evidenziato come “neppure nascondersi dietro la necessità e l’urgenza dell’intervento richiesto dal Comune di San Dorligo è una motivazione valida, visto che la stessa è datata 31 gennaio, a fronte di un intervento realizzato quasi due mesi dopo. Su tutta l’operazione sono stati commessi troppi errori, c’è stata la colpevole assenza dell’assessore a sovrintendere l’operazione, e gli unici a non avere colpe sono i volontari della Protezione civile, che hanno agito in buona fede”.

http://www.corriere.it/ambiente/12_aprile_18/val-rosandra-legno_dc7bd0c2-888f-11e1-989c-fd70877d52ac.shtml

l’operazione sovvenzionata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, l’allarme del Wwf

 Scempio in Val Rosandra, cittadini in rivolta per gli alberi tagliati

 Intervento della Protezione Civile in una riserva protetta

Aperta un’inchiesta della magistratura

La val Rosandra prima dell'intervento (foto comitato)

La val Rosandra prima dell’intervento (foto comitato)

MILANO - L’ultimo round si gioca in Consiglio comunale. A rispondere il sindaco di Dolina, provincia di Trieste, e l’assessore regionale Luca Ciriani. Tutti i cittadini sono invitati. In particolare quei diecimila che hanno firmato una petizione europea per la tutela della Val Rosandra. Proprio questo parco protetto è al centro di polemiche e scontri. Accuse reciproche e piccoli gialli. Soprattutto dopo che l’intervento per «gli alvei puliti» della Protezione Civile «ha devastato e trasformato l’area, tagliato tutti gli alberi vicino al torrente». Insomma: «Uno scempio». La magistratura ha quindi aperto un fascicolo. Il ministro all’Ambiente Corrado Clini «aspetta di leggere le carte della Regione».

 

Dopo l'intervento Dopo l’intervento

LA VICENDA- Già perché in realtà parte tutto da lì. Dall’operazione «alvei puliti», annunciato dall’assessorato all’Ambiente nel novembre scorso. I Comuni dovevano mandare la richiesta di intervento, vagliato poi dalla Protezione Civile che a sua volta ha appaltato i lavori ad alcune imprese, tra queste la Bombardier Srl. Fulvia Promolin, sindaco uscente di Dolina, voleva ripulire il torrente Rosandra, identificando l’attività nell’area «abitata». Completata la prima parte dell’intervento (24-25 marzo) qualcuno è andato a controllare. Ed è scoppiata una protesta. Vera, sentita.

COMITATO - Il comitato per la difesa della Val Rosandra ha raccolto firme, testimonianze. Fotografie e video. «È stata una devastazione coperta dai decreti per l’emergenza che danno il potere di violare i vincoli della riserva alla Protezione Civile», spiegano dal comitato. A loro si sono uniti gli esperti, tra cui il professor Pier Luigi Nimis, dell’Università di Trieste. «La situazione è grave, non è stato rispettato il bosco e così si è solo peggiorata la situazione. L’impresa ha tagliato e basta, ma i lavori non si fanno così». Non solo, quello che preoccupa è che «sono stati tagliati diversi quintali di legno» che non si sa «dove siano finiti».

 

L’INTERVENTO - Ma l’assessore replica: «Sono stati stoccati. E sono stati messi a disposizione del Comune per i bisognosi». Però dal Comitato spiegano: «Secondo la legge si può trasportare la legna solo se questa viene destinata a impianti per la produzione di energia». Cioè le centrali di biomasse. «La rivendita dei materiali prelevati in operazioni come questa è un malcostume italiano, anche perché quei soldi dovrebbero tornare alla comunità. Ma troppo spesso non è così», sottolinea Massimiliano Rocco, responsabile del programma foreste del Wwf Italia. Nel mirino delle imprese ci sono anche ghiaia e sabbia. «È uin discreto giro d’affari». Il tutto coperto da norme, postille e leggi. «Stiamo svendendo il nostro territorio. Non tuteliamo i boschi. Sono state costruite centrali senza tenere conto del territorio. Come sta succedendo in Piemonte».

 

«EMERGENZA RISOLTA» – Ed è per l’energia pulita che il ministro Clini ha presentato il Piano nazionale per la riduzione dei gas serra. E ha chiesto al Friuli Venezia Giulia lumi sulla vicenda. L’assessore Ciriani,intanto difende l’operato della Protezione Civile. «L’intervento mirava a mettere in sicurezza l’alveo. Abbiamo avuto esondazioni che ci sono costate tantissimo. Era un’emergenza e l’abbiamo risolta. I nostri esperti ci danno ragione perché non è stata intaccata la vegetazione ripariale».

 

MOBILITAZIONE - Una grande mobilitazione all’inizio di aprile è riuscita a fermare un secondo intervento nella riserva. Ma il comitato non si ferma. Ora vuole capire e difendere la zona. Le domande saranno poste mercoledì in consiglio comunale. Una voce per chiedere: «Com’è potuto succedere?».

Benedetta Argentieri

 

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PD: Brussa, Val Rosandra, brutta pagina per la Regione

18 Aprile 2012, ore 12:46

(ACON) Trieste, 18 apr – COM/MPB – “Una brutta pagina per la Regione e per la Protezione civile”. Così il consigliere regionale del Partito Democratico Franco Brussa ha definito la vicenda dell’operazione “Alvei Puliti” che ha interessato la Val Rosandra, e questo anche dopo la risposta fornita in Consiglio regional…e dall’assessore Brandi (che ha risposto in luogo dell’assessore Ciriani assente per malattia), alla sua interrogazione urgente che chiedeva di sapere se quell’intervento fosse stato o meno preceduto e poi validato del Corpo forestale regionale.

“La risposta dell’assessore – evidenzia Brussa – ha glissato sulla domanda posta e si è incentrata esclusivamente sul fatto che l’intervento era stato sollecitato dal Comune di San Dorligo della Valle e ha riguardato, legittimamente, la pulizia della vegetazione infestate all’interno dell’alveo del torrente Rosandra”.

Un intervento – ha spiegato l’Assessore – reso necessario e urgente per prevenire eventuali piene che avrebbero messo a repentaglio la sicurezza dei centri abitati di Bagnoli superiore, Bagnoli della Rosandra e la zona artigianale -industriale del Comune di San Dorligo della Valle.

Dal canto suo, Brussa ha contestato i contenuti della risposta, sottolineando come non ci fosse alcuna urgenza per l’intervento, “considerando che la richiesta del Comune è del 31 gennaio e lo stesso è stato effettuato dalla Protezione civile e del 24 e 25 marzo. Del resto, l’operazione, che ha visto impiegati 200 volontari provenienti da 15 comuni della regione, dimostra una programmazione che nulla ha a che fare con l’urgenza”.

L’esponente PD ha sottolineato che “gli interventi effettuati hanno riguardato non solo il letto del fiume, ma anche le golene con tagli indiscriminati di alberi, il che, oltre a compromettere la nidificazione di diverse specie di uccelli e la riproduzione di anfibi, ha anche messo in pericolo lo stesso terreno che potrà essere oggetto di eccessiva insolazione e di sgretolamento, a seguito della possibile erosione dell’acqua.

“Come hanno affermato illustri esperti, ci vorranno 20 o 30 anni per ripristinare un sito che – ha ricordato Brussa – anche a causa del passaggio dei camion incaricati di asportare tronchi e ramaglie, ha finito per veder frantumati alcuni gradini in arenaria, intervento realizzato con soldi europei solo tre anni fa.

“Gli unici a non avere colpa in questa vicenda – ha sottolineato il consigliere PD – sono i volontari della Protezione civile, che si sono limitati a eseguire degli ordini.

“Dopo questa vicenda, che ha visto intervenire pubblicamente autorevoli esperti in materia ambientale, paesaggistica e naturalistica, a sottolineare la gravità del fatto, ci saremmo aspettati da Ciriani l’ammissione degli errori commessi e le conseguenti scuse. Non averlo fatto – conclude Brussa – è una colpa che si aggiunge a quelle commesse”.

Martedì 17 aprile 2012

http://www.consiglio.regione.fvg.it/pagine/comunicazione/comunicatistampa.asp?comunicatoStampaId=14612

(ACON) Trieste, 17 apr – COM/MPB – Il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale Alessandro Corazza ha presentato un’interrogazione alla Giunta sulla vicenda riguardante l’iniziativa “Alvei Puliti” promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia, trasformatasi in uno scempio ambientale soprattutto in Val Rosandra (Trieste).

L’interrogazione (peraltro già depositata all’indomani degli accadimenti ma, non avendo ancora trovato risposta in Aula, è stata quindi riproposta) riguarda la prima fase dell’intervento regionale di prevenzione “Alvei puliti 2012″ che ha avuto luogo durante il fine settimana del 24 e 25 Marzo scorso a opera della Protezione civile della Regione e che ha riguardato diversi fiumi, tra cui tratti del torrente Rosandra. Alcuni cittadini nonchè esperti ambientali hanno denunciato proprio in questa zona veri e propri “scempi ambientali”, quali abbattimenti di alberi vecchi almeno quarant’anni e con modalità di taglio discutibili, con la conseguenza di ridurre la foresta a galleria ripariale che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alla fauna che vi viveva, compromettendo la nidificazione di diverse specie di uccelli, nonchè danneggiando irreparabilmente i siti riproduttivi degli anfibi.

“Vogliamo sapere dall’assessore all’ambiente Luca Ciriani – spiega Corazza – in che modo risponde sotto il profilo politico a tale azione irresponsabile effettuata in evidente assenza di un’opportuna regia e controllo, e che ha compromesso l’habitat naturale e la fauna della zona”.

Corazza pone l’accento anche su un’altra questione a cui la Giunta è chiamata a rispondere. “Perchè – chiede il consigliere – per un intervento che dovrebbe essere di manutenzione ordinaria si è fatto invece ricorso alla Protezione civile, con uno straordinario dispiegamento di mezzi e forze? (Si parla di più di 200 volontari soltanto in Val Rosandra, che hanno dato la propria disponibilità in buona fede).

“Inoltre – aggiunge Corazza – pare che non sia stata neppure svolta la dovuta valutazione di incidenza, prescritta dalle norme europee, sull’intervento nei siti di importanza comunitaria e nelle zone di protezione speciale in modo da valutare preventivamente gli eventuali rischi per l’ambiente e la fauna locale.

“Non vorrei – conclude Corazza – che tutta questa situazione fosse solo il riprovevole risultato di un’operazione di facciata a danno del territorio per la quale l’assessore dovrà prendersi le sue responsabilità, fino in fondo, venendo in Aula e rispondere”.

IL PICCOLO - MARTEDI’,  17 aprile 2012

Clini: sulla Val Rosandra aspetto le carte dalla Regione 

 «Caso all’attenzione del ministero ma prima di pronunciarmi voglio leggere la relazione». Domani Consiglio comunale straordinario a San Dorligo 

Il caso Val Rosandra è arrivato sul tavolo del Ministero dell’Ambiente. Una segnalazione sull’intervento della Protezione civile che ha stravolto, il 24 e 25 marzo scorsi, una parte della valle è stata infatti inoltrata al governo. E il ministro Corrado Clini si è attivato per avere, nel più breve tempo possibile, informazioni precise dalla Regione su contorni e dettagli della contestata operazione. «Dai dati riferiti fino ad ora, non abbiamo osservazioni e segnalazioni da fare – spiega Clini, raggiunto al telefono nella mattinata di ieri -. Abbiamo chiesto alla Regione un approfondimento e altre informazioni sulla questione, anche perché non è un caso di competenza diretta del ministero. Finora non ci è arrivato alcun riscontro, nessuna risposta». Per il momento dunque, in attesa di ricevere la documentazione necessaria, «non è in programma un sopralluogo sul posto», aggiunge il ministro dell’Ambiente. Ma non è detto che una “missione dedicata” in Val Rosandra non possa essere fissata (quantomeno per alcuni delegati dell’esponente dell’esecutivo Monti) nei prossimi giorni o nelle prossime settimane, sulla base dei nuovi incartamenti in via di acquisizione. «Vedremo», conclude Clini, che assicura come l’accaduto sia «all’attenzione del ministero». E se Roma aspetta, ad aspettare sono anche cittadini e istituzioni locali: anche in questo caso si tratta di chiarimenti, quelli che potrebbero arrivare dall’appuntamento fissato per la giornata di domani. Nel primo pomeriggio, a partire dalle 15, è infatti in programma il Consiglio comunale straordinario convocato in municipio a San Dorligo della Valle proprio per affrontare la questione dell’intervento in Val Rosandra. All’appuntamento è stato invitato anche il vicepresidente della Regione Luca Ciriani, in giunta regionale assessore all’Ambiente con delega alla Protezione civile. Nulla si sa, al momento, su quel secondo intervento inizialmente programmato nella valle per il 14 e 15 aprile e poi “stoppato” e sospeso alla luce della grande mobilitazione popolare sfociata in manifestazioni di protesta contro lo scempio messo in atto a marzo nell’ambito dell’operazione “Alvei puliti”. Il dubbio rimane: quel secondo step è stato sospeso momentaneamente o cancellato definitivamente? La risposta a questa domanda è probabilmente il punto più atteso dell’incontro di domani. «Non mi hanno ancora comunicato nulla in merito. Credo comunque – prospetta il sindaco di San Dorligo della Valle, Fulvia Premolin – che a breve avremo delle risposte per sapere se ed eventualmente quando l’intervento continuerà. Mercoledì (per l’appunto domani, ndr) dovremo sapere qualcosa, durante il Consiglio comunale straordinario a cui interverranno tecnici e l’assessore regionale Ciriani». Proprio il numero due della giunta Tondo è risultato costantemente irrintracciabile al cellulare nel corso della giornata di ieri. Mentre attendono chiarimenti dall’audizione di domani anche i componenti del Comitato per la difesa della Val Rosandra: «Il secondo intervento era stato sospeso – riepiloga Alessandro Severi, vicepresidente del comitato -. Speriamo ora di scoprire mercoledì (domani, ndr) cosa succederà».
Matteo Unterweger

IL PICCOLO - VENERDI’,  13 aprile 2012

Val Rosandra, ora le aziende temono l’arrivo della piena

Le imprese di via Flavia che si affacciano sul canale navigabile: «A causa di arbusti che fanno da tappo qui resta la minaccia del torrente»
La devastazione della Val Rosandra, conseguenza dell’intervento – datato 24 e 25 marzo scorsi – di “pulizia” dell’alveo del torrente. Uno scempio con coda di proteste e accuse che hanno investito Regione, Protezione civile e Comune di San Dorligo, di documenti che spuntano e altri che vengono momentaneamente secretati, di esposti e pure di un’inchiesta giudiziaria avviata. Al quadro si aggiunge ora un dettaglio in più, dal sapore del paradosso: riguarda il degrado dell’alveo del torrente Rosandra nella sua parte più vicina allo sbocco nel Canale navigabile, lontana insomma dalla valle violata. E su cui nessuna azione di semplice pulizia è stata messa in atto. Tutto il contrario di quanto successo, in maniera dirompente, più su. Eppure – si scopre – il tema è noto, perché già sollevato. Rami, foglie, arbusti, alberi sradicati, che in caso di piena del corso d’acqua potrebbero determinare pericolosi effetti “tappo”: una situazione segnalata infatti alla Regione, ai Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo della Valle e all’Ezit in una lettera inviata loro il 28 novembre del 2011 dall’Autamarocchi, capofila di alcune aziende insediate in zona e preoccupate dallo stato di degrado in cui versa la porzione del vicino torrente e dai possibili rischi derivanti per le loro attività. Uno scritto che, peraltro, aveva fatto seguito a un’altra raccomandata «di data 2/11/2011», puntualmente citata nella missiva successiva. «In caso di piena – recita la lettera del 28 novembre – gli alberi sradicati impedirebbero il normale deflusso delle acque andando a formare tappi, in particolare all’altezza dell’attraversamento di via Flavia e dei due ponti che conducono alle aree Teseco e Seastock, con conseguente esondazione». L’alveo, è specificato ancora nel documento, «è interessato dal deposito di rifiuti d’ogni genere ed ha subito negli anni importanti modifiche nel profilo», a causa di «vegetazione spontanea», «accumulo di sedimenti terrigeni» e «detriti vari». I tre punti critici coincidono con tre ponti: quello di via Flavia all’ingresso di Aquilinia, il secondo che porta alle aree Teseco e infine l’ultimo, che condurrà alle aree del futuro terminal ro-ro. Nella lettera, con la quale veniva richiesto un sollecito intervento alle istituzioni per riportare la situazione alla normalità, era stato portato all’attenzione degli enti stessi il pericolo di «danni che potrebbero conseguire al nostro patrimonio mobiliare e immobiliare, così come a quello delle altre realtà, imprenditoriali o private, presenti in zona». Uno scenario preoccupante, prospettato quale conseguenza più grave di una “piena” che gli imbuti via via formatisi faticherebbero a contenere. Qualche anno fa, fra l’altro, un innalzamento del livello del torrente causato dal ripetersi di rovesci temporaleschi creò non pochi problemi a un paio di aziende di quell’area. E in effetti, pure Enrico Samer, amministratore delegato della Artoni&Samer, operativa anche con la Frigomar, riconosce a cinque mesi di distanza dalla segnalazione come «sia importante effettuare quest’intervento, essendo l’alveo del torrente non pulito da parecchio tempo. È auspicabile si proceda – conclude Samer -: se lo dicono le società che ci lavorano più vicine, sicuramente va fatto».
Matteo Unterweger

«Alvei puliti, alzate la guardia» Ma i Comuni snobbano l’appello – MONITO DI LEGAMBIENTE

Nonostante l’eco avuta dal “caso Val Rosandra”, il grido di allarme lanciato da Legambiente sui pericoli che altre aree della regione potrebbero correre, è stato ignorato. Gli ambientalisti hanno rivolto un appello a 35 comuni del Friuli Venezia Giulia interessati dal proseguimento dell’operazione “Alvei puliti”. Ma l’sos non ha ottenuto la risposta sperata. L’incontro informativo sulla manutenzione dei fiumi e delle acque pubbliche, che si è tenuto l’altro pomeriggio a Udine, ha visto la partecipazione solo di 15 persone e, tra l’altro, si è visto togliere dalla Regione stessa la sala che era stata concessa in un primo momento. Su quest’ultimo dettaglio Emilio Gottardo, responsabile Biodiversità, acque e foreste dell’associazione, non si sbilancia. «I motivi sono formali, dieci giorni fa abbiamo svolto altre iniziative senza che la Regione abbia eccepito alcunché. Certo ci aspettavamo un’attenzione più ampia». L’incontro, che voleva essere un’occasione di confronto tra i Comuni individuati per le prossime sessioni dell’operazione, non ha fatto centro. Eppure erano presenti autorità di peso: Livio Poldini e Andrea Goltara, che hanno illustrato le modalità corrette con cui operare. Tra i punti di discussione, è stato preso in esame anche o l’impiego improprio dei volontari. Gottardo ha sottolineato il valore forte del volontariato all’interno di questi progetti, ma anche il suo carattere di emergenzialità. «Bisogna che l’amministrazione regionale esca dalla concezione emergenziale degli eventi anche quando non lo sono, come in questo caso, per dare spazio alle strutture interne proprie, delle Regioni e degli enti locali, deputati alla manutenzione del territorio».  (l.b.)

Il docente di Idraulica: «Intervento eseguito senza principi tecnici»
«È stato un intervento inappropriato per le dimensioni e per il luogo in cui si trova la Val Rosandra». Commenta così l’operazione “Alvei puliti” Elpidio Caroni, professore di Idraulica all’Università cittadina: «Non c’è principio tecnico – precisa – per attuare un intervento di questa misura in un sito extraurbano e per giunta su un corso d’acqua minore come quello in questione». Normalmente interventi del genere vengono organizzati dalle amministrazioni che poi li assegnano a privati, ma in questo caso non è stato così. Se l’è presa la Protezione civile – su richiesta del Comune di San Dorligo-Dolina – la responsabilità di “bonificare” l’area e i risultati sono stati quelli che tutti conosciamo. «Serve progettazione – esclama Caroni -. Interventi che mirano al miglioramento del naturale sviluppo idraulico di un corso d’acqua sono, anzi, devono essere tutelati da un progetto che individui le variabili e faccia fede al contesto nel quale viene concepito. Non si può generalizzare e trattare un corso d’acqua come quello della Val Rosandra come fosse il Tagliamento». Il docente esprime dissenso e critica prettamente dal punto di vista dell’idraulica e dell’idrologia, materie nelle quali è esperto: «Non entro nel merito della biosfera, non è il mio ambito», aggiunge. Ma probabilmente non serve: chiunque può rendersi conto che l’intervento della Protezione civile dal punto di vista botanico-ambientalistico sia stato un disastro. Lo hanno ribadito con forza quanti hanno manifestato domenica scorsa in piazza Unità d’Italia sotto il palazzo della Regione, ma anche i tanti che si sono espressi via web, accostando due foto del prima e dopo 25 marzo (giorno dell’intervento), e commentando il tutto con un «che tristezza». Il professore tratta la questione soltanto sotto il profilo tecnico e aggiunge: «C’è un terzo motivo per il quale considero questo intervento esagerato. Che bisogno c’era di estendere l’opera di pulizia degli alvei anche a monte dei centri abitati? Il pericolo di un potenziale straripamento del letto del fiume sussiste a valle, è evidente che i lavori sono stati promossi ed eseguiti da chi, per essere diplomatici, non è di certo un habituè di operazioni di simile impatto». Caroni aggiunge infine: «Ho fatto un sopralluogo domenica primo aprile e ciò che ho potuto notare fin da subito è che i lavori, nelle zone fluviali fra il rifugio Premuda e Bagnoli, sono stati eseguiti male. Se davvero l’intervento mirava a evitare possibili alluvioni è soprattutto lì che doveva concentrarsi, lì dove le ceppaie continuano a ostruire l’alveo fluviale». Un intervento inutile sotto ogni punto di vista quindi, inadeguato anche per l’unico presunto vero motivo per il quale era stato concepito. Sebastiano Blasina

E i ceppi rimasti diventano rossi – La provocazione – A dipingerli con il colore del sangue l’artista Giovanni Franzil

Per contestare il “deserto” che la Protezione civile ha provocato col suo intervento a metà delle Val Rosandra, non esistono solo le denunce alla magistratura, le manifestazioni pubbliche di protesta e la mobilitazione di chi vuole che l’ambiente sia rispettato. C’è anche chi per sottolineare lo scempio degli alberi e d’alto fusto effettuato a suon di motoseghe, ha scelto di dipingere i ceppi e i “moncherini” rimasti con la vernice rosso-sangue. L’artista che ha scelto questa efficace forma di protesta è l’architetto e pittore Giovanni Franzil. Sulla superficie piana dei ceppi ha steso il colore e poi lo ha ricoperto con una strato di cera in modo che l’acqua non lo cancelli. Non si sa quanto resisterà alle intemperie ma di certo quanto l’architetto ha fatto e poi fotografato rappresenta una forma artistica di non comune protesta. Il colore rosso sangue – simbolico, ma ben visibile a tutti – potrebbe essere applicato a buona parte di ciò che resta di quel bosco. Altre piante, altri arbusti sono stati uccisi nell’intento di “ripulire l’alveo del torrente” per evitare piene e inondazioni. Quanto questo proposito sia errato e dannoso, lo ha spiegato il professor Livio Poldini. «Gli alberi e gli arbusti, frenano l’impeto delle acque. Al contrario gli alvei cementati aumentano la velocità del flusso che innesca l’erosione». c.e.

COMUNICATO STAMPA – GIOVEDI’, 12 aprile 2012

  DA LEGAMBIENTE UN RICHIAMO: INTERVENIRE CON CONTINUITÀ E COMPETENZA NEL TERRITORIO PER LA PREVENZIONE DEI RISCHI IDROGEOLOGICI.

 USARE MEGLIO LA GRANDE RISORSA DEL VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE
Si è svolto ieri l’incontro tecnico convocato da Legambiente FVG sul tema della manutenzione dei fiumi e delle acque pubbliche sollecitato dagli interventi realizzati dalla Protezione Civile della Regione in occasione dell’Operazione “Alvei Puliti”.
Tale operazione ha suscitato nei giorni scorsi grandi reazioni nella società, in particolare per i pesanti interventi avvenuti nella Riserva Regionale della Val Rosandra e nella zona dell’Isonzo tra Sagrado e Gradisca, per le ampie superfici tagliate a raso negli alvei e sulle sponde, provocando l’eliminazione temporanea totale di ambienti ed ecosistemi spondali ed alveali importanti non solo per gli aspetti ambientali, ma anche per quelli, positivi, idraulici che essi potevano assicurare.
Emilio GOTTARDO, a nome della segreteria regionale di Legambiente, ha sottolineato quelli che appaiono con evidenza essere elementi di non rispetto delle normative paesaggistiche (D. Lgs. 42/2004 – Codice del Paesaggio e LR 5/2007 legge urbanistica regionale) ed ambientali, limitatamente alla Val Rosandra (DPR 357/2007 e D. Lgs. 152/2006), vigenti.
Tutte queste importanti normative di tutela ambientale sono state ignorate dalla Protezione Civile che ha programmato l’operazione basandola unicamente su una norma, appositamente studiata ed emanata lo scorso agosto, proprio per bypassare le “fastidiose” normative di tutela, norma che le consente “interventi urgenti di asporto della vegetazione arborea ed arbustiva presente all’interno dei corsi d’acqua, nelle aree golenali e lungo gli argini” (LR 11/2011), utilizzando l’urgenza del pericolo come elemento sufficiente per affermare che non serve “attardarsi” con le normative ordinarie, evidentemente ritenute “inutili” inghippi formali.
Modus operandi purtroppo spesso applicato dalla PC che non farebbe una piega se vi fossero effettiva urgenza o conclamato pericolo, ma che, almeno nel caso dell’operazione Alvei Puliti, non erano per nulla presenti sull’insieme delle aree interessate dagli interventi!
GOTTARDO ha voluto peraltro affermare il grandissimo valore rappresentato per la nostra Regione dai Volontari di Protezione Civile, a cui partecipano anche molti iscritti di Legambiente FVG, che hanno saputo e sanno esprimere capacità umane, tecniche e operative in tutti i campi ove serve una presenza capillare sul territorio.
Ma quello che oggi va rivisto nell’attività di prevenzione dei rischi idrogeologici, è proprio il modo di utilizzarli, superando il surrettizio ricorso alla legislazione d’urgenza e rientrando in una gestione ordinaria, affidata alle strutture della Regione e degli Enti Locali a ciò istituzionalmente deputate, rilanciando una politica di manutenzione vasta e diffusa del territorio, abbandonando la politica delle grandi opere di cementificazione ed impermeabilizzazione cui affiancare, magari con appositi accordi convenzionali, anche i volontari di PC. Il tutto in operazioni correttamente pianificate e valutate tecnicamente nella loro correttezza ed efficacia in un quadro di programmazione ordinaria così come compete alla Regione ed agli altri Organismi deputati (Autorità di Bacino; ex Comunità Montane; Province e Comuni).
In questo quadro, andrebbero utilizzate anche le competenze tecniche più attuali in questo campo, ormai consolidate anche a livello scientifico, e che non paiono essere oggi presenti in maniera adeguata all’interno della struttura dirigente della PC.
GOTTARDO ha infine ricordato che la Protezione Civile nazionale ha saputo intessere ottimi rapporti con Legambiente nazionale cosa che ha auspicato anche per la nostra Regione e che l’iniziativa di ieri era volta proprio a lanciare un segnale di collaborazione tecnica sul delicato tema della gestione e riqualificazione dei fiumi, ahi noi, ancora evidentemente considerati alla stregua di canali da ripulire periodicamente.
E’ intervenuto successivamente il prof. em. Livio POLDINI botanico di fama europea dell’Università di Trieste che ha illustrato gli importanti servizi ecologici svolti dai fiumi, sottolineando gli elementi differenziativi di un fiume, alpino o di risorgiva, naturale, rispetto ad un canale o ad una cloaca.
Partendo dal pregiudizio ancora molto radicato nella società secondo cui le vegetazioni di sponda e di alveo sono tout court un impedimento al libero scorrere delle acque, ne discende che ogni ramoscello o virgulto e, a maggior ragione, ogni albero o cespuglio un po’ troppo grande, debba essere eliminato attraverso una sorta di pulizie a fondo periodiche, andantemente applicate con criteri uguali ovunque ci si trovi.
POLDINI ha ricordato le specifiche e differenziate proprietà di pioppi, salici, ontani, assieme a tutto il corteggio delle relative specie arbustive ed erbacee accompagnatrici, nel colonizzare e consolidare i terreni alveali e spondali, in grado di adattarsi molto bene alle estreme situazioni degli ambienti che li ospitano, potendo piegarsi e rialzarsi, riprodursi rapidamente ed abbondantemente, diffondersi utilizzando l’acqua fluente per colonizzare o ricolonizzare altri siti.
A partire dalla conoscenza di queste specificità ecosistemiche e funzionali della vegetazione dei fiumi, POLDINI ha ricordato come ogni intervento dovrebbe discendere dalla pianificazione del bacino imbrifero ed ha infine chiesto che la PC, nel continuare a svolgere iniziative analoghe a quella in discussione, si orienti particolarmente a contrastare l’inquinamento vegetale dei fiumi determinato dalla presenza di molte specie esotiche (per es. Amorpha fruticosa e altre provenienti da Africa, America ed Asia) oltre all’inquinamento da immondizie (abbandoni, discariche abusive) che connota spesso i nostri ambienti fluviali e campestri, degradandoli.
L’ing. Andrea GOLTARA, direttore del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF), ha ricordato come altre Operazioni “Alvei Puliti” si siano svolte negli anni in Italia e quasi sempre con risultati deplorevoli e di bassa efficacia idraulica; purtroppo prevale ancora l’idea che i fiumi siano una sorta di canali in cui far scorrere l’acqua il più rapidamente possibile a valle, senza tener conto che la velocità stessa è un elemento di danno e che, al suo crescere, aumenta di molto la pericolosità di ogni struttura trasversale (ponti) che non sia adeguatamente dimensionata.
GOLTARA ha sottolineato come, nel caso del torr. Rosandra, non si sia tenuto conto delle disposizioni di legge, ma ha soprattutto insistito sul rischio che tali operazioni portino ad un conflitto tra chi difende le ragioni della sicurezza e chi quelle dell’ambiente. In realtà tale conflitto non dovrebbe esistere perché la gestione degli aspetti ambientali fa ormai parte anche di una corretta gestione di quelli idraulici e, a tal proposito. ha presentato uno studio pubblicato proprio dal CIRF, da Legambiente e dalla Protezione Civile nazionale (!!!) in cui si illustrano i criteri e le modalità operative per i corretti interventi di gestione e manutenzione fluviale e di cui l’Operazione “Alvei Puliti” non ha sicuramente tenuto conto.
Fortunatamente, ad un primo esame effettuato da Legambiente su alcune situazioni di intervento della PC nell’ambito dell’Operazione “Alvei Puliti” diverse da quella sopra citate, pare che l’impatto provocato dalla pulizia degli alvei sia contenuto e rimarginabile.
In sostanza, GOLTARA ha affermato che ogni intervento va studiato e realizzato per e nel contesto che esprime, verificando di luogo in luogo l’effettivo rischio provocato dalla vegetazione e valutando analogamente quali danni si possono provocare eliminandola e quali vantaggi si desidera conseguire dall’operazione di pulizia.
In sintesi, GOLTARA ha ricordato le ragioni per cui la vegetazione va mantenuta (aumento della scabrezza idraulica, rallentamento della velocità della corrente, effetto di laminazione analogo alle casse di espansione, contributo alla riduzione dei picchi di piena, intercettazione di alberi travolti con riduzione del rischio di ostruzione dei ponti, consolidamento delle sponde, riduzione della franosità) e quelle per cui può essere rimossa (aumento locale del livello idrico e maggior rischio di esondazione, ostruzione della luce dei ponti non adeguatamente dimensionati e rischio che, nel caso di improvviso sfondamento della barriera ostruente, l’onda d’urto a valle sia disastrosa; sfavorire l’insediamento di animali (nutrie, ratti, tassi) che scavando tane, ne minano la stabilità).
Emilio Gottardo – responsabile biodiversità, acque e foreste – Segreteria regionale Legambiente FVG

 

IL PICCOLO - MARTEDI’,  10 aprile 2012

«Chiediamo chiarezza e una commissione tecnica»

 

«Chiediamo che sia fatta chiarezza e che venga istituita quanto prima una  commissione tecnica per la valutazione dei danni e gli interventi di ripristino».

La lettera aperta del “Comitato per la difesa della Val Rosandra” è indirizzata al ministro dell’Ambiente Corrado Clini, al presidente della Regione, Renzo Tondo, al presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat e al sindaco di San Dorligo della Valle Fulvia Premolin.

Porta le firme autorevoli di Livio Poldini, Pier Luigi Nimis, Sergio Dolce, Dario Gasparo assieme a quelle di Wwf, Legambiente, Cai XXX Ottobre e Cai Alpina delle Giulie.
Sette i punti sui quali viene chiesta “chiarezza”.«Prima di tutto chiediamo di  sapere chi e sulla base di quali motivazioni e perizie tecniche abbia autorizzato un intervento diverso da quanto richiesto dal Comune di San Dorligo in data 31 gennaio 2012, tramite il responsabile dell’Area lavori pubblici e ambiente Mitja Lovriha, considerato che il vicesindaco Antonio Ghersinich ha dichiarato  che la decisione di andare oltre alle indicazioni della lettera è stata presa  congiuntamente dal Comune e dalla Protezione civile, tuttavia non specifica sulla base di quali studi scientifici e perizie tecniche, né chi sono i responsabili di tale scelta.

Secondo quesito, la Guardia Forestale è stata interpellata? In che termini è stato fatto? E durante l’operazione “Alvei Puliti 2012” un agente forestale nella Riserva della Val Rosandra è stato presente?»
Il Comitato punta poi a sapere perché il vicesindaco Ghersinich, come da lui dichiarato, non ha vigilato sui lavori durante tutto l’arco delle operazioni  sul sito, visto chea tale compito era stato delegato dal sindaco Premolin stesso e ne aveva il dovere istituzionale.

Quarto quesito: «Quale ditta, e con che criteri, è stata incaricata di eseguire il taglio a raso e chi ha indicato alla stessa gli alberi da abbattere? E perchè, come risulta chiaramente dal documentario realizzato dal professor Dario Gasparo, sono stati tagliati anche alberi portatori di nidi di picchio verde e picchio rosso maggiore?».

Infine le ultime tre questioni  cardine: «Chi risulta essere l’esperto o il tecnico qualificato della ditta incaricata di eseguire il taglio a raso? Quale ditta, e con che criteri, è stata incaricata di asportare il legname di pregio risultante  dall’operazione di taglio nella valle?

E, infine,  a che titolo la legna è stata ceduta alla suddetta ditta e a privati?».

(Autore sconosciuto)

Val Rosandra, “secretati” i documenti dello scempio

Il sindaco di San Dorligo nega l’accesso agli atti dell’intervento della Protezione civile. Il capogruppo Idv-Verdi Bibalo : «Sono pronto a presentare denuncia ai carabinieri

I documenti sull’operazione della Protezione civile in Val Rosandra? Non possiamo consegnarglieli, ripassi la prossima settimana». Questa è l’incredibile risposta che Rossano Bibano, capogruppo di Idv-Verdi nel Consiglio comunale di Duino, si è sentito dare dal sindaco Fulvia Premolin. Una risposta che ha mandato su tutte le furie l’esponente ambientalista: «Se entro mercoledì (domani ndr) non avrò tutte le carte, sarò costretto a chiedere l’intervento dei carabinieri per verbalizzare l’omissione atti d’ufficio e, forse, anche l’abuso di potere».

La vicenda della devastazione in Val Rosandra non finisce insomma di riservare sorprese. E pensare che durante l’ultima riunione del Consiglio comunale il sindaco di San Dorligo Premolin aveva chiaramente detto che «i documentisull’operazione “Alvei puliti” sono a disposizione di tutti».

Il consigliere comunale Bibalo però ha sperimentato in prima persona il contrario di tale affermazione. Mercoledì scorso l’esponente di Idv-Verdi aveva fatto richiesta al responsabile dell’Area dei lavori pubblici e Ambiente Mitja Lovriha, per ottenere l’istanza di accesso agli atti riguardante l’operazione della Protezione civile “Alvei puliti 2012”. «Nessuno però mi ha degnato di una risposta – ricorda Bibalo –.

Ho provato anche a contattare telefonicamente gli uffici ma  senza esito positivo». Tre  giorni dopo, allora, Bibalo decide  di recarsi in Municipio  dove trova il geometra Lovriha  il quale riferisce che «il  fascicolo è dal sindaco» e che  lui attende «istruzioni per cosa  fare».

In quel momento il  sindaco Premolin non è presente  in sede, come pure il segretario  comunale Fiorenzo  Garufi. Bibalo trova però il vicesegretario  Igor Giacomini  il quale contatta telefonicamente  Premolin che decide  di mettere “tutto per iscritto”  attraverso uno scambio di  mail.

«L’accesso agli atti in  questione sarebbe sospeso  (per impossibilità dell’ufficio  di adempiere all’istante) per  30 giorni – scrive il vicesegretario  Giacomini -. Vista però  l’urgenza ivi dichiarata, anche  alla luce del richiesto  Consiglio comunale straordinario  di qui a pocoe sentito il  Sindaco, si è concordato che  l’ufficio comunale competente  contatterà telefonicamente  il consigliere Bibalo entro  martedì o al massimo mercoledì  prossimi, per stabilire la  data nella quale potrà prendere  copia degli atti, oggetto  dell’istanza».

In attesa dell’epilogo  l’esponente di Idv-Verdi promette  battaglia: «La procedura  sostenuta dal Comune di  San Dorligo della Valle ha leso  il mio diritto-dovere di  consigliere comunale ad essere  adeguatamente informato  sugli atti: se mercoledì non  avrò tutte le carte mi vedrò costretto a chiedere l’intervento  dei carabinieri per verbalizzare  l’omissione atti  d’ufficio e se è il caso anche  diabuso di potere».

E Bibalo (ma non solo lui)  attende anche di conoscere  la data nella quale verrà indetto  il Consiglio comunale  straordinario per discutere  dei danni ambientali recati  alla Val Rosandra. Con un documento  a firma di Roberto  Drozina, Roberta Clon, Roberto  Massi, Boris Gombac  (oltre che dello stesso Bibalo)  i consiglieri comunali d’opposizione  hanno espressamente  chiesto che durante il  Consiglio vengano sentito in  qualità di “esperti della materia”  i membri del Gruppo di  lavoro tecnico-scientifico della  Val Rosandra, istituito con  l’accordo di programma del  2006 tra Regione e Comune  di San Dorligo. Alla riunione  è stato chiamato a relazionare  anche l’assessore regionale  all’Ambiente Luca Ciriani.  Per ora non è ancora noto se  l’esponente della Giunta Tondo  deciderà di esser presente  o meno.

Riccardo Tosques

 

IL CIRF
«Altri casi analoghi in giro per l’Italia»

«Su con la vita siete in buona compagnia». E’ questa in sintesi la sostanza della nota del Cirf (Centro per la riqualificazione fluviale). In giro per l’Italia esistono altri “casi Val Rosandra” provocati dall’opera dei laboriosi volontari della Protezione civile. Protezione Civile che non ci vuole mettere la faccia e si nasconde dietro lo scudo dell’assessore regionale Ciriani, al di là di quattroscarne righe rilasciate una settimana fa all’Ansa. Ma perchè si nasconde la Protezione civile anzichè fornire la sua versione dei fatti in una conferenza-stampa?
Ecco cosa dice il Cirf. «La cosa più preoccupante è che alla luce della crescente attenzione anche mediatica sul tema del rischio idrogeologico e sbandierando, generalmente a vanvera, lo slogan della “messa in sicurezza”, operazioni ed interventi emblematici come questi non paiono destinati a rimanere casi isolati, ma al contrario a divenire la panacea per risolvere in modo semplicistico problemi, ahinoi, di estrema complessità e di ben altra origine e dimensione. A testimonianza di ciò, tra le decine di casi simili alla Val Rosandra, possiamo segnalare le modalità di intervento applicate sul Fiume Fortore, in Puglia, o nell’Oasi Lipu Arcola nel Parco della Magra. Prima quindi che l’abbattimento a colpi di motosega e ruspe di ontaneti o aliceti protetti a livello comunitario diventi il nuovo passatempo nazionale, è bene cercare di inquadrare questa tematica non banale ricollocando la logica degli interventi di rimozione/asportazione della vegetazione lungo i corsi d’acqua in una più corretta dimensione».
«Nonostante la presenza di vegetazione naturale – dice la nota – di per sé sia, in generale, un fattore di sicurezza (rallenta il deflusso), la nostra dissennata gestione del territorio, in
molti casi, l’ha trasformata in un potenziale fattore di rischio. A priori, quindi, non si può né essere certi della possibilità di lasciarla alla libera evoluzione, né della necessità di una sua rimozione, ma la decisione va presa caso per caso».

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 aprile 2012

 Val Rosandra, stop al secondo intervento 

 La Protezione civile non vi tornerà il 14-15 aprile. L’esito della protesta in piazza Unità. Raccolte quasi 6mila firme 

«Non ci sarà un secondo intervento della Protezione civile». Un primo “taglio”, dopo quello degli alberi in Val Rosandra, l’ha ottenuto la protesta spontanea dei cittadini. La Protezione “incivile” (nome conquistato sul campo) non tornerà in Val Rosandra il 14 e 15 aprile. Non gli sarà permesso di completare il “lavoro”. L’operazione “alvei puliti” si ferma per ora al 24 e 25 marzo quando in due giorni “l’uomo ha distrutto ciò che la natura ha impiegato 40 anni a realizzare” (opinione degli esperti scientifici) al modico prezzo di 800mila euro. “Diamoci un taglio!” è il titolo della manifestazione che si è svolta ieri, alla vigilia di Pasqua, in piazza Unità a Trieste davanti al palazzo della Regione. Prima uscita del “Comitato per la difesa della Val Rosandra” nato come pesce d’aprile domenica scorsa. Presidente emerito Livio Poldini e vicepresidente Alessandro Severi. Esperti ambientali: Pier Luigi Nimis e Sergio Dolce. Cinquecento persone hanno sfidato una leggera pioggia e il clima pasquale per presentare il conto alla politica: “Cos’è successo in Val Rosandra?”. Nessuna bandiera di partito. Poche le bandiere che spuntavano tra qualche ombrello: tre bianche del Wwf e tre gialle della Legambiente a cui si sono aggiunte due Ño-Tav. L’ovazione della folla arriva quando Severi, in piedi sulla panchina davanti alla Regione, annuncia il blocco dell’intervento della Protezione civile. Prima vittoria. Si fa per dure. Visto che niente e nulla cancella quando è successo. «Un crimine ambientale gravissimo, uno scempio impressionante, una barbarie che non ha nessuna giustificazione, un atto di ignoranza assoluta» elenca il leader per caso del Comitato. Intanto si raccolgono le doppie firme: quella su una petizione da inviare alle istituzioni (ministero dell’Ambiente, presidenza della Regione Fvg, Provincia di Trieste e Comune di San Dorligo della Valle) e quella da mandare all’Unione europea. Le firme raccolte sfiorano quota 6 mila (5.775 per la precisione): 1572 sono state raccolte il primo aprile in Val Rosandra. «Si chiede che venga quanto prima istituita una commissione tecnica da noi presieduta insieme alla Forestale, per la valutazione dei danni e gli interventi di ripristino» è la richiesta finale della petizione. «Noi chiediamo che venga fatta chiarezza. Vogliamo i nomi dei responsabili» grida Severi. Alcuni nomi sono già iscritti d’ufficio come quello dell’assessore regionale Luca Ciriani. «Uno che dice: “Io lo rifarei”, è già colpevole» dice Severi. E la folla emette la sentenza: «Dimissioni subito». Non ci sono alibi. «È stato un autentico disastro ambientale in un sito protetto. A me piacerebbe vivere in un Paese normale e in un Paese normale queste cose non possono succedere» dice Pier Luigi Nimis, professore di Botanica a Trieste e membro della Commissione scientifica della Val Rosandra che nessuno ha pensato di consultare prima del folle intervento. Livio Poldini, professore emerito, non ha parole tenere. «Non mi sento a mio agio come tribuno del popolo. È grave il disastro fatto dalla mano pubblica in Val Rosandra. Dimostra un grave ritardo culturale». E, dulcis in fundo, Sergio Dolce, ex direttore dei musei scientifici. «Oggi non mi sento per niente dolce – attacca -. In Val Rosandra bisogna correre subito ai ripari: è urgente avviare un ripristino ambientale. Vanno trovati fondi pubblici». Altri soldi pubblici per riparare i danni fatti con altri soldi pubblici. Così gira l’economia in Friuli Venezia Giulia. E pure qualcos’altro. «Visto che di soldi nostri si tratta» denuncia Dolce. «Mi spiace constatare l’assenza totale di cultura nell’ambito della casta che ci governa».
Fabio Dorigo

I “precedenti” ambientali della Moviter

Una foto non mente. Quella del cartello della Protezione civile in Val Rosandra appare sul sito del Comitato per la difesa della Val Rosandra (comitatovalrosandra.org). È stata presa dal sito della Protezione civile prima che fosse cancellata come tutto il resto del materiale relativo all’operazione “alvei puliti”. Alla faccia della trasparenza. Sul cartello si leggono questi nomi: Mario Radanovic (direttore tecnico e responsabile per la sicurezza), Moviter srl di Bagnoli della Rosandra (esecutore), Adriano Morettin (progettista e direttore dei lavori, geometra della Protezione civile). Responsabile per la sicurezza: Mario Radovic. «Tenete a mente il direttore tecnico e responsabile per la sicurezza e il nome della ditta esecutrice» raccomanda il Comitato per la difesa della Val Rosandra. Il motivo? La ditta Moviter srl di Bagnoli ha un passato non indifferente dal punto di vista ambientale. Precedenti non proprio confortanti. «Un ex assessore comunale – l’esponente Pd Igor Tul -, accusato di furto, e due imprenditori – Mario Radovic e Iztok Smotlak -, indagati per truffa – si legge sul sito. Sono i primi nomi finiti al centro dell’inchiesta avviata dal pm Federico Frezza su presunte irregolarità commesse durante l’esecuzione dei lavori di realizzazione della zona artigianale di San Dorligo (…) Gli indagati, sempre secondo l’accusa, avrebbero messo in piedi poi un secondo tipo di raggiro: al momento di riempire gli scavi, anzichè servirsi solo di terreno ”pulito” avrebbero utilizzato anche dei detriti (almeno 14.600 metri cubi di materiale inerte derivato da demolizioni), facendoli però pagare come terra ”buona”. Un trucchetto, costato al Consorzio poco meno di 200 mila euro, finito al centro di una seconda indagine di tipo ambientale». (Il Piccolo 26 luglio 2009). Le domande sorgono spontanee. «Ma in che mani hanno messo la Riserva naturale della Val Rosandra? Nelle mani di una ditta che era stata indagata per illeciti e per aver combinato guai ambientali!» si chiede il Comitato per la difesa della Val Rosandra. (Fabio Dorigo)

«I pregiati ontani in mani friulane» – IL CASO

«Il legno pregiato di Ontano è stato portato in un mobilificio friulano. Servirà a fare dei tavoli per i fogolars dover verranno bruciati i ceppi estirpati della Val Rosandra per per fare la brovada e il muset». La denuncia di Pier Luigi Nimis, botanico dell’Università di Trieste, manda la folla di piazza Unità in visibilio. E non è difficile capire il motivo. Il solo pensiero degli ontani della Val Rosandra che arrederanno le taverne del Friuli è devastante. Come la legna bruciata nei fogolars furlans. Il fatto poi che lo dica un professore che di nome fa Nimis è ancora più stravagante. «E lo dico io che sono friulano. Questo non è un Paese normale» dice il noto botanico. No, non è un Paese normale.

«Tagliare un albero è come compiere un omicidio» – Le voci della CONTESTAZIONE

A manifestare ultraottantenni, adolescenti e famiglie con bambini. Erano in 500 malgrado il brutto tempo
Indignazione, sconcerto ma soprattutto tanta rabbia. Sono i sentimenti che hanno animato la protesta organizzata dal Comitato per la difesa della Val Rosandra, che ha potuto contare sul supporto di circa 500 presenze, non solo di triestini, ma anche di persone provenienti dalla regione e da oltre confine, che si sono date appuntamento in Piazza Unità. Senza distinzioni di età, sesso e appartenenza politica. Tutti insieme per far sentire la voce di chi chiede risposte sul perché e sul che cosa è successo realmente. E soprattutto di chi è la colpa per quanto è accaduto in Val Rosandra. Rinaldo, 85 anni ben portati, una vita vissuta all’aria aperta, non ha dubbi: «Quello che abbiamo visto tutti è un autentico disastro. Evidentemente fa parte dell’uomo stesso distruggere ciò che la natura ha creato». Ma c’è anche chi, come Lorenzo, ha le idee chiare su come sia potuto accadere un fatto del genere: «Un episodio simile dimostra perfettamente l’incompetenza e la superficialità degli amministratori della cosa pubblica. Non credo ci sia malafede, ma stupidità certamente si». La protesta prosegue per un paio d’ore abbondanti e qualche goccia di pioggia non spaventa certo nessuno. Ci sono famiglie intere con bambini piccoli al seguito, molti giovani ma anche persone più mature. In tanti sono venuti insieme ai loro amici a quattro zampe. Lucia è una ragazza che arriva da Gorizia e ci teneva ad essere presente alla manifestazione: «Non ci si meraviglia mai troppo di cosa sia capace di fare l’uomo in negativo. E soprattutto della sua arroganza nel violare delle cose che non gli appartengono e delle quali dovrebbe avere il massimo rispetto». Sventolano le bandiere delle associazioni ambientaliste, spunta anche un gruppo No Tav. Si vedono anche alcuni volti noti della politica locale, rigorosamente bipartisan. In mezzo alla folla anche un nome legato alla storia sportiva di Trieste, quello di Bruno Rocco, figlio del mitico Paròn, che ha deciso di aderire alla protesta insieme a tutta la famiglia: «Quello che è successo è una vergogna, non si possono usare altre parole. È evidente che qualcuno ha sbagliato e sarebbe il caso che i responsabili si degnassero di ammettere l’errore». Parole dure, parole forti come quelle di Mariuccia, una signora elegante e distinta, che però non va certo per il sottile: «Chi ha fatto tutto questo è come se avesse commesso un omicidio. Tagliare un albero, a mio avviso, è come uccidere un uomo».

(p.p.) 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 aprile 2012

Val Rosandra, la Procura acquisisce tutte le carte

Il pm Miggiani vuole esaminare i documenti relativi allo scempio: le autorizzazioni di Regione, Protezione civile e Comune di San Dorligo
Il pm Antonio Miggiani titolare assieme al procuratore Michele Dalla Costa dell’inchiesta su quanto accaduto, due week-end fa, nell’area protetta della Val Rosandra, ha disposto l’acquisizione dei documenti sullo scempio. Si tratta di lettere e autorizzazioni della Regione, della Protezione civile e del Comune di San Dorligo. La procura sta puntando infatti a verificare l’esistenza e la legittimità con la normativa vigente della documentazione riguardante le autorizzazioni a effettuare il massiccio intervento. Norme di legge o regolamenti, che come hanno sottolineato i firmatari dei due esposti presentati in procura (Wwf nazionale e ambientalisti) sarebbero state ripetutamente e ingiustificatamente violate. In pratica – proprio alla luce degli esposti presentati – il pm Miggiani sta cercando di definire gli aspetti giuridici delle ipotesi di reato individuate nelle denunce presentate in procura. In particolare si tratta della violazione dell’articolo 743 del Codice penale riguardante la distruzione e il depauperamento delle bellezze naturali. Ma anche anche della mancanza di nulla osta alla realizzazione di opere in zone protette da vincolo ambientale. «Quanto realizzato dalla Protezione civile costituisce un illecito ambientale. Durante i lavori sono stati tagliati molti alberi di grandi dimensioni anche del diametro di oltre 90 centimetri. È stato compromesso l’habitat della foresta “a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie presenti, con disturbo all’avifauna», si legge nell’esposto presentato dall’avvocato Alessandro Giadrossi per conto del Wwf nazionale. «Non risultano essere state rispettate le procedure autorizzative imposte dalle varie norme. Presumiamo che la protezione civile abbia inteso avvalersi del regime derogatorio straordinario previsto dalla legislazione di emergenza», è scritto nell’altra denuncia degli ambientalisti. Al momento non ci sono indagati. Ma è evidente che l’inchiesta del procuratore Dalla Costa e del pm Miggiani punta a individuare anche «in ipotesi» due differenti tipi di responsabilità, quella penale, ma anche eventualmente quella amministrativa che subentrerebbe come inevitabile conseguenza della prima. Infatti, nell’ipotesi in cui dovesse essere accertata l’illegittimità dell’intervento proprio per la carenza o la mancanza di autorizzazioni e di conseguenza in violazione di legge, l’azione della procura infatti potrebbe di conseguenza puntare anche a chiarire l’aspetto dell’eventuale danno finanziario. E cioè la responsabilità della spesa, non consentita, di denaro pubblico per effettuare l’intervento che appunto potrebbe essere stato ipoteticamente fuorilegge. Insomma un doppio danno: all’ambiente ma anche alle casse pubbliche. Ma c’è di più: l’indagine della procura punterà anche a verificare il tipo di disposizioni che erano state date ai volontari della protezione civile. A molte persone giunte dal Friuli e dalla Bassa infatti, secondo le denunce, erano state date indicazioni di lavoro spesso superficiali e imprecise. La prova indiretta è il fatto che molti alberi sui quali vi erano nidi sono stati abbattuti quando al contrario ufficialmente questo era stato espressamente vietato. Difficile pensare che sia stato un caso.
Corrado Barbacini

E sul caso si attiva anche il Centro Unesco – ASSEMBLEA DELLA SEZIONE PROVINCIALE

Il “caso” dell’intervento della Protezione civile in Val Rosandra è arrivato all’attenzione anche del Centro Unesco di Trieste. Tra gli argomenti inseriti all’ordine del giorno dell’ultima assemblea dell’organismo, infatti, è stata inserita anche la questione delle potature selvagge all’interno della riserva naturale. «Il Centro Unesco di Trieste – si legge nel testo della mozione approvata al termine dell’assemblea – prende atto di quanto avvenuto in Val Rosandra in seguito all’intervento della Protezione civile per la pulitura dell’invaso dell’omonimo torrente, opera di per se stessa essenziale per la sicurezza delle vicine comunità a fronte di possibili gravi avversità naturali. Il Centro sottolinea inoltre l’importanza del sito sia dal punto di vista ambientale, per la ricchezza di significative particolarità naturalistiche, sia da quello storico e sociale. La valle, infatti, costituendo fin dall’antichità un punto di incontro di culture diverse, con importanti resti archeologici, e un’antica via commerciale, risalente dal mare verso l’interno della Slovenia. Elementi alla base della tutela concessa al sito dalla legge regionale 42 del 30.09.1996, con la quale fu istituita la Riserva naturale regionale della Val Rosandra». Di qui la scelta dell’Unesco di Trieste di farsi parte attiva per arrivare a chiarire le responsabilità. «Auspichiamo -conclude la mozione – che importanti e necessari interventi di prevenzione specialmente in zone tutelate siano effettuati con le dovute cautele, d’intesa con le comunità locali, in modo da non incidere sull’ambiente in maniera irreparabile, come avvenuto. Inoltre ci impegnamo a segnalare l’accaduto alla Federazione italiana dei Centri e Club Unesco e alla Commissione Nazionale Unesco, fornendo la necessaria documentazione».

Bandelli: «Da Tononi frasi imbarazzanti»

«Tononi è un fuoriclasse dell’offesa e dello sproloquio. Sarei preoccupato se parlasse bene di me». Franco Bandelli, leader di Un’Altra Trieste, replica per le rime all’esponente di Un’Altra Trieste che l’aveva chiamato in causa sul caso Val Rosandra. «Tononi – continua Bandelli – cerca spasmodicamente visibilità, ricorrendo sistematicamente agli insulti personali. Sull’intervento della Protezione civile in Val Rosandra, da lui sono arrivate dichiarazioni imbarazzanti, che offendono sia l’intelligenza dei triestini, sia dell’assessore Ciriani, non riconoscendogli nemmeno la capacità di sapere cosa stesse facendo. Triste è il tentativo di scaricare sul Comune di San Dorligo l’operato dell’assessore, che avrebbe dovuto rendersi conto del disastro ambientale che si stava creando. E che dire poi dell’attacco alla Lega Nord, tutt’ora parte della maggioranza in Regione? Su una cosa, però, devo dare ragione al consigliere Tononi: io mi sto realmente specializzando in botanica, non per tagliare gli alberi in piazza Libertà, bensì per tagliare gli alberi secchi della politica, di cui lui stesso è espressione». «Dispiace vedere che a critiche politiche circostanziate, Bandelli non risponda in alcun modo, ma faccia affermazioni astratte e senza alcun possibile riscontro – risponde a sua volta Piero Tononi -. Fortunatamente il prossimo anno gli elettori saranno chiamati a votare e, concretamente, vedremo se sosterranno “un’altra astrattezza” o continueranno a dare la propria fiducia a chi, nei fatti, sta lavorando per il proprio territorio».

Oggi in piazza Unità la protesta del Comitato – ALLE 12

«Cosa è stato fatto? Vogliamo che le autorità rispondano alle nostre domande in modo chiaro e univoco senza scaricarsi le colpe a vicenda sullo scempio della Val Rosandra». È questo il coro che si alzerà stamani alle ore 12 in piazza Unità sotto la sede della Regione. Centinaia di manifestanti motivati a farsi sentire e ad aver chiarezza su quello che è il caso ambientalistico di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. «Chi sono i responsabili di tutto questo? Dov’era la forestale? Che fine ha fatto la legna di pregio che è stata trasportata via dal sito?». Sono solo alcune delle domande che i manifestanti rivolgeranno sotto il palazzo della giunta Tondo. Il “Comitato per la difesa della Val Rosandra” infatti, dopo aver raccolto ben 1592 firme con la manifestazione di protesta di domenica scorsa, si dice pronto a dar battaglia per venire a capo dei motivi che hanno promosso questo disastro ambientale: «Abbiamo subìto un danno ecologico e paesaggistico difficilmente rimediabile in tempi brevi, bisogna far venir fuori i responsabili di questo massacro per il quale sembra siano stati sborsati qualcosa come 800mila euro dalla cassa della Regione. In un giorno l’uomo ha distrutto ciò che la natura ha impiegato anni a realizzare, vogliamo chiarezza».

Vicino a Bottazzo due ponti e non più la diga

Presentata la Capodistria-Divaccia. Il Wwf a Regione e ministeri: serve la valutazione transfrontaliera
Val Rosandra, lato sloveno. Raddoppio della ferrovia Capodistria-Divaccia. L’altro giorno nella cittadina di Gabrovica è stato presentato il progetto relativo a quest’area sensibile, che crea timori anche per il lato italiano della valle, appena violata dal taglio di alberi ora sotto inchiesta. I progettisti hanno annunciato che nella parte alta della valle, dove è prevista una strada temporanea di collegamento al servizio dei cantieri, si è deciso di costruire due ponti al posto di una impattante diga, ipotesi che ormai è stata esplicitamente esclusa. Il tracciato, è stato detto, sarà di 28 chilometri di cui 21 in galleria, costerà 1,3 miliardi di euro e richiederà 6 anni per essere completata. Il punto più vicino di tangenza con la parte italiana è nei pressi di Bottazzo. Nei giorni scorsi Debora Serracchiani, europarlamentare Pd, ha chiesto di vedere i progetti. Adesso è il Wwf a entrare in campo: «Sulla nuova linea ferroviaria Capodistria Divaccia è necessaria una Valutazione d’impatto ambientale transfrontaliera (Via): anche gli enti e i cittadini italiani devono poter esprimere il proprio parere sul progetto, e sul modo per evitare che arrechino danni irreversibili all’ambiente e al paesaggio». La richiesta, firmata dal presidente regionale Roberto Pizzutti, è stata inviata alla Regione, al ministero per l’Ambiente sloveno, per conoscenza al sindaco di San Dorligo-Dolina, e naturalmente al ministero dell’Ambiente, dove il ministro Corrado Clini, già sollecitato sui fatti della Val Rosandra, ma in questi giorni all’estero, è in procinto di occuparsi del tema, anche perché destinatario di interrogazioni parlamentari sulla contestata pulizia dell’alveo del torrente. Il Wwf ricorda che la Val Rosandra è dal 1996 riserva naturale regionale, ma fa anche parte del Sito di importanza comunitaria “Carso triestino e goriziano” e della Zona di protezione speciale “Aree carsiche della Venezia Giulia”. «Da qui – afferma la nota – l’obbligo di sottoporre le opere, che potenzialmente potrebbero arrecare danno alle specie e agli habitat tutelati, a un’approfondita valutazione, che tenga conto dell’impatto che i lavori possono avere sul paesaggio, sul regime delle acque, anche per l’inquinamento prodotto dai mezzi di cantiere e lo smaltimento dei materiali scavati, impatti che interesserebbero anche il territorio italiano. Giustamente – conclude il Wwf – la Slovenia ha chiesto di partecipare alla “Via” sul rigassificatore e non solo, ora è l’Italia che deve potersi esprimere sul raddoppio della ferrovia slovena. Confidiamo nel governo, nella Regione e anche nel Comune di San Dorligo».

(Gabriella Ziani)

 

IL PICCOLO - VENERDI’, 6 aprile 2012

Val Rosandra, niente alberi niente più caccia al tesoro
 

Il progetto sul sito per studenti delle scuole era costato al Comune di San Dorligo 3mila euro. Bisognava individuare il nome delle piante
Prima commissiona una guida interattiva per scoprire le bellezze naturali della Val Rosandra, poi dà il consenso alla Protezione Civile per raderne barbaramente al suolo la parte più verde. Roba da psicanalisi? Quasi. Eppure il Comune di San Dorligo della Valle è riuscito a fare proprio questo. L’ultima tragicomica notizia emersa in queste ore dopo gli interventi di “pulizia” dell’alveo del torrente Rosandra è la “Caccia al tesoro botanica in Val Rosandra”, un progetto promosso dall’amministrazione Premolin, costato circa 3mila euro, intento a valorizzare da un punto di vista didattico la conoscenza della Riserva naturale regionale. Il software, disponibile anche per palmari e smartphone, doveva di fatto creare le premesse per inscenare una vera e propria caccia al tesoro riservata agli studenti delle scuole elementari dando loro il compito di individuare nel tratto iniziale della Valle dieci specie differenti di piante (su una lista complessiva di 27) che sino a circa dieci giorni fa contraddistinguevano l’entrata della riserva. Ora, dopo l’intervento della Protezione Civile, avallato dal Comune di San Dorligo, l’applicazione non ha più ragion di esistere per un semplicissimo motivo: tutti quegli alberi non esistono più. Nel sito non è rimasto assolutamente nulla, salvo il pioppo nero (ma inutilizzabile perché capitozzato) e qualche rovo scampato alla furia distruttrice. Sono completamente scomparse dall’area tutte le seguenti specie che rientravano nel giochino per i cellulari: acero campestre, ontano, asparago sempreverde, crespino, berretta da prete, luppolo, noce, ligustro e salice bianco. «Francamente mi sembra assurdo che nessun rappresentante del Comune sapesse che sin da settembre dell’anno scorso l’area devastata dall’intervento fosse proprio quella dedicata all’applicazione didattica per telefonini, commissionata dal Comune stesso al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste pochi mesi prima con una spesa di alcune migliaia di euro», commenta stupito e amareggiato Pier Luigi Nimis, professore ordinario di Botanica al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste. Nimis, assieme a Rodolfo Riccamboni ed Elena Pittao, è stato l’artefice di questo programma che in pochi mesi è stato scaricato da più di 4mila persone, provenienti anche da fuori Italia. «Una cosa particolare – prosegue Nimis – è che il Comune di San Dorligo, dopo aver commissionato e pagato regolarmente il software, si sia disinteressato di questo non utilizzandolo». Il professore ordinario di Botanica ha poi preannunciato che il Gruppo tecnico-scientifico della Riserva naturale della Val Rosandra di cui fa parte – ad Aldo Tomat, Alfonzo Zampatti, Anna Cavani, Kajetan Kravos e Sergio Paradisi – è sul piede di guerra. «Sono a dir poco stupito che il Comune di San Dorligo, gestore della Riserva, non abbia mai informato dell’intervento il Gruppo Tecnico-Scientifico della Riserva stessa, di cui faccio parte ed ho chiesto che entro la fine della prossima settimana il Gruppo venga sentito da parte del Comune altrimenti credo che io, e probabilmente anche i miei colleghi, ci vedremo costretti a rassegnare le dimissioni».

Riccardo Tosques

Gombac: «Premolin ora deve aprire una seria inchiesta»

La Protezione Civile ha operato su un’area grande 39mila 444 mq, lunga 1.736 metri pari a circa 4 ettari, “sforando” quindi di 636 metri rispetto all’intervento presentato in origine dal Comune di San Dorligo della Valle-Dolina. I dati, inequivocabili, sono contenuti nella brochure di presentazione dell’operazione “Alvei puliti 2012” a firma della Protezione Civile. A conti fatti, dunque, rispetto ai 1.100 metri di intervento richiesti il 31 gennaio scorso dal responsabile dell’Area dei lavori pubblici e Ambiente del Comune di San Dorligo, Mitja Lovriha, i lavori di pulizia dell’alveo del torrente Rosandra hanno impegnato la Protezione Civile per altri 636 metri, tutti a monte, quelli che di fatto hanno recato il vero e proprio disastro ambientale della Riserva naturale. In base a quanto dichiarato dalla Protezione civile la responsabilità di tutta l’attività dei volontari scesi in Val Rosandra era posta in capo al sindaco Fulvia Premolin. In ordine gerarchico, al di sotto del primo cittadino, troviamo poi il “funzionario comunale nominato dal sindaco con compiti di programmazione e coordinamento”, e successivamente il “caposquadra della Protezione civile” ed i vari volontari della Pc. Come noto all’interno della giunta Premolin la delega della Protezione Civile è stata affidata ad Antonio Ghersinich, vicesindaco di San Dorligo della Valle in quota Pd. Ghersinich, durante l’ultima riunione del Consiglio comunale di San Dorligo ha ammesso di essere stato presente nella due giorni dei lavori al Rosandra «circa 2 ore», perlopiù a valle «nella zona del Teatro Prešeren» facendo poi «un sopralluogo con l’assessore regionale Ciriani»*. Chi era sicuramente attivo durante i i due giorni di lavoro è il coordinatore comunale della Protezione Civile di San Dorligo, Willy Vorus, che ha sempre difeso il proprio operato: «I volontari che hanno operato nei giorni 24-25 marzo sono persone che abitano in comunità piccole, paesi del Friuli, del Goriziano o del Carso, gente che ama ed apprezza la natura». Intanto Boris Gombac, capogruppo consigliare di San Dorligo della lista civica Uniti nelle Tradizioni (all’opposizione rispetto all’amministrazione Premolin) ha lanciato una proposta: «Auspico che il Consiglio comunale trovi il coraggio di istituire, in base all’articolo 47 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, una Commissione di indagine che ci permetta di chiarire quanto è successo e chiudere questo triste capitolo». Ed ora, in attesa di capire se tra due fine settimana (ossia il 21-22 aprile) la Protezione Civile tornerà a San Dorligo, dall’operazione “Alvei puliti 2012” emerge che dopo la Val Rosandra vi sarà un’altra azione di pulizia della Pc entro l’anno nella provincia di Trieste, prevista a Barcola-Grignano per un totale di 118mila 700 mq. quasi il triplo rispetto alla Val Rosandra.

(r.t.)

*Pare ci siano foto del vicesindaco sul sito del disastro, anche se lui dichiara di essere rimasto al Teatro!
E comunque non è una giustificazione valida perchè era suo dovere vigilare, non stare da un’altra parte. 

Domani in Regione la manifestazione indetta dal Comitato – PIAZZA UNITA’

Quella organizzata domenica scorsa è stata solo la prima uscita pubblica. Il secondo atto andrà in scena tra poche ore. Domani, infatti, il neonato “Comitato per la difesa della Val Rosandra” tornerà a farsi sentire. Lo farà con un presidio organizzato a mezzogiorno sotto la sede della giunta regionale in piazza Unità. Ai rappresentanti dell’esecutivo Tondo, i manifestanti ricorderanno l’intenzione di proseguire con la raccolta di firme (già arrivata a quota 1592 sottoscrizioni) e di procedere, anche con l’aiuto della Procura, all’individuazione dei responsabili dello scempio perpetrato nella valle. «Vogliamo che le autorità rispondano alle nostre domande in modo chiaro – si legge nel volantino che pubblicizza la manifestazione -, senza scaricarsi le colpe a vicenda. Chi ha autorizzato l’intervento in Val Rosandra? Dov’era la Forestale? E infine, che fine ha fatto la legna di pregio portata via dal sito?».

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI’, 5 aprile 2012

Scempio in Val Rosandra, parte l’indagine

Fascicolo aperto dal procuratore capo Dalla Costa dopo l’esposto-denuncia firmato dal presidente nazionale WWF

Lo scempio della Val Rosandra è finito ufficialmente in Procura. Ieri mattina il procuratore capo Michele Dalla Costa ha aperto un fascicolo. Lo ha fatto anche se appena l’altro ieri aveva dichiarato di dover «partire dal presupposto che l’attività della pubblica amministrazione sia stata corretta in quanto tale». Il procuratore capo si era riservato, in precedenza, di «valutare» il caso. Ma ieri sul suo tavolo è arrivata una segnalazione formale. Il fascicolo dunque è stato aperto. «Al momento non ci sono indagati», ha precisato Dalla Costa. Il via all’inchiesta giudiziaria che dovrebbe portare a individuare le eventuali responsabilità penali sull’intervento effettuato due week-end fa nell’alveo del torrente Rosandra dai volontari della Protezione civile coordinati dall’assessore regionale Luca Ciriani è scattato attorno alle 10, quando l’avvocato Alessandro Giadrossi, presidente provinciale del Wwf, ha depositato l’esposto-denuncia firmato dal presidente nazionale dell’associazione ambientalista, Sergio Leoni. «La questione non è semplice – commenta Giadrossi – perché tocca i vertici di Regione e Comune». Ecco ciò che si legge nella denuncia: «Quanto realizzato dalla Protezione civile costituisce un illecito ambientale. Durante i lavori sono stati tagliati molti alberi di grandi dimensioni anche del diametro di 90 centimetri come pioppi bianchi e neri e ontani neri. È stato compromesso l’habitat della foresta “a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie presenti, con disturbo all’avifauna. Inoltre il sito di riproduzione della Rana ridibunda è stato distrutto dal passaggio di mezzi pesanti come camion ed escavatori. L’intervento è avvenuto nel pieno periodo riproduttivo per l’avifauna e gli anfibi». L’ipotesi avanzata è quella della violazione dell’articolo 743 del codice penale: distruzione o depauperamento delle bellezze naturali, punibile con una pena fino a 18 mesi e con l’ammenda non inferiore a 3mila euro. Non solo: viene anche ipotizzata l’accusa della realizzazione di opere in carenza di autorizzazioni in zone vincolate paesaggisticamente. In questo caso la pena arriva fino a quattro anni di reclusione. Nell’atto vengono indicati i presupposti giuridici. Si legge: «La Val Rosandra è stata tutelata paesaggisticamente sin dal 1953 con l’avviso numero 22 del Governo militare alleato. Dal 2007 è ricompresa nelle zone “Zps” e “Sic” come previsto dalla direttiva europea “Habitat”. Nel 1984 la zona è stata ricompresa nella Riserva comunale e nel 1996 in quella regionale». Ma c’è un altro aspetto della questione che viene sottolineato e fa riferimento anche all’impiego della Protezione civile per interventi di questo tipo, non certo urgenti: la Protezione civile avrebbe agito in violazione della legge regionale che attribuisce i poteri di intervento alla Protezione civile stessa solo in caso di emergenza. «L’Amministrazione regionale – prosegue l’esposto-denuncia – giustifica la carenza dell’autorizzazione paesaggistica affermando che gli interventi di taglio a raso della vegetazione nell’alveo rientrerebbero tra quelli di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua. Ma l’articolo 149 del decreto legge 42 del 2004 invece prevede che possano essere realizzati senza autorizzazioni solo gli interventi di manutenzione ordinaria che non alterino lo stato dei luoghi. In realtà quanto fatto ha provocato una grave alterazione del paesaggio». «Devono essere accertate le responsabilità», ha detto durante una conferenza stampa l’avvocato Giadrossi. Poi ha spiegato che l’iniziativa del Wwf vuole avere «un effetto preventivo. Perché non continuino i lavori di questo tipo. L’obiettivo è impedire che simili devastazioni non accadano mai più».

Corrado Barbacini

Spunta la lettera: «Pulizia a valle del ponte»

L’attraversamento era quello all’ingresso di Bagnoli. Ghersinich: ma poi si è deciso insieme di andare oltre
Uno “sforamento” di circa 300 metri lineari rispetto ai lavori previsti in origine. Si apre uno scenario inedito, e sorprendente, sul disboscamento che tra il 24 e 25 marzo scorsi ha devastato l’entrata a valle della Val Rosandra. Nella giornata di ieri è comparso sul blog del consigliere comunale Paolo Rovis un documento chiave da cui partire per far luce sull’accaduto e sulle responsabilità. Nella lettera inviata il 31 gennaio scorso (anche se nel documento originale l’anno indicato erroneamente è il 2010) il responsabile dell’Area lavori pubblici e Ambiente del Comune di San Dorligo, Mitja Lovriha, ha chiesto alla Direzione regionale della Protezione civile di «eseguire una manutenzione dell’alveo del torrente Rosandra per un tratto di circa 800 ml (metri lineari, ndr) a valle del ponte a Bagnoli superiore e circa 300 ml a monte». In queste poche righe – con planimetrie allegate – si delineano quindi concretamente le dimensioni dell’intervento che la Protezione civile, su indicazione del Comune di San Dorligo, avrebbe dovuto compiere di lì a breve. Ma cosa si intende per «ponte a Bagnoli superiore»? La risposta è semplice: è il manufatto che sorge all’entrata dell’abitato della frazione, ossia il primo che si incontra imboccando (a piedi o in auto) la stradina dalla piazza di Bagnoli. Un ponte che quindi non ha nulla a che vedere con i due successivi: quello in cemento dopo il rifugio Premuda e quello in legno, più volte immortalato in questi giorni dai fotografi in mezzo al nulla degli alberi tagliati: quasi il simbolo dello stravolgimento della natura presente in Val Rosandra. Numeri alla mano, quindi, c’è stato una prosecuzione a monte dell’intervento di “pulizia” che avrebbe raggiunto circa i 300 metri lineari. Si potrebbe ipotizzare quindi che con la dicitura «ponte di Bagnoli superiore» ci sia stato un fraintendimento da parte della Protezione civile, ossia che ci sia stato un clamoroso equivoco sui ponti di riferimento? Antonio Ghersinich, vicesindaco e assessore con delega alla Protezione civile del Comune di San Dorligo della Valle, dà un’altra versione. Forse ancora più sconcertante: «È vero, la lettera parla di ponte di Bagnoli Superiore, ossia il primo ponte che si incontra entrando da Bagnoli. Ma a mio parere non vi è stato alcun fraintendimento perché dopo alcuni sopralluoghi Protezione Civile e Comune hanno deciso, congiuntamente, di ampliare il raggio d’azione andando ancora più a monte». In pratica la richiesta del geometra Mitja Lovriha, formulata per conto del Comune di San Dorligo, sarebbe stata completamente disattesa. Ma da chi? «Io non sono un tecnico e quindi non mi assumo la responsabilità – si difende Ghersinich – qui bisognerebbe chiedere a chi ha la competenza in materia di Lavori pubblici all’interno del Comune». Quindi al sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin. Tornando alla lettera di richiesta redatta dal geometra Lovriha (per conto del Comune) ed indirizzata alla Protezione civile, emerge comunque con chiarezza ancora un importante elemento: la «necessità» del «taglio e asporto delle piante di medio e alto fusto che ostruiscono il regolare deflusso dell’acqua». Insomma, carta canta: almeno in questo Comune e Protezione Civile si sono trovati d’accordo con il progetto iniziale. E i “frutti” della ferrea sinergia tra i due enti sono sotto gli occhi di tutti.

Riccardo Tosques

Sabato protesta sotto la Regione in piazza Unità

Nuova manifestazione di protesta contro lo scempio di cui è stata vittima la Val Rosandra. Sabato, dopodomani, alle 12 sotto la sede della Regione in piazza Unità il “Comitato per la difesa della Val Rosandra” ha infatti programmato il ritrovo denominato “Diamoci un taglio!”. Gli obiettivi, come spiega il relativo volantino: prosieguo della «raccolta di firme per una petizione» a supporto di un successivo «esposto alla procura» per individuare i responsabili dell’operazione, e risposte chiare e univoche dalle autorità. Info: comitatovalrosandra.org e “No alla distruzione della Val Rosandra” su Facebook.

Val Rosandra devastata dagli Unni dell’epoca moderna – LA LETTERA DEL GIORNO

Chi ci proteggerà dalla Protezione civile? Questa domanda mi sono posto venerdì 23 marzo, quando in valle si sono precipitati i “protettori” che sono riusciti in un solo giorno a distruggere un ambiente pressoché unico. Siccome non sono corrispondente di guerra, scelgo un paragone naturalistico: un centinaio di elefanti africani inferociti non avrebbe causato il disastro che invece hanno prodotto questi Unni dell’epoca moderna. Meno male che ai tempi di Attila non esistevano i Caterpillar e le Stihl. Avevano il compito di pulire la vegetazione nell’alveo del torrente e asportare gli alberi caduti e quelli pericolanti. Però già appena entrati nella riserva hanno spaccato i rami degli alberi e sbancato la terra accanto ai ruderi del mulino “Misnek”, di proprietà privata. Sono stati tagliati gli alberi sugli argini, pioppi centenari che i nostri avi avevano piantato in difesa degli argini stessi, ontani i quali con le proprie radici nodose compattano la terra fino a farla sembrare cemento armato difendendo le sponde e l’alveo dall’erosione. La stessa fine hanno fatto 5 alberi di noce di circa settanta anni (uno era secco), come altri quattro noci che io stesso piantai molti anni fa sulla riva sinistra di fronte alla vecchia cava e le acacie di venticinque anni sull’argine della briglia superiore. Tutto è andato distrutto. L’esecuzione stessa del lavoro testimonia una scarsa professionalità dei esecutori. Dappertutto hanno lasciato alte ceppaie e spuntoni appuntiti di ramaglie. Sembra che tutto ciò sia venuto a costare la piccolezza di 800 mila euro. Non male. La comunella di Bagnoli è intervenuta nell’alveo del torrente diciotto anni fa. In quattro lavorammo sodo per tre mesi e pulimmo il tratto che va dalla vasca “Lopatnik minore” fino al ponte che collega Jama con il teatro F. Preseren. Asportammo gli arbusti dall’alveo e rifacemmo la capitozzatura dei pioppi e gelsi lungo gli argini, tutto con mezzi e attrezzi propri. Nemmeno il carburante ci fu pagato, come è stato invano aspettarsi un qualsiasi ringraziamento. Tornando all’intervento di questi giorni, ormai il danno è fatto e la natura impiegherà almeno venti anni per sanare le ferite. Mi fa tristezza sapere che ai miei nipoti non sarà dato di vedere i pioppi centenari, che erano un decoro tipico della valle. A maggio fiorivano e ci coprivano di bianchi batuffoli, mentre in estate era piacevole sostare nell’ombra ascoltando il fruscio delle foglie mosse dal ponente. In autunno non ci saranno più le noci, non verranno più gli scoiattoli e i ghiri a fare le provviste per l’inverno, come pure le chiassose ghiandaie che lottavano fra loro per i dolci gherigli e i picchi che con il loro sordo battere sui rami secchi in cerca di cibo scavavano i buchi nei quali l’anno dopo facevano i nidi le cince. Chi ha progettato e attuato questo disastro deve rendersi conto di aver sconvolto e cambiato l’aspetto centenario dell’ambiente. Girano voci che i Forestali dopo il sopraluogo non gongolavano proprio di contentezza. Spero che intervengano.

Stojan Glavina 

IL PICCOLO - MERCOLEDI’, 4 aprile 2012

*Questo titolo è FUORVIANTE e poco attinente all’articolo. Più sotto infatti si parla dell’esposto del WWF e del Comitato!

«Val Rosandra, intervento nella legalità»*

Il procuratore Michele Dalla Costa: «Penso che la pubblica amministrazione abbia agito correttamente». Oggi gli esposti
«Devo partire dal presupposto che l’attività della pubblica amministrazione sia stata corretta in quanto tale. Infatti non sono state fatte diffide da nessuno degli abitanti nè dai pubblici amministratori che hanno avuto a che fare con il taglio degli alberi in val Rosandra. Se qualcuno presenterà una denuncia o attiverà una segnalazione, è evidente che ci comporteremo di conseguenza». Le parole sono del procuratore capo Michele Dalla Costa. Il suo è un atteggiamento attendista. Mantiene le distanze dalle proteste della gente e degli ambientalisti che anche domenica hanno manifestato contro quello che è stato definito un vero e proprio scempio della natura. Si chiede: «Perché nessuno in questi ultimi mesi ha sollevato il problema degli alberi comunicandolo alla procura o agli organi investigativi?». E conferma: «Non ho ricevuto alcuna segnalazione di violazioni. Per questo motivo non ho disposto al momento alcuna indagine e nemmeno incaricato alcuna forza di polizia». Come dire che il taglio degli alberi effettuato dai volontari della protezione civile sotto la supervisione dell’assessore regionale Luca Ciriani è avvenuto in conformità ai regolamenti e alle disposizioni ufficiali. E che non è stata violata «fino a prova contraria» alcuna norma del Codice penale. Ma già oggi però lo scenario giudiziario sulla vicenda potrebbe cambiare. Infatti questa mattina sarà depositato in Procura un esposto denuncia del Wwf Italia e un altro da parte dei 1600 firmatari della petizione avviata nell’immediatezza. «L’intervento della Protezione civile regionale in Val Rosandra era ingiustificato ed errato. – ha detto nei giorni scorsi il presidente della sezione triesina Alessandro Giadrossi – È avvenuta la distruzione della vegetazione ripariale, lungo un tratto del torrente Rosandra, con deturpamento ingiustificato dei suoi valori paesaggistici e alterazione ambientale di un’area tutelata naturalisticamente e paesaggisticamente, ricompresa nell’omonima Riserva naturale. Sono stati tagliati molti alberi anche di grandi dimensioni (pioppi bianchi del diametro di 90 cm, ontani neri, salici, ecc.) ed è stato compromesso l’habitat della “foresta a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie ivi presenti, con disturbo all’avifauna quale picchio rosso maggiore, picchio verde, ballerina bianca e gialla, merlo acquaiolo». Ma c’è di più: nell’esposto presentato dai firmatari della petizione si chiede se l’autorità giudiziaria non ritenga indispensabile disporre accertamenti tecnici urgenti volti a valutare l’entità dei danni agli ecosistemi, alle specie, agli elementi storico-culturali e al paesaggio e avanzare al Gip istanza di sequestro preventivo sul corso del torrente Rosandra». In questo documento si ricorda che l’area è sottoposta a un regime di tutela e pertanto va applicato l’articolo 6 della direttiva 92/43 della Cee che fa esplicito riferimento alle zone speciali. Inoltre nell’operazione della Protezione civile, sempre secondo questo esposto, «è evidente che, anche qualora fosse stato immaginato un rischio potenziale, non ci si sarebbe potuti sottrarre alla valutazione di incidenza ambientale» L’intervento insomma avrebbe potuto essere autorizzato «solo davanti alla dimostrazione dell’esistenza di imperanti motivi di interesse pubblico».
Corrado Barbacini

Val Rosandra, bastava chiedere consiglio alla Forestale – LA LETTERA DEL GIORNO 

 Signor vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia nonchè assessore all’ambiente dottor Luca Ciriani, le scrivo per esprimere la mia modesta opinione sulle sue parole che, riguardo alla Sua iniziativa “Alvei puliti”, trovo così riportate dalla stampa friulana: «L’attività portata avanti dalla Protezione Civile in questa occasione è molto selettiva e strettamente confinata a ridurre il rischio idreogeologico. Si tratta di un intervento in armonia con l’ambiente, ad alto valore preventivo». La sua affermazione è incontestabile ma il risultato finale è invece molto discutibile, almeno in Val Rosandra. Ed infatti già qui mi sorge il primo dubbio, ovvero se credere di più a lei, che ha una laurea in Lettere moderne e che afferma che «si tratta di un intervento in armonia con l’ambiente» o se credere al professore ordinario di Botanica alla facoltà di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, Pier Luigi Nimis che, al contrario, afferma che «l’intervento effettuato in Val Rosandra si configura come un vero e proprio disastro ambientale». Ma un secondo dubbio mi assale ancora, dottor Ciriani, ed è il dubbio che lei dedichi poca a nulla parte dei suoi interessi alla città di Trieste. Infatti le riporto qui quanto ho letto sulla stampa friulana: «Grande soddisfazione è stata espressa dal vicepresidente della Regione e assessore alla Protezione Civile, Luca Ciriani, che ha seguito da vicino l’operato dei volontari partendo da Pordenone, con i lavori sul fiume Meduna, per poi spostarsi a Ronchis, dove oggetto di intervento è stata la roggia Barbarigia, a Caneva di Sacile, dove i volontari hanno ripulito il tratto del fiume Meschio e del torrente Grava nei pressi del Ponte della Muda. Il vicepresidente ha raggiunto poi i siti del torrente Venzonassa, a Venzone, del torrente Degano a Ovaro e raggiungendo infine Fanna dove i volontari hanno rimosso la vegetazione infestante dal rugo Mizza, dal rio Riziol e dal rugo Storto». E la Val Rosandra? Perchè la Val Rosandra non è riportata tra i siti da lei visitati durante questa operazione? Svista di stampa, o qui proprio lei non è venuto? Se ci fosse stato forse si sarebbe accorto per tempo che qualcosa non quadrava. Forse la sua competenza di assessore alla Protezione Civile e all’ambiente le avrebbe fatto sorgere dei dubbi sull’operato, incontestabilmente in buona fede, ancorchè senza guida informata, dei volontari della Protezione Civile. Chiudo con un piccolo riferimento personale. Quando decido di tagliare qualche pianta nel mio giardino, riconoscendo la mia incompetenza in materia, mi rivolgo a mia moglie che non è assessore all’ambiente, ma più modestamente è laureata in Scienze naturali e a lei chiedo di segnarmi le piante da tagliare. Mia moglie mette un nastrino sulle piante che posso tagliare… e così io non abbatto quelle che vanno rispettate. Nel suo caso, partendo dal presupposto che non tutti gli assessori possono avere una moglie laureata in Scienze naturali, lei poteva rivolgersi al Corpo delle guardie forestali, che pure è alle dipendenze della Regione, che con competenza avrebbe potuto mettere dei nastrini sulle piante abbattibili … e lo scempio di Val Rosandra, che solo lei ritene essere una grande operazione “selettiva… in armonia con l’ambiente”, non avrebbe avuto luogo. Ciò che lei avrebbe potuto fare, ma che non ha fatto, viene solitamente definito con il termine di “comportamento secondo le regole del buon padre di famiglia”, che poi sono le regole che noi tutti, amministratori della cosa pubblica, siamo tenuti a rispettare.

Fabio Petrossi (consigliere comunale a Trieste, gruppo PD) 

IL PICCOLO - MARTEDI’, 3 aprile 2012

Bressi: «Basta copiare dai parchi d’Europa»

Il direttore dei musei naturalistici critica l’intervento: «Non si è tenuto conto delle varie componenti»
«Passato lo sgomento, archiviate le proteste, le difese e le polemiche è molto importante sgombrare il campo da un pericoloso equivoco che sta serpeggiando. Non si è trattato di scegliere tra un intervento necessario di messa in sicurezza dalle esondazioni, da una parte, e la tutela di un ambiente naturale dall’altra. Anzi, la perplessità di molti tecnici deriva proprio dall’assurda affermazione che questo modo di operare sia stato un necessario “effetto collaterale” di un’opera di protezione civile». Nicola Bressi, direttore Servizio musei scientifici, commenta così lo scempio avvenuto in Val Rosandra denunciando cosa non ha funzionato. «Ammesso che la pulizia dell’alveo – sottolinea Bressi – fosse una reale necessità proprio in quel punto (da naturalista ho forti perplessità, ma mi rimetto alle decisioni degli idrogeologi e degli ingegneri fluviali) si sarebbe potuto operare quasi senza impatto. Bastava seguire quanto viene fatto nei parchi naturali di gran parte d’Europa a fronte di situazioni analoghe». Per il direttore Servizio musei scientifici anzitutto bisognava elaborare un progetto che tenesse conto delle componenti storiche, naturalistiche, turistiche e residenziali: «Gli enti e le associazioni che sarebbe stato possibile consultare gratuitamente e rapidamente non mancano certo sul territorio. Grazie ad essi si poteva effettuare una valutazione condivisa e ottenere tutte le autorizzazioni necessarie». Bressi elenca eventualmente le cose che non si dovevano fare: «Andava evitato il periodo primaverile, quando le piante rivegetano, gli animali si riproducono e le persone amano immergersi nella natura. Si sarebbe poi dovuto intervenire in modo chirurgico e puntiforme sia nel tempo che nell’alveo. Ad esempio, un anno si potevano pulire 50 metri di riva destra in un tratto e, l’anno successivo, 50 metri di riva sinistra in un altro tratto». Il direttore dei musei scientifici afferma poi che si doveva incaricare nel contempo qualche volontario locale di segnalare eventuali punti critici e di controllare la ricrescita, eliminando le vere infestanti che tendono a insediarsi dopo i tagli. «In tal modo – aggiunge – si sarebbe potuto intervenire in modo efficace sulle singole piante problematiche senza compromettere la sopravvivenza di un intero ecosistema e, cosa più importante, senza pregiudicare i servizi che tale ecosistema rendeva e tutti noi».

San Dorligo: Pdl e Lega chiedono le dimissioni di Ciriani e Premolin

Burrascoso Consiglio comunale post-devastazione Il Pd fa quadrato attorno al sindaco e non si indigna
«Da cittadino mi associo alla richiesta di dimissioni dell’assessore Ciriani e il buon senso dovrebbe suggerire anche le dimissioni del sindaco Premolin, del vicesindaco Ghersinich e dell’assessore comunale all’Ambiente Sormani». Le parole del capogruppo del Pdl-Udc Roberto Drozina ieri hanno riecheggiato forte nell’aula del Consiglio comunale di San Dorligo. La vicenda Val Rosandra, come era ben ovvio, è stato forse il punto più difficile dell’era Premolin. Il primo cittadino ha cercato di liquidare la devastazione avvenuta sotto i dettami della Protezione civile come un lavoro “dovuto”. Durante la relazione introduttiva il sindaco ha parlato della “pulizia dell’alveo del torrente Rosandra che andava fatta”, con lo scopo “di salvaguardare la salute e i beni dei residenti”, un intervento svolto dopo “alcuni sopralluoghi congiunti da parte del Comune assieme a Protezione Civile e Comunella”. Insomma: tutto normale. E le 1.600 firme per urlare contro lo scempio compiuto? Dimenticate. A dare una scossa ad una situazione quasi kafkiana è il capogruppo dell’Idv-Verdi Rossano Bibalo, il primo a far capire che quello avvenuto in Val Rosandra non ha nulla di normale: «Siamo di fronte a un delitto. Ma chi è il responsabile di tutto ciò? Dovete assumervene la responsabilità politica, anche perché c’è un esposto in Procura». Risposta della Premolin: «Le carte sono a disposizione dei consiglieri». Poi a volere la parola è Roberta Clon, consigliere in quota Udc. «Mai come oggi provo vergogna ad essere qui in Consiglio nonostante io segga all’opposizione perché mi rendo conto che in questa aula da parte della maggioranza non c’è la percezione di ciò che è avvenuto. Siamo sulla bocca di tutti. Tutti chiedono un responsabile. E prima o poi dovrà emergere». Dopo la Clon arriva l’intervento del capogruppo Pdl-Udc Drozina. «Sindaco Premolin, la sua Giunta è corresponsabile di quanto accaduto: abbiamo assistito ad una barbarie senza motivo. E mentre Lei, Sindaco, ha ringraziato l’assessore Ciriani ricordiamo che i rimasugli dell’operazione sono ancora nel torrente e sono preannunciate precipitazioni». Sergio Rudini, capogruppo della Lega Nord, concorda sulle dimissioni ed evidenzia come «l’operazione di pulizia sia decisamente andata oltre alle righe». E dal centrosinistra? Il nulla. Gli assessori Elisabetta Sormani (Libertà civica), Tatiana Turco (Rc-Pdci), Alenka Vazzi (Pd) e i consiglieri del Pd Igor Cavarra, Anna Blasevich e Rossana Pettirosso, il capogruppo di Rc-Pdci Igor Ota, i rappresentanti della Slovenska skupnost-Unione slovena Aljoša Novak e Marko Savron non hanno proferito una sola parola sulla vicenda. L’unico a parlare è stato il vicesindaco Antonio Ghersinich, assessore con delega alla Protezione Civile: «I volontari si sono alzati alle 4 di mattina e hanno fatto una cosa positiva. Io personalmente li ho ringraziati per il loro lavoro». Entro 20 giorni si svolgerà un consiglio straordinario sulla Val Rosandra, Ciriani è stato invitato a relazionare.
Riccardo Tosques

Rosato e Menia a Clini: «Il ministero faccia chiarezza sullo scempio»

«I ministri Clini e Gnudi chiedano chiarimenti alla Protezione civile regionale e alla Regione, per una verifica sulla correttezza delle operazioni eseguite in Val Rosandra alla luce della competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema». Lo scrive il deputato Pd Ettore Rosato in un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Ambiente Corrado Clini, e dei Rapporti con le Regioni Piero Gnudi. «Malgrado la Protezione civile regionale assicuri che la manutenzione è stata svolta regolarmente – scrive Rosato – è emerso con evidenza che durante le operazioni di pulizia sono stati arrecati gravissimi danni a flora e fauna: da segnalazioni e testimonianze – anche video – è attestato che l’intervento non si è limitato alla vegetazione “arborea e arbustiva infestante” come previsto nel decreto dirigenziale» del 19 marzo della Regione. A presentare un’interrogazione al ministro Clini è stato anche il deputato Fli Roberto Menia. «L’intervento eseguito dalla Protezione civile, come denunciato da autorevoli esperti – osserva l’ex sottosegretario all’Ambiente – si è purtroppo palesato in tagli radicali e indiscriminati di decine di alberi di alto fusto. Una vicenda che ha generato nella comunità locale sgomento e sdegno, manifestazioni di protesta e iniziative giudiziarie». Alla luce di questo Menia chiede a Clini di fare chiarezza, eventualmente anche «intervenendo in via sanzionatoria nei confronti dei responsabili dello scempio ed in particolare dell’assessorato regionale che ne ha diretto le fasi» e «inviando uno o più esperti ministeriali per constatare la situazione e adottare con urgenza eventuali misure volte a tutelare e proteggere l’ecosistema compromesso».

«Non mi sento un vandalo» – Un volontario della Protezione civile parla della bonifica

«Sono un volontario della Protezione civile, non sono un devastatore. Ho fatto solo quello che mi è stato detto. Sono dispiaciuto per come le cose sono andate riguardo a quanto accaduto in Val Rosandra». Le parole sono di Tommaso Congera. Abita nella Bassa, non lontano da Palmanova. E dedica «tutto il tempo libero al volontariato nella Protezione civile a favore delle popolazioni». Racconta: «Ero in Val Rosandra, sia sabato che domenica. La direttiva che ci era stata impartita era di non toccare le piante sulle quali vi erano i nidi. Per gli altri alberi si poteva, anzi si doveva tagliarle. Mi hanno detto che le piante che si trovano all’interno dell’alveo fluviale non sono considerate bosco e dunque si possono eliminare». Poi Tommaso Congera spiega più precisamente quale è stata la sua attività nell’intervento in Val Rosandra: «Ho operato da Bagnoli della Rosandra in sù. La mia squadra era composta da una decina di persone. Lavoravamo con le motoseghe che utilizzavamo per tagliare i tronchi del diametro di 20, 30 centimetri. Ma gli alberi più grossi erano già stati abbattuti nei giorni precedenti da una ditta privata. Non ci siamo resi conto. Pochi, sono convinto, avevano la competenza tecnica per capire il tipo di intervento. Insomma, abbiamo fatto quello che ci è stato detto. So che c’erano stati vari incontri tra il sindaco e i responsabili. Sono loro che hanno scelto, deciso quello che doveva essere fatto e soprattutto come». Continua: «È brutto sentirsi definire vandali, quando il nostro spirito di volontari è quello di aiutare la gente. Ripeto: eravamo stati incaricati. Non avevamo alcuna indicazione riguardo gli alberi rari. Riguardo i rifiuti avevamo delle indicazioni specifiche: non dovevamo minimamente toccarli. Per esempio abbiamo trovato alcuni pezzi di Eternit e abbiamo delimitato la zona avvisando i responsabili. Perché questi interventi devono essere eseguiti da ditte specializzate». Lancia una sorta di accusa: «Nessuno degli abitanti della zona ci ha chiesto cosa stavamo facendo, nessuno ci ha detto di fermarci. Come mai non hanno reagito? Perché forse non se ne sono resi conto, questa è la verità. Per questo ribadisco che quanto accaduto non è colpa nostra. Sentirsi dare degli incompetenti è offensivo. Se in Val Rosandra si fossero svegliati prima… Se chi ha la responsabilità avesse fatto il suo dovere….». E infine dà una sua spiegazione: «Se qualcuno ha sbagliato per quanto è accaduto in Val Rosandra è stato ad alti livelli. La colpa non è della Protezione civile. Ma più in alto…».

Corrado Barbacini

ANSA TRIESTE – 2 aprile

AMBIENTE: ROSATO, MINISTRI CHIARISCANO SU VAL ROSANDRA

(ANSA) – TRIESTE, 2 APR – ”I Ministri Clini e Gnudi chiedano chiarimenti alla Protezione civile regionale e alla Regione per una verifica circa la correttezza delle operazioni eseguite in Val Rosandra”. Lo chiede l’on. Ettore Rosato (Pd), in un’interrogazione relativa a presunti danneggiamenti nell’ambito dell’iniziativa ‘Alvei Puliti’ il 24 e 25 marzo scorsi. ”Nonostante la Protezione civile regionale – scrive Rosato – assicuri che la manutenzione e’ stata svolta regolarmente, e’ emerso con evidenza che durante le operazioni di pulizia sono stati arrecati gravissimi danni alla flora e alla fauna e da segnalazioni e testimonianze, anche video disponibili sul web, e’ attestato che l’intervento non si e’ limitato alla vegetazione arborea e arbustiva infestante”. Dopo aver riconosciuto al comune di San Dorligo della Valle-Dolina di ”aver valutato positivamente la necessita’ di effettuare una pulizia dell’alveo del fiume”, Rosato ricorda che ”il programma dei lavori prevede per la meta’ di aprile una nuova e ulteriore sessione di abbattimenti e operazioni” e chiede se i ministri ”per evitare eventuali violazioni alle normative europee e nazionali, non ritengano opportuno intervenire esaminando, di concerto con le autorita’ locali, il modo migliore di proseguire le operazioni, a tutela della sicurezza degli insediamenti antropici e – conclude – dei valori ambientali”. (ANSA).

 

IL PICCOLO - LUNEDI’, 2 aprile 2012

Val Rosandra, giù le mani – Una marcia e 1600 firme

Si sono radunati in centinaia sul ponte di legno per una civile protesta Chiesto il sequestro della zona danneggiata per evitare altri interventi
Per salvare la Val Rosandra ed evitare che lo scempio ambientale prosegua, deve essere posta sotto sequestro preventivo l’area devastata dall’intervento demolitore dei “volontari” della Protezione civile. È questo il punto nodale del documento che ieri è stato firmato da 1600 persone radunatesi nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio attorno al ponte di legno, posto a qualche centinaio di metri di distanza dal rifugio Premuda. Nelle prossime ore questo documento sarà presentato all’ufficio ricezione atti della Procura della Repubblica di Trieste e assumerà la forma di esposto-denuncia. In altri termini un magistrato dovrà verificare l’eventuale violazione dell’articolo 734 del Codice penale che punisce chi deturpa o distrugge bellezze naturali. Per evitare altri “interventi” all’interno della Val Rosandra, già fissati per le prossime settimane, i firmatari del documento chiedono che l’intera area sia sequestrata in attesa delle necessarie verifiche. Una seconda copia dell’esposto verrà inviata alla Commissione della Comunità europea a Bruxelles perché valuti se è stato violato il regime di tutela a cui è sottoposta l’intera valle e in dettaglio la zona coinvolta otto giorni fa dall’operazione “pulizia” autorizzata dal vicepresidente della Regione ed assessore regionale alla Protezione civile. A Luca Ciriani, eletto nelle liste del Popolo della Libertà, aveva inviato una lettera di ringraziamento anche il sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin, appartenente allo schieramento opposto, salvo poi compiere di fronte alla protesta montante una maldestra piroetta nel tentativo di smarcarsi. Ieri un esponente della “Comunella“ di Bagnoli ha affermato al microfono, durante la manifestazione, che con un gruppo di altri abitanti della zona si era offerto di rimuovere gratuitamente le ramaglie dall’alveo del torrente Rosandra. Sono stati invece preferiti gli uomini della Protezione civile e chi voleva verificare cosa stessero facendo non ha potuto assistere ai lavori conclusisi con l’abbattimento di decine e decine di alberi di alto fusto, perché le vie d’accesso all’area erano presidiate dai carabinieri. Anche ieri la strada per raggiungere prima il rifugio Premuda e poi il ponte di legno è stata presidiata dai militari dell’Arma che avevano istituito con tre automobili blu tre punti di “osservazione”. Tra i manifestanti si sono mischiati anche alcuni investigatori in borghese della Digos perché la Questura riteneva possibile o probabile la presenza di militanti No Tav che avrebbero cercato di egemonizzare la protesta con un loro striscione. Non solo non è accaduto nulla, ma nessuno ha steso striscioni o si è palesato come un contestatore “formato Val di Susa”. Nell’area indicata come punto nodale della manifestazione si sono visti tanti giovani, famiglie con bambini, appassionati di montagna e di speleologia, anziani tra cui uno aiutato nei suoi movimenti da un paio di stampelle, amanti degli animali con decine e decine di cani di tutte le taglie al guinzaglio, un asinello, parecchi appassionati di mountain bike e centinaia di macchine fotografiche. La manifestazione si è svolta non solo pacificamente, ma ha costituito anche un preciso punto di scambio di informazioni su altre imprese realizzate dalla Protezione civile regionale. È stato citato pubblicamente un altro intervento demolitore in Comune di Varmo e un altro ancora nei pressi di Lignano dove lo “spianamento” del terreno ha distrutto un sito di nidificazione delle garzette. La forte bora a tratti ha disperso la voce di chi è intervenuto al microfono, ma ha anche sollevato ripetute nuvole di polvere che hanno disturbato non poco i partecipanti alla protesta. «È già iniziata l’erosione del terreno innescata dalla cosiddetta operazione di pulizia dell’alveo» ha spiegato il professor Livio Poldini che alla “valle” e alla botanica ha dedicato la sua vita di ricercatore. «Non si possono mandare 200 uomini a tagliare tutto. Sono spaurito e mi riempio di furore freddo. Quanta ignoranza. La vegetazione naturale non è qualcosa di sporco che deve essere rimosso. C’è una connessione profonda tra vegetazione e complessità geologica. Non si può definire con tanta supponenza che la vegetazione rappresenta una perturbazione delle rive del torrente. Al contrario rappresenta la migliore protezione contro le esondazioni perché gli alberi rallentano le acque. Una volta tagliati, il torrente prende velocità e innesca l’erosione. Anche le raffiche di bora stanno rimuovendo la parte più sottile del terreno. Ci vorranno 50 anni perchè tutto ritorni come prima…»
Claudio Ernè

Devastazione, una relazione in Parlamento

La inoltrerà Spiro della Porta Xydias al Gruppo amici della montagna. Mobilitata anche la Di Centa
Dalla Val Rosandra a Roma. Della devastazione effettuata dai 200 “volontari” della Protezione civile regionale sarà informato il Gruppo amici della Montagna del Parlamento italiano. Lo ha annunciato ieri il presidente del Cai XXX ottobre Giorgio Godina che ha preso brevemente la parola nel corso della manifestazione di protesta. «Lo scrittore Spiro dalla Porta Xydias ha già inoltrato una relazione molto circostanziata sull’accaduto, in modo da informare il Parlamento su come viene tutelato il nostro patrimonio ambientale. Se ne dovrebbe occupare anche l’olimpionica carnica Manuela Di Centa. Questo è l’ultimo dei tanti “attentati” che la nostra Valle è costretta a subire, nonostante sia stata definita con dettagliati provvedimenti Zona protetta e Riserva naturale regionale». Tra i partecipanti alla manifestazione non sono mancati i commenti. «Che schifo» ha affermato una giovane ragazza. Altri quando hanno visto lo scempio non sono riusciti a proferire parola. Poi, ripresisi dallo stupore, hanno sostenuto «che i responsabili devono essere individuati e puniti; ma devono soprattutto anche ripristinare a proprie spese quanto hanno distrutto». «È passato un tornado. Sono intervenuti senza nemmeno interpellare la Forestale, sostenendo, senza fornire alcuna prova che il rischio di esondazione del torrente era altissimo», ha detto un ragazzo con un piccolo cane al guinzaglio. L’amico che lo accompagnava ha ricordato che la Giunta regionale presieduta da Renzo Tondo ha chiuso, tra gli altri, anche il distaccamento della Forestale di Basovizza. «Forse qualcuno sarebbe intervenuto per limitare i danni…» «Sono tanto ignoranti che non sanno nemmeno dove poter attingere adeguate conoscenze e informazioni». Il giudizio «sono ignoranti» era rivolto, senza tema di smentite, a chi ha prima voluto e promosso la cosiddetta “operazione di pulizia” e a chi poi l’ha attuata a “motosega selvaggia”. I termini che sono circolati con più frequenza tra i partecipanti alla manifestazione sono stati «arroganza», «ignoranza», «fuga dei politici dalle loro responsabilità». I giudizi accomunavano quello che un tempo si definiva l’intero schieramento politico. Dario Gasparo, il naturalista che quattro anni fa ha realizzato uno splendido volume su “La Val Rosandra e l’ambiente circostante” – la prefazione è del sindaco Fulvia Premolin – ieri di fronte alle mille e più persone convenuta attorno al ponte ha ricordato con amarezza che «tanta gente si riunisce solo per i funerali: è questo è un funerale». Davanti e a lato dei tavoli ai quali si raccoglievano le firme – organizzati da Maurizio Rozza e da altri componenti del Comitato – si sono formate file lunghissime di gente in attesa. Oltre al nome e cognome, sui fogli che verranno allegati all’esposto alla Procura venivano annotati gli estremi della carta di identità.

E sabato prossimo la protesta arriva in piazza Unità

Sabato prossimo a mezzogiorno in piazza dell’Unità d’Italia. Gli organizzatori della manifestazione di ieri non mollano la presa e hanno annunciato una nuova iniziativa a salvaguardia della Val Rosandra. Ieri non sono mancati gli slogan. «Ciriani, dimissionii” hanno gridato in tanti. Su un lenzuolo adagiato su di un masso si leggeva polemicamente “Protezione in-civile”.

Cosolini: «Elicottero come auto di servizio?». Lauri: «Dimissioni» – LE REAZIONI POLITICHE

Reazioni a catena dal mondo politico cittadino sullo scempio compiuto in Val Rosandra. «L’elicottero è un mezzo di emergenza: che qualcuno lo confonda con l’auto di servizio?» si è chiesto il sindaco Roberto Cosolini in un messaggio affidato a Facebook. «Non potevo esserci in Val Rosandra – prosegue il sindaco -, ma mi pare evidente che l’intervento, pur necessario, è stato sbagliato per tempi e intensità. Ha provocato seri danni. Ammetterlo sarebbe meglio». Giulio Lauri, geologo e coordinatore regionale di Sel, va giù duro: «Il coinvolgimento diretto dell’assessore alla Protezione Civile Ciriani nell’assurdo intervento in Val Rosandra domenica scorsa disvela l’operazione “alvei puliti” per quello che è: una inutile comparsata in cui, con l’incredibile scusa dell’indifferibilità e dell’urgenza, si interviene con arroganza sul territorio, in un’area di elevato pregio naturalistico, saltando tutte le procedure di valutazione di incidenza previste dalle normative in materia ambientale. Ciriani a questo punto deve dimettersi: per arroganza contro l’ambiente e per aver offeso il senso comune di migliaia di triestini». Pesanti critiche anche dal Movimento Cinque Stelle. Il consigliere comunale Paolo Menis: «È sempre dura ammettere le proprie responsabilità ma di fronte all’evidenza e alle testimonianze di botanici, biologi e altri esperti, l’assessore Ciriani dovrebbe mettersi in tasca il suo orgoglio e il suo “ambientalismo da elicottero” e abbandonare la poltrona».

Corona: «Vanno puniti – Un lavoro da incompetenti»

Lo scrittore e alpinista di Erto sbugiarda la Protezione Civile e la Regione: «Adesso che hanno tolto gli alberi il torrente esonderà sul serio»
«Questi incompetenti senza buon senso vanno puniti per quel che hanno fatto in Val Rosandra, ma in Italia nessuno paga mai, né per il Vajont né per Ustica, si trovano al governo di paesi, città, regioni e Stati perché non bestemmiano, non fornicano e vanno a messa la domenica, ma non capiscono niente, e purtroppo là dove sono ce li abbiamo messi noi». Leva un ruggito di dolore l’uomo dei boschi sacri, lo scrittore Mauro Corona di Erto, che in Val Rosandra è andato tante volte ad arrampicare, e la definisce «un paradisino». Cita Borges: «Meno Stato e più gente» e anche padre David Maria Turoldo: «Sì alla disobbedienza civile». Ma non è solo sentimento. Corona è indignato come conoscitore dei muscoli della natura, oltre che dei suoi profumi, e avverte: «Il fiume esondava? Adesso che hanno tolto gli alberi vedrai come esonderà sul serio, l’acqua andrà ancora più lontano, lo sanno che il Nilo si è sempre potato da solo? Questi politici non si può nemmeno dire “vadano a zappare i campi”, farebbero danni anche lì. Io ho un’idea – prosegue lo scrittore, scultore e “montanaro” -, c’è qualcosa che non quadra… C’è sotto qualcosa». Ma che cosa? «Per esempio in Val Cellina passano un sacco di Tir che portano via la ghiaia, dicono che altrimenti il Cellina esonda, ma la verità è che quei Tir la ghiaia vanno a vendersela, per non far uscire il fiume basterebbe una sopraelevata. È così purtroppo – riflette Corona con triste passione -, la politica è sporca, questi incompetenti hanno delle mire, anche un tonto lo capisce. E io non son di quegli ambientalisti di professione molto radicali per cui non puoi tagliare un filo d’erba. No, dico proprio che chi ha deciso questa operazione in Val Rosandra è un inetto. Tecnici? Per piacere. Se mandi 200 tecnici fanno 2000 morti, neanche la Forestale sa nulla, son ragazzi con un po’ di addestramento. Il buon senso non te lo dà mica l’università». Mauro Corona certifica che ci vorranno 20-25 anni per avere di nuovo un albero «tale che lo puoi abbracciare». E «questo è il segno del principio della fine, del nichilismo imperante, della mancanza di qualsiasi fede. Adesso – è lui un torrente in piena – tutti pensano “dopo di me chi se ne frega che cosa sarà. Mangio, rubo, gozzoviglio”, è il segno della morte politica e fisica, una volta c’era fede in qualcosa, e anche paura, c’era un freno biologico ed etico. Oggi invece uno dice: “Vivo poco e male, e dunque inquino e arraffo a scapito della terra”, e ci va di mezzo chi ha ancora a cuore quello che Borges chiamava “questo progetto dimenticato chiamato Terra”. No – conclude Corona - non è umano chi ha fatto piazza pulita della Val Rosandra. Se hai cinque alberi e non ne lasci nemmeno uno è chiaro che sei un coglione».
Gabriella Ziani

Premolin: «Grazie solo per la pulizia» – Gli abitanti di Bagnoli vanno controcorrente. Mal sopportata la manifestazione

Un bruttissimo primo aprile per Fulvia Premolin. Da dimenticare. Per motivi di sicurezza per tutto il giorno sono rimasta barricata in casa. Con tutto quello che è stato detto….E’ venuta gente incappucciata a gridarmi qualcosa…Non è giusto ma soprattutto le mie parole sono state mal interpretate. Non ho mai ringraziato l’assessore Ciriani per il taglio degli alberi, bensì per la pulizia dell’alveo. Sono due cose ben diverse». Dalla Premolin alla manifestazione in Val Rosandra. Mille voci che si accavallano. «È stato un intervento di tipo industriale e con la natura non ci si può muovere senza ascoltare le voci degli alberi, del vento, dell’acqua. Chi ha responsabilità deve pagare». Roberto Nanut ha appena compiuto 18 anni. Ieri è arrivato in Val Rosandra con il padre e la madre. «Mi portavano a giocare qui da piccolo – ricorda il giovane – è un luogo di bellissimi ricordi e chi ha autorizzato questo barbaro intervento, oltre ad aver creato un danno irreparabile a livello ambientale, ha distrutto anche i miei sogni». Durante il susseguirsi dei diversi interventi, chi ascolta e applaude si guarda attorno incredulo. «Lì c’era un grande albero sotto il quale mi sdraiavo al rientro dalle passeggiate – ricorda Alessandro Adamo indicando una zona a ridosso del ponticello – avevo anche inciso il nome mio e di mio padre, appassionato escursionista, che ora non riesce più a raggiungere questi luoghi». Ognuno dei presenti ieri alla manifestazione porta con sé ricordi, immagini ma soprattutto tanta rabbia. «La polvere che oggi la bora sta sollevando qui non si è mai vista – fa notare Giulio Cosetto – questo ambiente aveva un suo equilibrio che ora è stato per sempre rovinato». Il dibattito scatenatosi attorno all’intervento della Protezione civile ha spinto ieri ad arrivare fino alla riva del torrente Rosandra anche chi lì non ci era mai stato. «Sono iscritto alla facoltà di Scienze Naturali – afferma Sebastiano Filippo – avevo visto solo delle foto di questo luogo e ora sono venuto a vedere come l’hanno ridotto: incredibile». In molti ora si chiedono che fine abbia fatto la legna portata via dopo l’intervento delle ruspe e delle seghe. «Una settimana fa ero qui e ho assistito ai lavori – riferisce Bruno Giorgolo – e gli operai mi hanno raccontato che quella legna sarebbe stata trasformata in trucioli per un famoso mobilificio friulano». Ma scendendo in paese, nella piazza qualcuno non guarda di buon occhio le persone che attraversando il paese si dirigono verso la Val Rosandra. «Qui siamo in molti a essere d’accordo con l’intervento della Protezione Civile – assicura Aljosa Ota, un giovane di Bagnoli – andava fatta pulizia. Spero non ci sia tanta gente a protestare».

Laura Tonero 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 aprile 2012

Val Rosandra: ma la Premolin ringrazia Ciriani – LA VALLE VIOLATA»LA POLEMICA

Spunta una mail inviata dal sindaco «Mi sono fidata del mio vice Ghersinich»
Una mail inviata dal sindaco di San Dorligo della Valle Fulvia Premolin all’assessore regionale all’Ambiente Luca Ciriani per ringraziare la Protezione civile dell’operato svolto in Val Rosandra lo scorso weekend. Sviluppo decisamente inatteso nella vicenda della devastazione ambientale commessa ai danni dell’entrata della riserva naturale da parte di oltre 200 volontari della Protezione civile provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia. All’indomani dei lavori che hanno reso l’area un vero e proprio campo di guerra è emerso che il primo cittadino di Dolina, in ferie in Austria durante quei giorni, ha fatto inviare dal Comune una mail per ringraziare l’assessore Ciriani del lavoro svolto. «La lettera di ringraziamento l’ho scritta senza aver visto l’intervento. Ero via in quei giorni. Mi sono fidata del mio vicesindaco» ammette il sindaco. «Fa parte della mia educazione, ringraziare per un intervento effettuato» dice ora, anche se di quei ringraziamenti non più così convinta dopo i sopralluoghi effettuati. «Faremo i nostri rilievi e gli invieremo a chi di dovere. Non mi sottraggo alle proteste e alle critiche. Voglio capire. Qualche perplessità ce l’ho anch’io». L’intervento, previsto per ripristinare l’officiosità idraulica dell’alveo del torrente Rosandra, alla luce dei fatti, più che occuparsi “dell’asporto della vegetazione arborea e arbustiva infestante”, è stato incentrato all’abbattimento di decine e decine di alberi. Beffa delle beffe: la maggior parte delle ramaglie e del materiale cipposo tagliato giace ancora nell’alveo. Il risultato finale ha lasciato grande sgomento sia da parte degli amanti della Val Rosandra che da parte di diversi naturalisti che hanno seccamente criticato la qualità dell’intervento. Dal Comune per ora stanno giungendo voci contrastanti. Nella riunioni dei capigruppo svoltasi due giorni fa (domani alle 15.30 ci sarà una seduta del Consiglio comunale a Dolina in cui il tema della Val Rosandra sarà naturalmente all’ordine del giorno) il capogruppo della Slovenska skupnost Aljoša Novak ha prospettato l’ipotesi che il Comune possa dichiararsi parte offesa nella vicenda e quindi ricorrere alle vie legali. Altre fonti all’interno del Municipio, però, escludono a priori una causa contro la Protezione civile anche perché sono in molti all’interno dell’amministrazione Premolin a difendere la devastazione svolta in Val Rosandra. La conferma arriva dal vicesindaco con delega alla Protezione civile, Antonio Ghersinich (Pd): «Io difendo l’intervento fatto dai volontari della Protezione civile, forse si poteva fare meglio, ma i residenti di Bagnoli superiore e zona limitrofa sono contenti e chiedono che gli interventi proseguano avanti». Ma perché tutto questo accanimento? «E’ un discorso di sicurezza – prosegue Ghersinich – basti pensare ai pioppi che con acqua abbondante e bora forte sono fonte di pericolo per i cavi elettrici*». Però non tutti la pensano così. Se il coordinatore comunale della Protezione civile Willy Vorus difende l’intervento sottolineando come le critiche arrivano perlopiù da cittadini di Trieste che non vivono la Valle e «parte di quei paesani che protestavano si sono portati a casa quintali di legname». Non è di questo avviso Maurizio Sigoni, ex vicesindaco (Rifondazione comunista) di Dolina e membro della Protezione civile: «Non ho partecipato all’operazione e forse è stato un bene, se no a quest’ora stavo in galera! Non riesco a capire, a chi la Protezione Civile regionale si sia appoggiata nel nostro comune. Quello che è stato fatto è una cosa orrenda».
Riccardo Tosques

*Quali cavi elettrici? Di quali pioppi si starà parlando?

 

L’assessore attacca: triestini strumentalizzati – Dopo le proteste se la prende con il popolo del web che ha scatenato la rivolta: emotività e populismo

Il vicepresidente della giunta regionale e assessore all’ambiente Luca Ciriani non è un grande incassatore. Non ci pensa nemmeno a chiedere scusa, anzi reagisce al mare di critiche e accuse piovutegli da tutte le parti cercando fare valere le sue ragioni. «Il mio obiettivo – attacca – è quello di parlare ai cittadini che, strumentalizzati via internet da ambientalisti che guardano più alla politica che al territorio, si recheranno in Val Rosandra. Ai quei cittadini, ai quali è stato detto e scritto che l’ambiente è stato deturpato, chiedo di guardare oltre, e usare il loro senso critico. «I letti dei fiumi, o alvei hanno un solo scopo: far scorrere i fiumi. Se per quarant’anni – come accaduto in Val Rosandra – non vengono tenuti puliti, la vegetazione ne prende possesso, facendo crescere alberi che con il tempo diventano anche di grande dimensione. Quando il fiume si ingrossa, a causa delle piene, la presenza di cespugli e alberi grandi e piccoli intralcia il normale scorrere, e con tanta acqua presente l’esondazione diventa sempre più probabile». Ciriani è proprio come un fiume in piena. «Quando il torrente esonda, la popolazione è minacciata: le case sono minacciate, e anche la zona industriale a valle subisce dei rischi. La legge stabilisce che negli alvei dei fiumi non devono crescere alberi, e per quanto l’effetto scenografico indotto dal quarant’anni di incuria fosse affascinante, la sicurezza era minima, l’intervento richiesto come urgente dall’amministrazione locale. Abbiamo rispettato le leggi ed tolto gli alberi da dove non dovevano esserci, anche se stavano lì da quarant’anni. Emotività e razionalità sono messe in questo contesto alla prova, e i cittadini devono riuscire a comprendere la differenza tra populismo e necessità di agire. Aggiunge Ciriani: «Lo stesso sindaco di San Dorligo della Valle ha confermato che l’intervento era necessario e concordato, richiesto dal Comune dopo che negli ultimi anni l’amministrazione regionale ha speso in sicurezza sullo stesso sito circa 350mila euro. Gli alberi tagliati sono alberi tagliati: hanno l’aspetto di alberi tagliati e senza dubbio fanno impressione. La questione è che non avrebbero mai dovuto essere lì».

Un esposto in Procura dell’avvocato Giadrossi – Dalla Costa: valuteremo

«Ritengo che ci siano tutti gli elementi per aprire un procedimento penale riguardo la vicenda della Val Rosandra. Chiederò alla segreteria nazionale del Wwf di attivarsi anche da questo punto di vista. Nei prossimi giorni presenterò un esposto denuncia alla procura di Trieste». Le parole sono di Alessandro Giadrossi, avvocato, ma anche presidente del Wwf di Trieste. Dice: «Se il taglio degli alberi avesse riguardato un terreno privato credo, che con quello che è successo, sarebbe già stata sequestrata l’area. Il danno è grave come hanno rilevato esperti di chiara fama come Dario Gasparo, Livio Poldini e Nicola Bressi. Addirittura è stato sbagliato anche il periodo per effettuare quel tipo di intervento». Il procuratore della Repubblica Michele Dalla Costa dichiara: «Verificheremo i fatti, le competenze e le procedure». Poi precisa: «Valuteremo la situazione, perché ormai il taglio (ndr, agli alberi) è stato fatto. Dalle notizie pare che sia stato finalizzato alla pulizia dell’alveo ddel fiume e l’Italia è sempre a rischio idrogeologico». Ripete: «Valuteremo i fatti, poi potremo parlare». Domani intanto, dopo le segnalazioni, il procuratore esaminerà i primi elementi dai quali potrebbe scaturire l’indagine. Elementi che saranno integrati dall’esposto denuncia del Wwf consentendo così l’apertura di un fascicolo al momento a carico di ignoti. In una nota a firma dello stesso Giadrossi si legge: «L’intervento della Protezione civile regionale in Val Rosandra era ingiustificato ed errato. È avvenuta la distruzione della vegetazione ripariale, lungo un tratto del torrente Rosandra, con deturpamento ingiustificato dei suoi valori paesaggistici e alterazione ambientale di un’area tutelata naturalisticamente e paesaggisticamente, ricompresa nell’omonima Riserva naturale. Sono stati tagliati molti alberi anche di grandi dimensioni (pioppi bianchi del diametro di 90 cm, ontani neri, salici, ecc.) ed è stato compromesso l’habitat della “foresta a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie ivi presenti, con disturbo all’avifauna quale picchio rosso maggiore, picchio verde, ballerina bianca e gialla, merlo acquaiolo». Continua: «È stato distrutto dal passaggio dei mezzi il sito di riproduzione della Rana ridibunda. L’intervento, inoltre, è avvenuto nel periodo riproduttivo per l’avifauna e gli anfibi Un intervento che, come attuato, era ingiustificato dal punto di vista idraulico».

(c.b.)

“Mezzogiorno di fuoco” sul ponte di legno per La protesta nata sul Web

La protesta corre sul Web. Stando al numero di contatti, migliaia di triestini indignati dovrebbero oggi radunarsi in val Rosandra per “soccorrere” un posto a loro caro. E’ da prevedere una fiumana di gente: ambientalisti, escursionisti, curiosi, persone di tutte le età e di tutti i ceti, amanti della natura che in passato avevano sempre trovato conforto tra quegli alberi tagliati. L’appuntamento è per mezzogiorno sul ponte di legno (ma non ci staranno tutti) ma il pellegrinaggio nella valle violata comincerà già dalle prime ore del mattino e finirà a tarda sera. Il rifugio Premuda sarà preso d’assalto dai “gitanti solidali”. A Bagnoli prevedibili anche problemi di viabilità. Non è invitata la Protezione civile…. Ma il popolo del web, contrariamente a quanto asserisce l’assessore regionale Ciriani, non intende essere strumentalizzato. Il comitato no Tav e i gruppi antagonisti stanno tentando di impossessarsi in qualche modo di questa pacifica protesta che invece non ha bisogno di sponsor. E’ nata in maniera spontanea.

La protesta sul web Prove di senso civico e di responsabilità – LA VALLE VIOLATA »IL TAM TAM DELL’INDIGNAZIONE

Informazione dirompente in rete, ma con un tono pacato e costruttivo che è mancato tra politici e ambientalisti
Sabato 24 marzo, io ero a Milano. C’era il cielo azzurro di primavera che difficilmente si vede in città. Pedalavo alla ricerca di un po’ di verde, pensando a quello che avrei fatto a Trieste: sarei andata ad arrampicare o a camminare lungo la vecchia ferrovia. Mentre pensavo al verde del Carso, alla luce che parte dal mare e rimbalza tra le foglie, mi ha telefonato un amico. Era ad arrampicare appena sotto la Vedetta di Moccò: «Ciò, qua i sta fazendo un casin, xe pien de camion, ruspe, omini e i sta disbratando tuto!». Non ho capito subito, ho pensato a comuni lavori di cura boschiva, quelli che in un primo momento sembrano amputare violentemente e invece dopo restituiscono una natura pulita e più rigogliosa. Ma la sera, a casa, ho aperto Facebook e ho capito che qualcosa non andava. Sulle pagine di molti amici c’erano foto che mostravano la Val Rosandra prima dell’intervento della Protezione civile e dopo: sembrava un paesaggio di guerra, devastato dal passaggio di carri armati, nudo e riarso. Ho cercato informazioni nei giornali, nelle notizie dell’ultima ora. Niente. Ero a Milano e faticavo a credere a quelle foto: non mostravano la valle che ricordavo, con le sue fronde che fanno il fresco in estate e i rami cui aggrapparsi scendendo dai sentieri più in alto. Ma su internet l’allarme esplodeva. Io ero lontana, non avevo modo di verificare quello che leggevo, dovevo fidarmi di internet? Non si trattava di un allarmismo eccessivo? Magari di una strumentalizzazione? Come fare ad avere informazioni attendibili? Forse il giorno dopo tutto si sarebbe sgonfiato… E invece i giorni successivi, mentre dalle fila della politica non volava una mosca, sul web cresceva la qualità delle informazioni. Gli stessi utenti badavano a fare da filtro e isolare i facinorosi che semplicemente cercavano visibilità su internet, in molti si mobilitavano a raccogliere informazioni e condividerle: testimonianze di chi c’era andato, video, pareri di esperti forestali e botanici, recupero di decreti legge. Chiunque avesse una competenza specifica la metteva a disposizione. E così, anch’io che stavo lontano ho cominciato a farmi un’idea di come erano andate le cose: da chi erano stati autorizzati i lavori, di chi era stato il coordinamento logistico, qual era la flora della zona, gli altri casi simili… In grande ritardo sono poi arrivate le dichiarazioni politiche e le cautele, ma ormai l’informazione organizzata su web aveva segnato il passo: aveva dimostrato di essere non solo più rapida, ma inaspettatamente anche più approfondita, più matura, più responsabile. In una parola: attendibile. E anche quando dalle pagine virtuali è partita l’idea della manifestazione, subito il tono è stato costruttivo e civile. Se oggi in valle non ci saranno bandiere di partito né slogan opportunistici che assimilano il caso Rosandra alla questione No Tav, lo si dovrà ai continui appelli su Facebook da parte dei partecipanti. Se per una volta, e proprio in Val Rosandra-Dolina-Glinšcice, non ci si dividerà in recriminazioni italo-slovene, lo si dovrà alla calma e la diplomazia dispiegata in rete. Se oggi non risuoneranno urla e tamburi, ringrazieremo chi in rete ha ricordato che non dobbiamo spaventare i pochi animali rimasti, la natura già privata e violentata. Queste prove di senso civico non sono venute dalle parole di politici né dalle associazioni ambientaliste, ma da singoli cittadini sul internet. Ieri sono arrivata a Trieste e anch’io, come molti, sono salita a Moccò per vedere il disastro. All’inizio del sentiero un cartello ammoniva tristemente “Parco Naturale della Val Rosandra”, comportatevi bene. Ho guardato dall’alto: il Sentiero dell’amicizia che porta fino in Slovenia ora si apre con uno squarcio, una ferita che denuncia tutta l’ignoranza di chi l’ha compiuta. Il terreno è brullo e triste, difficile non immaginarlo cedere alla prima pioggia e trascinare nel fiume i suoi detriti, senza più le radici a trattenerlo, ma questa è materia per esperti. Io guardo la valle dove mille volte sono stata felice e posso solo pensare che al momento la ferita è profonda ma limitata, la natura aiutata con nuovi innesti si riprenderà. Ma un pericolo più grande la minaccia e non ci sono più scuse, bisogna vigilare affinché il 14 e 15 aprile quella ferita non diventi mortale.
FEDERICA MANZON

La Soprintendenza: non è compito nostro

Nell’enorme sconcerto per quanto accaduto in Val Rosandra molti si sono chiesti: la Soprintendenza, che ha giurisdizione e compito di controllo anche sui beni paesaggistici, dov’era? Perché non è stata interpellata prima che entrassero in azione i tagliatori di alberi in una zona protetta dal punto di vista naturalistico? Risponde l’architetto Alvaro Colonna dell’ufficio già guidato da Luca Rinaldi, il soprintendente che ha vinto il trasferimento a Torino e non è stato ancora sostituito: «Non mi risulta che siano state presentate richieste di autorizzazione, ma probabilmente non era necessario, perché la tutela del paesaggio da questo specifico punto di vista è responsabilità della Regione, che poi la delega direttamente ai Comuni». In questo caso infatti a chiedere l’intervento alla Regione è stato proprio il Comune nel quale la Val Rosandra ricade, quello di San Dorligo della Valle. «Se ci sono tutele di tipo idrogeologico – prosegue Colonna – in certi casi è la Forestale ad avere titolo per intervenire, e comunque ci sono ancora altre cose da tenere in considerazione. Il Comune di Trieste, per esempio, si è dotato di un “Piano del verde”, che indica quali alberi possono essere tranquillamente rimossi, quando necessario, anche in zone sottoposte a tutela. Nel Piano è anche indicata una misura della pianta che segna il limite: sotto una certa altezza si può tagliare senza permessi, e sopra quell’altezza no». Infine, per considerazione generale, Colonna conclude: «Questa è stata presentata come “pulitura del sottobosco”, in questo senso potrebbe essere considerata un’operazione perfino doverosa».

In Regione il Pdl tenta una difesa d’ufficio «Colpa di San Dorligo»

I consiglieri Tononi e Piero Camber riconoscono: perpetrato uno scempio. Però assolvono il vicepresidente
«Per chi che xe abituado a viver fra panoce e leti de ghiaia, xe difficile capir…». Il popolo del web è impietoso nei confronti di Luca Ciriani, assessore regionale all’Ambiente e vicepresidente della Regione. Le sue giustificazioni per l’intervento in Val Rosandra appaiono deboli. Come debole è la difesa del Pdl triestino. Una difesa d’ufficio con alibi precostituito. Tanto per nascondere l’imbarazzo. «Non ha colpe – spiega Piero Tononi, consigliere regionale e vicecoordinatore provinciale del Pdl -. Ciriani è di Azzano Decino, cosa può sapere della Val Rosandra». La colpa? È tutta di Antonio Ghersinich, vicesindaco di San Dorligo della Valle. «Omessa vigilanza – spiega Tononi -. Il vicesindaco, che conosce il territorio, va a vedere i lavori e non si accorge di nulla. A me sembra allucinante che abbia avallato l’intervento. Una cosa lunare». «Sono sconcertato, agghiacciato, sbigottito, a bocca aperta». Piero Camber, consigliere regionale del Pdl, non sa che altri termini usare per esprimere la sua indignazione per quanto visto. «Io amo la Val Rosandra. Ci vado spesso. Non riesco a capire come possa essere successo. Ci vorranno anni e anni prima che torni come prima». Ma il colpevole non va cercato in Regione? «L’assassino della storia non è Ciriani – rivela Camber – ma il Comune di San Dorligo che ha richiesto l’intervento e ha lasciato fare. Incomprensibile». «Le immagini lasciano qualche perplessità» dice Maurizio Bucci, consigliere regionale Pdl. Che però non si spinge oltre: «Non conosco tecnicamente la cosa, non credo che la Protezione civile sia così sprovveduta da fare un intervento così devastante. E neppure l’assessore Ciriani che era presente». Sandra Savino, assessore regionale alle Finanze e coordinatrice provinciale del Pdl, non partecipa alla protesta. «Sono stata due volte in Val Rosandra in tutta la mia vita – confessa -. Non ho competenze per dare un giudizio. E comunque ho completa fiducia nell’assessore Ciriani né metto in dubbio l’operato della Protezione civile». Bruno Marini, consigliere Pdl di area cattolica, non dà assoluzione preventive, ma neppure condanne. Come premessa ammette un peccato grave per un triestino: la non conoscenza della Val Rosandra. E così finisce nello stesso girone di Savino. «Non sono un tuttologo e non pretendo di saper tutto – dice Marini -. Le spiegazioni fornite da Ciriani mi sono sembrate francamente sufficienti ed esaurienti. Era da 40 anni che nessuno interveniva». Così dice Ciriani e così è. Ma non fa testo. La Val Rosandra di Marini non è neppure un luogo della memoria.
Fabio Dorigo

Servizio del TGR FVG rai3 del 1 aprile 2012 h 19:30

Servizio del TGR FVG rai3 del 1 aprile 2012 h14

IL PICCOLO - SABATO, 31 marzo 2012

Il passaggio di un tornado sul torrente Rosandra

Una dannosa operazione di cosmesi delle ruspe della Protezione civile Già cominciato il pellegrinaggio degli escursionisti. Sembra un funerale
Sono scesi a vedere il disastro anche da oltre confine. Sloveni da Beka, Ocizla, Erpelle, Capodistria. Fanno fotografie, non gli pare possibile, a loro che tengono i boschi come giardini, che le ruspe entrino in un santuario. I triestini invece sono là senza parole, parlano a bassa voce, manca solo che tengano il cappello in mano. Sono al funerale del Rosandra. Roberto, sulla sessantina, piange calde lacrime su quella che considera la morte del fiume. «Ricordatevelo, ricordatevelo com’era. Avevo portato amici padovani a vedere la mia valle, ed ecco cosa mi tocca mostrare». Un altro digrigna: «Mandemoli a casa, adesso no xe più l’articolo dicioto». Quelli di Boljunec-Bagnoli se la prendono meno calda, vedono il lato pratico della questione. Raccolgono i ceppi con la carriola per le loro stufe. E poi il fiume di una ripulita aveva bisogno: anni fa dopo un temporale si era portato via una mezza casa sulla sponda, poco a valle del rifugio. Ma sul “come” è stato fatto il lavoro sono tutti d’accordo: coi piedi. Passano le ore e cresce la processione di gente inferocita. Il tam tam ha chiamato a raccolta la “gente della valle”. Non si è toccato un luogo, ma un simbolo. Domenica saranno a migliaia, per la grande protesta indetta via web contro la Mala-protezione civile e la direzione dei lavori assunta dall’assessore regionale Ciriani. In bocca a tutti lo stesso nome: “Virgilio”, l’alpinista considerato il custode morale della valle, che proprio in quella valle è morto di un guasto alla pompa del cuore, due anni fa, maledicendo fino all’ultimo l’incuria degli uomini. Virgilio Zecchini, un nome un programma. Era lui che cinque anni fa aveva sollevato il popolo contro il tracciato della Tav, deciso in gran segreto, che avrebbe dovuto sventrare la Rosandra, ed era lui che aveva vinto la battaglia. «Virgilio non avrebbe permesso tutto questo», è la frase che si sente ripetere in mille varianti. Perché l’allarme non è partito prima? La sindachessa Premolin, dicono in paese, pare abbia addirittura ringraziato Ciriani, prima del putiferio. E il vicesindaco avrebbe seguito i lavori da terra, mentre l’elicottero dell’assessore rombava sugli strapiombi. Voci sconfortanti. Era stata fatta una valutazione di impatto ambientale? Pare di no. Erano stati avvertiti gli uomini della forestale? No, perché i metri di bosco vicini all’alveo non sono di loro competenza. E la soprintendenza ha saputo? Non pare, visti i risultati. Menefreghismo totale, o rischio aperto di illegittimità nell’operazione. Le ruspe hanno fatto “carne di porco” del terreno, divelto cartelli, dissestato scalini di pietra, abbattuto barriere. I tronchi sono stati spostati dall’alveo, ma le montagne di ramaglie sono ancora lì e anche gli imbecilli capiscono che in caso di pioggia può formarsi una micidiale diga di legnami. A monte del rifugio trovo il ceppo di un ontano di un metro di diametro. Un “gigante della memoria”, di quelli che alcuni bravi forestali hanno raccolto in un magnifico libro fotografico sulla regione. Fatto secco anche quello. Tagli di fantasia, un’esibizione di forza, anzi di potere. Sembra sia passato un tornado, una trivella di vento. Poi di colpo tutto finisce. Là dove il bulldozer non è potuto passare, là finisce anche il lavoro, tra le rocce cinquecento metri sopra il rifugio. Oltre è l’abbandono, la foresta vergine con vecchi alberi caduti che nessuno smuove. E allora l’esibizione di forza si svela per quella che è: un’ammissione di debolezza. Si è tagliato dove era facile, non dove si doveva. Un’operazione cosmetica, utile solo a dire “abbiamo fatto”, ma inutile nella messa in sicurezza del fiume. Ma non era meglio pagare quei soldi alle comunità perché facessero un lavoro capillare, assumendosene la responsabilità? Responsabilità: ecco la parola chiave. Sconosciuta al potere e, ahimè, anche al popolo d’Italia. I boschi della regione fanno schifo, nessuno li cura più, perché tanto c’è la Protezione. E così quello che ieri veniva dal basso oggi è calato dall’alto coi risultati che si vedono. La distruzione a pagamento ha sostituito la manutenzione gratuita. Ma il peggio è che coloro che consentono scempi simili sono gli stessi che spergiurano che il raddoppio della centrale nucleare di Krsko non costituisce pericolo, oppure che il rigassificatore non può saltare in aria in mezzo alla città e le immense gasiere non intralceranno il movimento navi del porto. Dopo quanto è accaduto in Val Rosandra è molto più difficile credere alle loro parole.
PAOLO RUMIZ

Rivolta scoppiata sul web – Domenica la marcia

Ambientalisti e non, semplici escursionisti, amanti della natura, rappresentanti di associazione si ritroveranno domenica in Val Rosandra per una marcia di protesta contro lo scempio compiuto in Val Rosandra dalla protezione civile. Un modo per “solidarizzare” con la valle ferita. L’appuntamento è per mezzogiorno sul ponte di legno. Prevista la partecipazione di centinaia di persone. La rivolta era partita già martedì sul web dove decine di persone (ora sono quasi 2mila) avevano cominciato a scriversi per manifestare la propria indignazione. Poi sono seguite le prime testimonianze.

Wwf e Legambiente: «Incomprensibile superficialità» – AMBIENTALISTI ALL’ATTACCO

«Vanno chiarite le responsabilità, per lo scempio compiuto in Val Rosandra ad opera della Protezione Civile regionale». A chiederlo sono gli ambientalisti del Wwf, decisi a fare piena luce sulla “strage” perpetrata domenica scorsa. «L’intervento – denuncia l’associazione – è stato attuato nel pieno del periodo riproduttivo per l’avifauna e gli anfibi, sono stati asportati completamente tutti gli alberi più grandi (pioppi bianchi di 40 anni del diametro di 90 cm, ontani neri, salici, ecc.), è stato compromesso l’habitat della “foresta a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie che la abitano, mentre sono rimaste molte robinie che avrebbero dovuto essere eliminate. Sconcerta poi – continua il Wwf – che il Comune di S. Dorligo della valle, ente gestore della riserva naturale, abbia collaborato all’esecuzione degli interventi suddetti, senza la minima considerazione per gli habitat le specie che la riserva dovrebbe tutelare». Di qui la necessità, secondo l’associazione ambientalista – di dare risposta ad una serie di quesiti: «È indispensabile chiarire se esistano reali pericoli di esondazione del torrente Rosandra e cos’abbia motivato l’“urgenza” dell’intervento eseguito, perché sia stato scelto proprio questo periodo per l’intervento di “pulizia”, perché non sia stata svolta la valutazione di incidenza, prescritta dalle norme europee, sull’intervento nel SIC/ZPS e, infine, chi si sia assunto la responsabilità della pianificazione e dell’esecuzione dell’intervento». Estremamente critico nei confronti dell’operazione “Puliamo il mondo – Clean up the world”, anche il Circolo Verdeazzurro di Legambiente. «L’intervento della Protezione Civile ha arrecato danni incalcolabili alla vegetazione ripariale e all’importantissimo ecosistema che coronava un lungo tratto del torrente Rosandra , in comune di San Dorligo della Valle. Nel corso dell’operazione, attuata in un momento assolutamente inopportuno perché coincidente con il periodo riproduttivo di uccelli ed anfibi, sono stati asportati importanti esemplari di carpino nero, pioppo bianco e salici che avevano diametro anche superiore a 80 cm. È incomprensibile – conclude Legambiente – come la Protezione Civile abbia potuto operare con tanta superficialità su aree così delicate».

Bandelli: «L’assessore deve essere cacciato» – Un’Altra Trieste con Fli, Sel e il Movimento 5 Stelle presentano il conto al vice del governatore Tondo

FOTO E VIDEO DELLO SCEMPIO IN VAL ROSANDRA SUL SITO www.iIpiccolo.it

Non è Adamo e non c’entra Eva. Il paradiso comunque c’era. Prima dell’orgia delle “motoseghe in libertà” della Protezione civile. «Devastata la Val Rosandra, cacciate l’assessore Ciriani». Franco Bandelli, leader di Un’Altra Trieste, non è tenero con il vicepresidente della giunta regionale,nonostante il comune passato in Alleanza nazionale. Il titolo del suo comunicato stampa ha il sapore biblico. Da Genesi. Non è l’unico a chiedere la cacciata dell’assessore regionale. «Ciriani deve chiedere scusa, rifondere i danni e togliere il disturbo» aveva dichiarato mercoledì a caldo Paolo Menis, consigliere comunale del Movimento 5 stelle. A chiedere il conto al vicepresidente della giunta regionale c’è anche Michele Lobianco (Futuro e Libertà), un passato comune nelle file della destra. «Quel che impressiona è che testimone di quest’operazione è stato l’assessore regionale Luca Ciriani che a questo punto deve rispondere di quanto accaduto». Non diversa la richiesta, dal fronte opposto, di Sel firmata da Stefano Bertuzzi, Giulio Lauri e Fulvio Vallon: «Il vicepresidente della Regione dovrebbe assumersi la responsabilità per un rozzo e grossolano intervento». È stato Lobianco a coniare il termine di “motoseghe in libertà”: «Non si trattava di ripulire dalla sterpaglie le pur prestigiose mura di Palmanova, ma di intervenire in un delicato ed unico ecosistema». «Intervenga la magistratura – auspica Bandelli -. Ma d’altro canto, cosa sperare dall’Assessore regionale con delega alla Protezione Civile Luca Ciriani, che ha già ampiamente dimostrato quale sensibilità provi nei confronti della nostra città, tanto da proporci sempre, solo e come soluzione di tutti i nostri problemi, la realizzazione dell’impianto di rigassificazione che nessuno vuole, escluso l’ex sindaco Dipiazza». Da Zaule in Val Rosandra. A pensar : «Mi chiedo se l’assessore Ciriani abbia voluto fare una prova di disboscamento in Val Rosandra per proporre un sito alternativo al suo amato impianto di rigassificazione». E il sindaco di Trieste? Roberto Cosolini, da spettatore interessato, evita i toni duri. Non vuole incidenti diplomatici. »Dal filmato visto su internet e da quanto mi riferisce una persona qualifica di fiducia che è andata sul posto (Nicola Bressi, direttore dei musei scientifici, ndr), le preoccupazioni per l’intervento in Val Rosandra hanno un fondamento – dice il sindaco -. Non voglio certo invadere competenze di altri, anzi sarei felice se gli allarmi che rimbalzano sul web venissero autorevolmente confutati, ma certo le immagini non sono tranquillizzanti e farebbero pensare che la gestione dell’intervento non sia stata sufficientemente attenta e rispettosa». La cautela, in questi casi, non è mai troppa. Andare con i piedi di piombo. L’avesse fatto anche la protezione civile non ha fatto in Val Rosandra…

fa.do.

«Un disastro ambientale Intervento scellerato»

L’amarezza di Pier Luigi Nimis, ordinario di botanica alla facoltà di scienze all’università di Trieste: «Niente più boschetto a galleria almeno per 20 anni»
«L’intervento effettuato in Val Rosandra si configura come un vero e proprio disastro ambientale». Pier Luigi Nimis, professore ordinario di Botanica alla facoltà di Scienze della Vita dell’Università, ieri mattina in Val Rosandra ci è andato di persona. Ha voluto vedere con i suoi occhi lo scempio compiuto dalle ruspe, le seghe elettriche e le accette. Nimis è membro della Commissione scientifica della Val Rosandra e ha cercato subito di mettersi in contatto con il sindaco di San Dorligo, Fulvia Premolin, per avere delle spiegazioni. «Lo scriteriato intervento, effettuato all’insaputa della Commissione – sottolinea – prescindeva completamente dall’analisi delle funzionalità e dei servizi ecologici della vegetazione riparia, partendo dall’assunto grossolano che essa sia qualcosa di dannoso, da eliminare per mettere in sicurezza il torrente. Il risultato è stato un danno ecologico e paesaggistico difficilmente rimediabile in tempi brevi». Il botanico ricorda che quella valle, oltre ad essere parte di una riserva naturale regionale, è inserita nell’area Sic “Carso Triestino e Goriziano”, nella zona di protezione speciale “Aree carsiche della Venezia Giulia” ed è pertanto sotto tutela europea. «L’intervento – prosegue – ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (in termini scientifici, Alnus glutinosa) costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’indice di funzionalità fluviale, adottato anche dall’Arpa per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della regione». Secondo Nimis la completa scopertura del suolo derivata dal taglio drastico effettuato in Val Rosandra priverà quel tratto del torrente del suo presidio forestale, accelerando il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive. «L’impatto derivante dalla distruzione di un ambiente unico nel nostro territorio sulla biodiversità, sia animale che vegetale, sarà elevato: il drastico intervento ha già modificato il delicato habitat di molti animali acquatici ed è stato effettuato proprio durante il periodo di nidificazione degli uccelli». L’intervento ha distrutto un’oasi d’ombra che gli escursionisti trovavano al ritorno alla fine delle passeggiate. «Gli ontani ricresceranno lentamente – conclude Nimis – ma al posto dello splendido boschetto a galleria all’imboccatura del sentiero principale della Val Rosandra, per almeno 20 anni crescerà un cespuglietto impenetrabile».
Laura Tonero

Ciriani: «Non toccato il bosco ma solo l’alveo del fiume»

L’assessore difende la Protezione civile “dall’ambientalismo da salotto”: «In quell’area non si metteva mano da 30-40 anni e le esondazioni più volte hanno raggiunto le case. Il Comune era d’accordo»
TRIESTE Video, fotografie e un comunicato che riempirebbe una pagina di giornale. La Regione risponde alla accuse di una Val Rosandra violata. Ricostruisce, precisa. E, con Luca Ciriani, anche contrattacca: «Difenderò sempre i volontari della Protezione civile dall’ambientalismo da salotto». L’assessore regionale all’Ambiente spiega che l’intervento di taglio degli alberi, «chiesto dal comune di San Dorligo», aveva una funzione anti-piena: «Non si è toccato il bosco ma solo l’alveo del fiume, lì dove nessuno metteva mano da 30-40 anni, periodo in cui più volte le esondazioni hanno raggiunto le case. La scelta era tra pulire quell’alveo o lasciare tutto come stava e continuare a mettere a rischio la popolazione». Insomma, come si legge nel comunicato della Regione, che allega pure un video che testimoniano le recenti piene, si è trattato di «interventi urgenti di prevenzione per il ripristino dell’efficienza idraulica dei corsi d’acqua regionali a tutela della pubblica incolumità mediante l’asportazione della vegetazione arborea e arbustiva infestante gli alvei». Interventi, viene ulteriormente sottolineato, previsti dalla legge regionale 64/1986. Nell’ultimo decennio, si ricorda, «il torrente Rosandra è stato interessato da fenomeni di piena nel 2003, 2008 e 2010. Nel settembre di due anni fa, in particolare, è stata allagata la zona industriale a valle e si è registrata una grave erosione in sponda sinistra in corrispondenza del ponte in località Bagnoli Superiore, con la compromissione della stabilità dell’abitazione soprastante». Sempre in quell’occasione, fa sapere ancora la Protezione civile regionale, «il livello è stato assai prossimo all’esondazione proprio in corrispondenza dell’abitato di Bagnoli e, dai sopralluoghi allora effettuati, risultava che proprio in tale tratto, e in quello immediatamente a monte, la sezione idraulica disponibile per il regolare deflusso delle acque di piena era significativamente ridotta dalla presenza di tronchi caduti in alveo e dall’abbondante vegetazione arbustiva e arborea». Di qui l’esigenza di salvaguardare l’incolumità delle popolazioni rivierasche e l’integrità delle infrastrutture. Urgenza sollecitata dal Comune di San Dorligo «che a fine gennaio 2012 ha segnalato alla Protezione civile la necessità di eseguire l’intervento di manutenzione lungo il tratto compreso tra l’abitato di Bagnoli Superiore e Bagnoli». Ma la particolarità del sito? Il fatto che sia protetto? Anche su questo Ciriani ha una spiegazione: «Secondo legge, la vegetazione di qualsiasi tipologia che cresce nell’alveo di un corso d’acqua non costituisce bosco. Pertanto, per attuare questo tipo di interventi di manutenzione, non sono necessarie autorizzazioni forestali di alcun tipo. Inoltre, l’intervento di taglio a raso della vegetazione in alveo rientra comunque tra gli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, in quanto non modifica in modo permanente lo stato dei luoghi, e non è assolutamente soggetto a nessun tipo di autorizzazione paesaggistica». E poi dal punto di vista della norma in materia di aree Sic-Zps il competente servizio della direzione centrale risorse rurali agroalimentari e forestali, ha raccomandato per le vie brevi esclusivamente il rispetto degli eventuali alberi portatori di nidi*. E infine, durante le due giornate di taglio «le operazioni sono state svolte seguendo scrupolosamente quanto concordato nella riunione del 21 marzo, sotto l’attenta sorveglianza anche del Comune, nella persona del vicesindaco, e senza alcuna contrarietà manifesta da parte della popolazione residente». Quanto l’acqua esonda, conclude polemicamente Ciriani, «arriva la Protezione civile, non Legambiente o il Wwf».

Marco Ballico

*Come dimostrato dai video online, neppure gli alberi con nidi sono stati risparmiati!* CONFRONTA QUI

Abbattimento degli alberi: erano assenti i Forestali – LUNGO IL TORRENTE

SAN DORLIGO É ormai sicuro che alcun effettivo della Direzione centrale delle Risorse forestali regionale fosse presente in modo ufficiale all’intervento di taglio e manutenzione realizzato in una parte dell’alveo del torrente Rosandra lo scorso weekend. Con la presenza di qualche Guardia Forestale i volontari, per la maggior parte provenienti dal resto della regione, sarebbero stati meno intraprendenti e più prudenti nell’abbattimento di pioppi e ontani. La Forestale in precedenza ha avuto modo di autorizzare l’intervento della Protezione civile. I Forestali un tempo impegnati nella defunta stazione di San Dorligo della Valle avrebbero sicuramente potuto dispensare informazioni e consigli in tempo reale durante l’operazione di taglio e manutenzione. Purtroppo la stazione Forestale di San Dorligo non esiste più dallo scorso primo novembre, “spenta” dalla Regione assieme a quel Centro didattico di Basovizza che divulgava la scienza ambientale e forestale a migliaia di studenti e turisti. Ma un tempo alcune guardie presidiavano la Val Rosandra ogni giorno, domeniche comprese. Per far percepire la loro presenza nella Riserva naturale, parcheggiavano i due loro mezzi all’entrata della valle e nella località di Bottazzo. Un intelligente espediente per far capire agli escursionisti che si vigila e si controlla di continuo quella preziosa e meravigliosa vallata.

(ma.lo.)

«Esecuzione degna del peggiore Attila» – Mario Ravalico geologo e consigliere comunale pd

«L’esecuzione maldestra e degna del peggior Attila ha segnato in modo negativo e dannoso un intervento la cui finalità positiva non può essere messa in discussione da chiunque guardi ai vari aspetti, ugualmente importanti, delle tematiche ambientali». Lo afferma il geologo e consigliere comunale del Pd Mario Ravalico. «Certamente in questo momento – aggiunge – è prioritaria la più che giusta protesta per lo scempio operato ma non dobbiamo dimenticare che un aspetto altrettanto grave è lo stato di abbandono in cui versano i nostri corsi d’acqua. Nel caso specifico vorrei ricordare che storicamente le esondazioni del torrente Rosandra hanno causato estesi allagamenti con notevoli danni soprattutto nell’area più a valle».

«Scempio all’interno della riserva naturale» – Sergio Dolce, per 20 anni direttore del Museo di Storia Naturale

Per Sergio Dolce, direttore del Museo di storia naturale dal 1990 al 2010, in Val Rosandra è stato distrutto un buon tratto dell’ambiente ripariale costituito da vegetazione igrofila ed idrofila composta da notevoli esemplari di Pioppo nero il cui tronco raggiungeva anche due metri di circonferenza. Distrutti anche alberi assenti dall’altopiano carsico come gli Ontani comuni . Tagliati pure i salici rossi, le Sanguinelle e il Sambuco comune . Il tratto caratterizzato da una fitta vegetazione a Petasites hybridus (farfaraccio maggiore) non esiste più. « Vorrei sapere perché – chiede Dolce – Vorrei sapere quanto si è speso per perpetrare questi danni! E poi se non sbaglio questo avviene all’interno di una riserva naturale». 

Servizio del TGR FVG rai3 del 30 marzo 2012

Comunicato stampa della protezione civile del 30 marzo 2012

*(Purtroppo i video dei nostri esperti smentiscono le dichiarazioni della protezione civile su come si è svolta l’operazione)* CONFRONTA QUI

Scaricabile qui:

http://www.protezionecivile.fvg.it/ProtCiv/GetDoc.aspx/79510.pdf

Riportiamo dalla pagina:

http://www.agenparl.it/articoli/news/regionali/20120330-fvg-prot-civile-precisazione-su-intervento-torrente-rosandra

(AGENPARL) – Trieste, 30 mar – “In relazione agli interventi urgenti di prevenzione per il ripristino dell’efficienza idraulica dei corsi d’acqua regionali a tutela della pubblica incolumità mediante l’asportazione della vegetazione arborea ed arbustiva infestante gli alvei (LR 64/1986) in comune di San Dorligo della Valle – Dolina, località Bagnoli della Rosandra – torrente Rosandra, la Protezione Civile della Regione precisa quanto segue: Il regime del torrente Rosandra è caratterizzato da episodi di piena decennale che nel corso superiore del torrente mettono a rischio le abitazioni rivierasche e la viabilità comunale, mentre nel corso inferiore determinano dannose esondazioni nella zona industriale del comune di San Dorligo della Valle – Dolina. Nell’ultimo decennio tale torrente è stato interessato da fenomeni di piena negli anni 2003, 2008 e 2010, in particolare durante l’evento verificatosi nel mese di settembre 2010 il torrente rosandra è esondato provocando l’allagamento della zona industriale a valle, causando anche nella parte alta del proprio corso una grave erosione in sponda sinistra, in corrispondenza del ponte in località bagnoli superiore, con la compromissione della stabilità dell’abitazione soprastante. Durante lo stesso evento del 2010 il livello raggiunto dal torrente è stato assai prossimo all’esondazione proprio in corrispondenza dell’abitato di Bagnoli e dai sopralluoghi allora effettuati risultava che proprio in tale tratto del torrente, e in quello immediatamente a monte, la sezione idraulica disponibile per il regolare deflusso delle acque di piena era significativamente ridotta dalla presenza di tronchi caduti in alveo e dall’abbondante vegetazione arbustiva e arborea infestate l’alveo stesso. L’abbondanza di vegetazione arborea ed arbustiva infestante l’alveo del torrente Rosandra è dovuta alla pluridecennale mancanza di manutenzione dell’alveo stesso ai fini del mantenimento della sua officiosità idraulica. In particolare, nel tratto a monte della prima briglia, gli ultimi interventi risalgono agli anni ’80, periodo della costruzione della briglia stessa. Da tutto ciò è emersa l’esigenza di salvaguardare l’incolumità delle popolazioni rivierasche e l’integrità delle relative infrastrutture pubbliche e private contermini al torrente Rosandra. Infatti il comune di San Dorligo della Valle – Dolina, con nota prot. 1187/12-p/vi.5/t del 31 gennaio 2012, ha specificatamente segnalato alla Protezione civile della Regione la necessità di eseguire l’intervento di manutenzione dell’alveo lungo il tratto del torrente Rosandra compreso tra l’abitato di Bagnoli Superiore e Bagnoli, a salvaguardia della pubblica incolumità e per garantire il regolare deflusso delle acqua. Ogni sindaco per il proprio comune, in quanti prima autorità dello stesso, rappresenta infatti, ai sensi dell’art.7 della l.R. 64/86, anche la prima autorità di protezione civile ed è pertanto investito della responsabilità, anche sul piano penale, di garantire l’incolumità dei propri cittadini. A seguito della richiesta del comune di San Dorligo della Valle – Dolina sono stati effettuati alcuni sopralluoghi congiunti tra Protezione Civile della Regione, Comune e la locale Comunella Vicinia Bolunz, unico proprietario dei terreni contermini il torrente in questione. Nell’ambito di tali sopralluoghi è stata verificata la necessità di effettuare l’intervento di manutenzione dell’alveo del torrente Rosandra, come peraltro richiesto dal comune, a partire da circa 100 m a monte della passerella in legno, a monte della località Bagnoli Superiore, fino a 100 m a valle del ponte sulla S.P. 11 di Bagnoli (lunghezza complessiva del tratto pari a 1.700m). Durante tali sopralluoghi sono state concordate congiuntamente tra i predetti soggetti le modalità dell’intervento. Si segnala in particolare che ai sensi dell’art.7, comma 1, lettera g), della l.R. 9/07 la vegetazione di qualsiasi tipologia che cresce nell’alveo di un corso d’acqua non costituisce bosco, pertanto per attuare questo tipo di interventi di manutenzione non sono necessarie autorizzazioni forestali di alcun tipo. Inoltre ai sensi dell’art.149 del dlgs 42/2004 l’intervento di taglio a raso della vegetazione in alveo rientra comunque tra gli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, in quanto non modifica in modo permanente lo stato dei luoghi, e non è assolutamente soggetto a nessun tipo di autorizzazione paesaggistica. Dal punto di vista della norma in materia di aree Sic-Zps il competente servizio della direzione centrale risorse rurali agroalimentari e forestali, raccomandava per le vie brevi esclusivamente il rispetto degli eventuali alberi portatori di nidi. In particolare in data 21 marzo 2012 si è tenuto presso il municipio di San Dorligo della Valle – Dolina un incontro alla presenza del vicesindaco, del tecnico comunale, del vice presidente della Comunella Vicinia Bolunz, dei tecnici della Protezione Civile regionale, durante tale incontro sono state dettagliatamente illustrate e congiuntamente definite, anche con l’ausilio di fotografie, i vari tratti dell’alveo e le corrispondenti tipologie di pulizia dalla vegetazione infestante. Durante le due giornate di intervento le operazioni sono state svolte seguendo scrupolosamente quanto concordato nella riunione del 21 marzo, sotto l’attenta sorveglianza anche del comune, nella persona del vicesindaco e senza alcuna contrarietà manifesta da parte della popolazione residente. Sono state tagliate a raso esclusivamente le piante ricadenti in alveo, cioè nell’area di scorrimento del corso d’acqua, e prive di nidi”. Così in una nota della regione Friuli Venezia Giulia.

“Dal punto di vista forestale il taglio della vegetazione in alveo è stato effettuato correttamente. Non è stata in alcun modo intaccata la vegetazione ripariale, ossia quella che occupa le rive del torrente, nè tanto meno la vegetazione presente sulle fasce di rispetto immediatamente adiacenti ai corpi idrici ed esterne all’alveo e non sono state apportate alterazioni permanenti alla morfologia del corso d’acqua, nel pieno rispetto di quanto disposto dall’art. 115 del dlgs 152/2006 che prevede “il mantenimento della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente ai corpi idrici…omissis…per le positive funzioni di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità da contemperarsi con le esigenze di funzionalità dell’alveo”. Infine si segnala che l’intervento di prevenzione urgente di taglio della vegetazione infestante l’alveo del torrente Rosandra costituisce un intervento urgente di prevenzione di protezione civile a salvaguardia dell’incolumità della popolazione rivierasca, realizzato ai sensi dell’art. 9, secondo comma, della l.R. N. 64/86, come modificato dalla legge regionale n. 11 del 11 agosto 2011, art. 4, comma 79, e ricadente negli interventi autorizzati con il decreto dell’assessore regionale della protezione civile n.254/pc/2012 del 16 marzo 2012.

 

Comunicato stampa dell’assessore e vicepresidente Luca Ciriani

http://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/ciriani/comunicati/&id=41110&ass=B01&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa

 

IL PICCOLO - VENERDI’, 30 marzo 2012

Val Rosandra “violata”, strage di alberi – Sotto accusa l’intervento di pulizia dell’alveo compiuto dalla Protezione civile. Ingenti danni anche all’avifauna

«Un vero disastro ambientale». «Un intervento scellerato effettuato da persone incompetenti». «Un luogo meraviglioso distrutto per sempre». Sono questi solo alcuni dei commenti e delle invettive esternati da tante persone in merito all’intervento di pulizia dell’alveo del torrente Rosandra effettuato l’ultimo fine settimana dai volontari della Protezione Civile nell’ambito dell’operazione “Alvei puliti”. In Val Rosandra erano convenuti oltre 200 volontari giunti da ben 15 comuni della regione. Un intervento salutato con particolare soddisfazione dall’Amministrazione Comunale di San Dorligo, non altrettanto da decine e decine di escursionisti e cittadini che sono rimasti a bocca aperta di fronte alla radicale manutenzione prodotta. «Siamo stati tra i primi a effettuare un sopralluogo in seguito alle segnalazioni inviateci – spiegano Dario Gasparo, biologo, già professore di economia e gestione ambientale nell’ateneo triestino e Paolo Parmegiani, agronomo. Ciò che abbiamo visto va al di là della peggiore delle ipotesi che ci eravamo fatti. Con particolare riguardo per il tratto del torrente che dal Rifugio Premuda sale per oltre un centinaio di metri addentrandosi nella valle sono stati effettuati dei tagli radicali lungo tutto il letto del fiume e nelle golene (zone di terreno adiacenti il letto di magra di un torrente). Praticamente è stata cancellata la foresta a “galleria” di Salice e Pioppo bianco che, assieme agli Ontani, caratterizzava questa parte del Rosandra. Ci vorranno ben più di trent’anni per ripristinare questo sito». Secondo i due tecnici sono stati abbattuti degli alberi vecchi di almeno quarant’anni, e le modalità di taglio non sarebbero state del tutto ortodosse, con la riduzione della foresta a galleria ripariale che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie che vi vivevano. Appare dunque compromessa – secondo Gasparo – la nidificazione di diverse specie di uccelli, tra questi il picchio rosso maggiore, il picchio verde, la ballerina gialla e bianca, il merlo acquaiolo. Problemi pure per i siti riproduttivi degli anfibi, in primis la Rana ridibunta, il cui spazio sarebbe stato completamente distrutto dai camion incaricati di asportare ramaglie e tronchi, passaggio che parrebbe pure responsabile della frantumazione di alcuni gradini in arenaria concretizzati con soldi europei tre anni orsono. «E’ gravissimo ancora – sostengono i due tecnici – che si sia scelto di intervenire nel pieno della stagione riproduttiva dell’avifauna e degli anfibi. Va sottolineato che ci troviamo in una Riserva Comunale e Regionale dove insistono i vincoli comunitari di “Natura 2000”, ovvero le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e i Siti di importanza comunitaria (SIC) creati proprio per proteggere la nidificazione degli uccelli”. «Difficile capire tanta urgenza di intervento in un habitat così importante – aggiunge Parmegiani – quando in zona carsica chi intende recuperare antiche attività agricole in zone di vincolo deve sottostare a estenuanti e lunghe procedure per le debite autorizzazioni». Dal Municipio esprime la sua preoccupazione pure Roberto Cosolini che, per capire meglio la situazione, ha mandato ieri in avanscoperta il direttore dei Civici Musei Scientifici Nicola Bressi. La Direzione della Protezione Civile tace, così come il suo assessore regionale Luca Ciriani che era intervenuto di persona in Val Rosandra.

Maurizio Lozei

Domenica protesta sul ponte di legno a mezzogiorno

Verdi, rossi, bianchi, azzurri, neri, no-golbal, anarchici e qualunquisti. Ci sarà un po’ di tutto – perché l’ambientalismo è super-trasversale – alla manifestazione di protesta indetta per domenica proprio in Val Rosandra. Un appuntamento nato come incontro pubblico promosso dal Comitato per la difesa della Val Rosandra, che ha fissato il ritrovo a mezzogiorno sul ponte di legno del torrente Rosandra, attorno al quale tuttavia è presumibile si formerà un capannello dalle dimensioni importanti, considerato il tam-tam sul web. Alla manifestazione hanno aderito sia i grillini del MoVimento 5 stelle sia Italia Nostra.

(pi.ra.)

Il popolo del web: «Che scempio!» – Su facebook e youtube impazzano video e foto di confronto “prima e dopo”

SAN DORLIGO DELLA VALLE Decine e decine tra segnalazioni, commenti, video e foto della valle “prima e dopo”. Da youtube a facebook, passando per le e-mail e il sito del Piccolo, il popolo degli internauti si scatena. E gli interventi sono durissimi: «È incredibile che qualcuno si sia permesso di distruggere un bene comune come la Val Rosandra, ma chi ha dato i permessi, devono andare in galera», scrive un lettore. «Spero vivamente che diate voce a chi si è scandalizzato di fronte allo scempio», rincara la dose un altro. «Ciriani iera presente, Ciriani devi dimeterse», sentenzia un terzo dal profilo facebook del Piccolo. Ma piovono anche interventi istituzionali. «Non ho difficoltà – tuona il grillino Paolo Menis, consigliere comunale di Trieste – a definire scellerato l’intervento. Tagliare alberi in questa stagione è un’operazione criminale. L’eliminazione degli esemplari più grossi di pioppo bianco e ontano, oltre a comportare un danno ecologico innegabile, rendono anche meno sicuro il corso d’acqua che allo stato attuale si presta ad essere spazzato da una eventuale piena senza nessun trattenimento delle acque e dei fanghi. L’assessore Ciriani deve chiedere scusa, rifondere i danni e togliere il disturbo». Rossano Bibalo, capogruppo Idv-Verdi proprio a San Dorligo, ha depositato a sua volta un’interpellanza, in cui chiede al sindaco Premolin, fra le altre cose, «se all’ufficio di gestione della Riserva risulta che tale operazione poteva essere fatta anche senza alcuna Via» e «quale stato di emergenza e di pericolo pubblico, scientificamente ed oggettivamente provato, giustificava simile intervento». Anche Italia Nostra – scrive la presidente Giulia Giacomich – «si associa alla protesta contro il barbaro abbattimento di alberi e alla devastazione della vegetazione ripariale in Val Rosandra». «Siamo rimasti a dir poco basiti», aggiunge Giorgio Cecco per FareAmbiente, da dove valutano «positivamente in linea generale tale operazione a livello regionale, per l’obiettivo di ridurre il rischio idreologico, ma abbiamo forti perplessità sull’intervento specifico nella provincia triestina».

(pi.ra.) 

29 marzo 2012  - Comunicato stampa dell’assessore e vicepresidente regionale Luca Ciriani

http://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/ciriani/comunicati/&id=41084&ass=B01&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa

 

Servizio del TGR FVG rai3 del 29 marzo 2012 (?)

IL PICCOLO - LUNEDI’, 26 marzo 2012

PROTEZIONE CIVILE – Prima esercitazione di “Alvei puliti”

 Si è concluso ieri come previsto il primo fine settimana di “Alvei Puliti 2012″, la grande esercitazione della Protezione Civile regionale che ha visto coinvolti oltre duemila volontari nella rimozione della vegetazione infestante dai letti di diversi corsi d’acqua su tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia. Grande soddisfazione è stata espressa dal vicepresidente dellaRegione e assessore alla Protezione Civile, Luca Ciriani, che ha seguito da vicino l’operato dei volontari a Pordenone, a Ronchis, a Caneva di Sacile. 

 

Volontari al lavoro, Breg ripulito dai rifiuti

Oltre 100 metri cubi di rifiuti raccolti da oltre 250 volontari impegnati su tutto il territorio del “Breg”, dove sono state individuate diverse discariche. Più di un centinaio di addetti della Protezione Civile seguiti dal direttore regionale Guglielmo Berlasso e dal vicepresidente della Regione Luca Ciriani, con elicottero al seguito, al lavoro per ripulire argini e alveo del Torrente Rosandra. Si è svolta così nel fine settimana la massiccia bonifica a San Dorligo della Valle-Dolina nell’ambito dell’iniziativa “Puliamo il mondo – Clean up the World”. Ad aprile una ditta sarà impegnata in ulteriori lavori di riassetto del letto del torrente Rosandra e di due altri corsi d’acqua di Dolina e Puglie di Domio, lavori finanziati per circa 800mila euro dalla Regione. «Giornata memorabile», commenta il sindaco di Dolina Fulvia Premolin: «Dal primo mattino i volontari delle nostre frazioni, dodici borgate in totale, avevano iniziato la raccolta di rifiuti e immondizie in siti preindividuati». I volontari hanno raccolto bottiglie, lattine, carte e tanti altri rifiuti abbandonati lungo strade e scarpate, viottoli e aiuole: tra Prebenico e Dolina si sono trovati di fronte a almeno due discariche. I rifiuti sono stati accumulati in più punti per facilitarne lo smaltimento in diverse tornate. «Tra i 250 e i 300 residenti hanno partecipato alla pulizia – afferma Premolin – accanto a diversi escursionisti, tutti accomunati da senso civico, entusiasmo e dedizione all’ambiente. Un plauso e ringraziamenti – aggiunge Premolin – alla Protezione civile, che con spiegamento di forze imponente ha condotto lungo il Rosandra lavori di pulizia e riassetto radicali».

Maurizio Lozei 

IL PICCOLO - SABATO, 24 marzo 2012

Caccia a discariche abusive con l’operazione Rosandra 

 Oggi i volontari parteciperanno alla bonifica delle aree più sporche del Breg Domani invece la protezione civile interverrà lungo gli argini del torrente 

SAN DORLIGO DELLA VALLE In concomitanza con l’iniziativa “Puliamo il mondo/Clean up the World”, cittadini e volontari del Comune di San Dorligo saranno impegnati in questo fine settimana nella bonifica di alcune aree del “Breg” avvilite da rifiuti e immondizie. Ieri i responsabili dell’azione di pulizia delle diverse frazioni del Comune hanno ritirato in Municipio attrezzi, guanti e sacchi messi a disposizione dal Comune. Oggi il ritrovo dei partecipanti è previsto attorno alle 9.30. Alla fine delle pulizie, è previsto un piccolo rinfresco. Di “Puliamo il mondo” e raccolta differenziata si è parlato frattanto in un incontro pubblico tenutosi al Centro Visite di Bagnoli. Oltre ai dettagli dell’operazione ambientale, è stato sottolineato come il percorso di raccolta differenziata attivato dal Comune di San Dorligo/Dolina nel 2007 rappresenti a livello provinciale un modello di gestione del problema dello smaltimento dei rifiuti. «In tema di raccolta differenziata, il Comune di San Dorligo ha fatto in questi ultimi anni dei passi da gigante – ha avuto modo di affermare Alessandro Giadrossi per il Wwf. Questo sistema di raccolta ha oggi un valore simbolico e educativo, perché il cittadino è costretto attraverso lo smaltimento dei propri rifiuti a una analisi dei propri consumi, del proprio modello di vita, persino della sua identità. Così un Comune a “rifiuti zero” promuove non solo una sana gestione dei propri bilanci e un modello di sviluppo coerente, ma dimostra di avere a cuore il livello culturale dei propri cittadini e di credere nella democrazia». Il rappresentante del Wwf ha ricordato come nel sito della propria organizzazione, in collaborazione con il Comune di Trieste e con l’Acegas/Aps, vengono settimanalmente inserite nuove informazioni sul riuso e la raccolta differenziata, e i cittadini possono rivolgere quesiti, segnalare disservizi, inoltrare proposte. «Il Comune di Dolina è senz’altro più avanti degli altri in tema di raccolta differenziata – ha spiegato Daribor Zupan di Lega Ambiente – che effettua in una percentuale superiore al 40 per cento del totale. Per migliorare è necessaria la collaborazione con i circoli e le associazioni territoriali al fine di promuovere una informazione capillare e un’azione più efficace». «Possiamo dire di aver imboccato la strada giusta perché la spesa generale per il trattamento dei rifiuti è senz’altro diminuita senza incidere sulle tasche dei contribuenti» fa sapere il sindaco Fulvia Premolin. «Nella differenziata ci attestiamo a una percentuale vicina al 45 percento, e questo senza calcolare la raccolta dell’umido che nel nostro Comune viene utilizzato per il compostaggio. A breve inoltre attueremo la separazione nella raccolta tra plastica e vetro. Da parte dei cittadini – afferma il sindaco di Dolina – abbiamo trovato collaborazione, anche perché alcune famiglie erano già avezze a questo tipo di raccolta». Il sindaco ha inoltre annunciato che la Protezione civile inoltre si impegnerà domani nell’azione di pulizia degli argini del torrente Rosandra. Successivamente l’alveo dello stesso torrente verrà ripulito radicalmente, un intervento finanziato dalla Regione per un importo di circa 800mila euro che verrà effettuato da una ditta specializzata. Ulteriori lavori di pulizia verranno condotti su due corsi d’acqua dislocati nella stessa San Dorligo e a Puglie di Domio. 
Maurizio Lozei

Per la rassegna stampa – grazie ai siti che hanno fornito gli articoli sopra riassunti:

http://ilpiccolo.gelocal.it

http://www.legambientetrieste.it/RassegnaStampa.htm

Altre fonti:

http://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/ciriani/comunicati/&id=41084&ass=B01&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa

http://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/ciriani/comunicati/&id=41110&ass=B01&WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa

http://www.protezionecivile.fvg.it/ProtCiv/Default.aspx/423-comunicato_stampa_relativo_allintervento_urgente_di_prevenzione_per_il_ripristin.htm?qry=EventDet&PageID=9048

http://www.corriere.it/ambiente/12_aprile_18/val-rosandra-legno_dc7bd0c2-888f-11e1-989c-fd70877d52ac.shtml